Dal Maryland a Ventimiglia sulle orme dei suoi genitori ebrei, salvati da Ettore Bassi: la storia di Gary Reiner fotogallery

«Sono venuto qui in segno di rispetto e gratitudine verso la città che ha salvato la mia famiglia»

Ventimiglia. Una promessa fatta al padre: trovare il modo di verificare il suo racconto e scrivere un libro, per ricordare e condividere una storia tanto incredibile quanto vera di amore, fratellanza e avventura. E’ questo che ha portato Gary Reiner, figlio degli ebrei tedeschi Kurt e Hennie Reiner, a venire a Ventimiglia con la propria famiglia per ripercorrere i passi compiuti dai propri genitori in fuga dalla Germania nazista e dalle persecuzioni antisemite.

E’ l’agosto del 1939 quando Kurt Reiner, dopo tre mesi di prigionia a Dachau, raggiunge Ventimiglia per un primo ‘sopralluogo’. Pensava di riuscire a scappare attraverso le montagne, ma qualcuno, a Ventimiglia, gli suggerì di non farlo: era pericoloso, voci dicevano che i francesi erano pronti a sparare dall’altra parte del versante.

«Un giorno, qui a Ventimiglia, mio padre sentì parlare di un uomo, un ebreo, gravemente ferito a una mano in un campo di concentramento. Voleva aiutarlo, ma non sapeva come fare. A quel punto qualcuno gli parlò di Ettore Bassi: un italiano che aveva un negozio di vestiti a Ventimiglia e che aiutava gli ebrei a scappare», racconta Gary Reiner, che la scorsa estate, a trent’anni da quella promessa fatta al padre, ha pubblicato il libro sulla sua vita: Counting on America.

«Con Ettore, mio padre trovò quell’uomo che era in una stanza di albergo a Ventimiglia – continua Gary – Insieme lo accompagnarono a cavallo in ospedale. Nacque così la loro amicizia». La sera stessa, Kurt e la moglie, che nel frattempo lo aveva raggiunto a Ventimiglia, con Ettore e la rispettiva consorte andarono a cena insieme per suggellare quello che diventerà un legame stretto tra le due famiglie. Un legame che sopravviverà al tempo, alla distanza e alla morte.

«Mio padre disse a Ettore che voleva fuggire dall’Italia, dove non poteva più stare, in quanto ebreo, per via delle leggi razziali promulgate da Mussolini – ricorda Gary – Fu così che Ettore, insieme a uno dei capi della polizia di Ventimiglia organizzò per lui la fuga in Francia». Kurt, che all’epoca aveva 25 anni, e la moglie Hennie, che ne aveva appena 19, furono accompagnati a Bordighera, presso la baia di Bagnabraghe: una piccola spiaggia da dove molti ebrei salparono clandestinamente verso la Francia.

Portati in spalla sulla barca da alcuni poliziotti, come racconta Gary, i due salparono a fine agosto del 1939. Il 1 settembre arrivarono ad Antibes, poi a Marsiglia. «Per pagarsi quel viaggio – dice Gary – mio padre vendette la sua macchina fotografica e in cambio ebbe due dollari. Altri diedero diamanti, gioielli, quello che avevano pur di scappare».

A Marsiglia, però, Kurt venne arrestato dalla polizia francese: «Mio padre aveva il passaporto tedesco e in Francia era considerato un nemico – racconta il figlio – Mia madre non venne arrestata perché donna. Invece mio padre venne portato, il 5 settembre 1939, al campo di prigionia di Aix les Milles e rimase lì per sei mesi». Poi la salvezza e il viaggio verso l’America, dove nacque e dove ancora vive il figlio Gary.

La famiglia Reiner oggi in piazza Bassi

Gary Reiner

«Mio padre morì nel 1985 – racconta – Aveva sempre scritto appunti e raccontato questa sua storia, e prima che morisse gli promisi che l’avrei pubblicata. Per farlo ci ho messo 30 anni: il tempo di trovare le prove e verificare ogni passaggio da lui raccontato. Nel 2015, cercando su Google, trovai un articolo di giornale online in cui era scritto che a Ventimiglia era stata intitolata una piazza ai fratelli Bassi e a tutte le vittime delle persecuzioni razziali. Era una prova importante per questa mia ricerca».

La madre di Gary e la moglie di Ettore, Easther Bassi, continuarono a scriversi lettere da una parte all’altra dell’oceano. Easther chiedeva solo una cosa, come si legge in quei carteggi: «Ricordate di Ettore che aveva un cuore grande».

«Bassi e il figlio Marco vennero poi arrestati e deportati ad Aushiwtz, dove morirono, perché aiutavano gli ebrei – conclude Gary – Ora sono qui per ringraziare loro e tutta la città, in segno di rispetto per chi ha salvato la mia famiglia. Considero questo mio viaggio come un cerchio che si chiude».

A Bagnabraghe, Bordighera, dove salparono Kurt e Hannie
[Foto id=466949]