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Vallecrosia, il Museo della Canzone Italiana protagonista al programma “Parola di Pollice Verde” fotogallery

Un viaggio nel mondo della musica grazie all'ideatrice della Fondazione Erio Tripodi, Anna

Vallecrosia. Il Museo della Canzone Italiana della Fondazione Erio Tripodi è stato protagonista della puntata di oggi di “Parola di Pollice verde“, condotto da Luca Sardella insieme alla figlia Daniela, andata in onda su retequattro.

La conduttrice ha fatto visita ad Anna Tripodi, figlia del fondatore e ideatore del museo, che è collocato nel suggestivo Parco delle Sette Note all’ombra di una piccola cappella consacrata a Santa Cecilia, per visitare il tempio della musica melodica italiana.

«Mio padre è mancato da quindici anni e durante la sua vita ha raccolto tutto quello che ha potuto della musica italiana. Si chiamava Letterio Tripodi, ma tutti lo conoscevano come Erio. Cantava e scriveva canzoni. Aveva poi il desiderio di rendere visitabile tutto ciò che aveva raccolto agli amanti della musica e così ha acquistato due vagoni di un treno, in cui è nato il museo, per fare proprio un viaggio all’interno della musica italiana – racconta la figlia di Tripodi – C’è un disco di Claudio Villa con le canzone scritte da mio padre, che registrò qui visto che abbiamo una sala di registrazione. La particolarità di mio padre è stata quella di essere riuscito a diventare amico di tutti quelli che erano idoli per lui da giovane. Idoli che hanno poi frequentato la nostra casa. Ho tanti bei ricordi».

Un viaggio tra scatole musicali, diverse varietà di organetti di Barberia e pianini meccanici che hanno contribuito a diffondere il grande repertorio della canzone napoletana, carillons, carta perforata, dischi quadrati e rotondi, microfoni, juke- box, radio, fonografi di Edison, strumenti musicali di ogni tipo ed epoca. «Tutto è perfettamente funzionante – spiega Anna Tripodi – Abbiamo diversi strumenti musicali, il primo disco quadrato di cartone, poi quello rotondo sempre di cartone che si usurava e nell’evoluzione della tecnologia si è passati al disco di metallo e al rullo chiodato. Si possono ammirare il violino e la bacchetta di direttore d’orchestra di Cinico Angelini e Pippo Barzizza, la fisarmonica di Gorni Kramer, il sax di Fausto Papetti, il passaporto di Giacomo Puccini, la chitarra di Adriano Celentano, le lettere di Lina Cavalieri, una romanza inedita di Ruggero Leoncavallo e il violino di Mussolini. Albano qualche anno fa ha lascito il suo capello autografato e con dedica. Anche Luciano Pavarotti è venuto».

«Il museo conserva settantamila dischi catalogati (su duecentomila), diecimila spartiti musicali catalogati (su trecentomila), milleduecento spartiti musicali del Festival di Sanremo catalogati, su cinquemila, a partire dal 1951. Abbiamo per esempio il contratto della canzone “Nel blu dipinto di blu”. E proprio il Festival della Canzone Italiana è ampiamente documentato da fotografie, autografi, dischi, locandine, bozzetti di scenografie e microfoni utilizzati durante la kermesse canora. Abbiamo il provino di Nilla Pizzi della canzone con cui vinse il Festival: “Grazie dei fiori”» – dice Anna.

«E’ stato creato un premio dedicato a mio papà da Regione Liguria per aver creato un museo che fosse la testimonianza di una storia d’arte popolare da far conoscere soprattutto ai giovani – rivela – L’idea della fondazione dedicata da mio papà l’ho avuta qualche anno dopo la sua morte proprio per portare avanti il suo operato, tutelare e incrementare il ricco patrimonio lì racchiuso e avvicinare i giovani alla nostra cultura promuovendo e organizzando eventi culturali, didattici e di utilità generale in ambito musicale. E’nata cosi la Fondazione Erio Tripodi. Poi abbiamo creato il Coro “Le piccole Voci del Museo della Canzone”, un gruppo di voci bianche unico nella zona, che si esibirà a Sanremo il 7 e 8 giugno con un concerto di gala al Casinò alle 18».

L’inestimabile patrimonio musicale presente nel museo della Fondazione Erio Tripodi ha dato così visibilità a livello nazionale anche alla città di Vallecrosia.

 

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