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Comune di Ventimiglia contro ASL 1 imperiese: chiesti 65mila euro per minore straniero inserito in comunità psico-sociale

L'Azienda sanitaria non avrebbe versato la quota del 70 per cento per il ricovero del minore

Ventimiglia. Il Comune di Ventimiglia ha avviato un’azione giudiziaria nei confronti dell’Asl 1 Imperiese al fine di ottenere 65.067,69 euro per il pagamento della comunità riabilitativa psico-sociale “Casa L’Abete” (poi divenuta Renaracer) di Casale Monferrato, in provincia di Asti, che dal 4 agosto 2017  al 31 ottobre 2018 ha ospitato un giovane tunisino, nato il 25 gennaio 2000 e giunto a Ventimiglia ancora minorenne.

In pratica il Comune, che «è tenuto a svolgere obbligatoriamente, per legge, le funzioni di tutela e sostegno nei confronti dei minori non accompagnati, ritrovati sul territorio comunale e senza familiari tenuti a provvedervi», si è trovato a dover gestire il difficile caso del giovane O.J.: il tunisino è stato inizialmente accolto dal centro di accoglienza temporanea della Croce Rossa Intemelia e poi inserito nella comunità educativa ‘Villa Catina’, a Ventimiglia. Ma dopo qualche mese, il 27 luglio 2017, il giovane è stato trasferito nuovamente nel centro della CRI «a fronte di gravi problematiche comportamentali». Nel centro di accoglienza però il tunisino è rimasto solo qualche giorno: a causa di «nuovi comportamenti antisociali all’interno del centro», a inizio agosto O.J. è stato ospitato, in emergenza, dalla chiesa delle Gianchette.

Nel frattempo, visti gli «atteggiamenti comportamentali» e le «problematiche causate dal minore O.J.», i Servizi Sociali del Comune hanno richiesto una valutazione psichiatrica del giovane. A visitarlo è stata la dottoressa Fornarino della struttura complessa neuropsichiatrica infantile dell’ASL 1, che in una relazione del 3 agosto 2017, inviata via mail al Comune, «confermava che il minore O.J. necessitava di una ‘…..comunità terapeutica. Una comunità educativa non basta. Non è un problema educativo quanto Psichiatrico’».

A quel punto, l’Ente ha inserito il giovane straniero presso “Casa L’Abete” di Casale Monferrato, per una spesa giornaliera di  € 195,00 + iva (5%) per il periodo dal 4 agosto 2017 al 31 ottobre 2018 (data di dimissione), per un totale di € 92.953,85. Una spesa, questa, «che doveva essere equamente divisa fra l’ASL n.1 (70%) ed il Comune di Ventimiglia (30%)».

Ma l’ASL, a dire del Comune, è in totale inottemperanza. Tanto che, nonostante due lettere inviate via Pec alla mail istituzionale dell’azienda sanitaria, la «ASL n.1 ha perseverato nel suo atteggiamento negando, di fatto, di corrispondere al Comune di Ventimiglia quanto di sua spettanza». Sul caso è intervenuto anche il Tribunale per i minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta che in un provvedimento datato 5 dicembre 2017 ha scritto: «…aberrante è la posizione che sarebbe stata sostenuta della ASL di Ventimiglia… tale affermazione oltre che logicamente e oggettivamente contraddetta dagli interventi già effettuati a favore del minore dalla ASL n.1 Liguria, è in aperta violazione del diritto alla salute sancito dall’art. 32 Cost. e condurrebbe alla paradossale e inaccettabile conclusione (molto probabilmente fonte di responsabilità penale) che un minore che si trova in Italia, ma non vi ha la residenza, non avrebbe alcun diritto ad usufruire di interventi sanitari».

Ora il Comune, per richiedere il pagamento della cifra anticipata, ha avviato un’azione giudiziaria, riservandosi di costituirsi in giudizio contro l’Azienda Sanitaria.

 

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