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Sanremo, Alberto Guglielmi Manzoni commenta gli aspetti culturali del programma di Tommasini

«La cultura è importante, la salvaguardia e la valorizzazione del ricco patrimonio storico-artistico cittadino e delle tradizioni locali andrebbero trattati con maggior cura e rispetto»

Sanremo. Il candidato Alberto Guglielmi Manzoni della lista Alberto Biancheri Sindaco interviene sugli aspetti culturali del programma di Sergio Tommasini: «Rilevo con piacere che Sergio Tommasini, in alcuni suoi recenti interventi pubblicati online, ha formulato considerazioni relative agli aspetti culturali della nostra città e del nostro territorio.

Rilevo con minor piacere, tuttavia, che quanto pubblicato in materia culturale è una scopiazzatura da siti e portali internet. Accade allora – e talvolta, come in questo caso, è proprio così – che nella foga del ‘copia e incolla’, non si verifichi l’esattezza di certe informazioni e si pubblichino notizie e dati imprecisi o non rigorosamente fondati.

Quando il brillante manager della gestione dei rifiuti ha parlato del Casinò di Sanremo e del Festival della Canzone ha ripreso, quasi fedelmente, quanto riportato sul sito: www.culturainliguria.it/cultura/it/Temi/Luoghivisita/teatri.do così come, quando ha citato il santuario della Madonna della Costa, ha ripreso quanto riportato su wikipedia alla voce Santuario della Madonna della Costa.

Originariamente, la sede del Festival della Canzone italiana, comunemente detto anche Festival di Sanremo, fu il Salone delle Feste del Casinò di Sanremo, e non il Teatro della Casa da gioco, all’interno della quale la manifestazione si svolse dal 1951 al 1976.

Per quanto riguarda il Santuario della Madonna della Costa il discorso risulta più articolato e complesso. Alcuni testi – compresa la stessa enciclopedia online wikipedia – riportano che le origini dell’attuale santuario risalirebbero probabilmente al secolo XIV quando, in seguito all’affrancamento della popolazione matuziana dal giogo feudale terminato nel 1361, alcuni fedeli locali assai devoti alla Madonna si sarebbero fatti promotori della costruzione di un primitivo oratorio dedicato alla Vergine Maria, al quale si recavano in processione in occasione della celebrazione annuale della Festa delle Catene, che si sarebbe tenuta fino al 1824 per ricordare la fine dell’asservimento feudale della città e il suo passaggio sotto la sovranità genovese, ma ci si dimentica del fatto che fu la popolazione locale a riscattare, pagando, la propria libertà diventando un libero comune autonomo sotto la sola protezione militare della Repubblica di Genova alla quale pagava un tributo annuo.

In ogni caso, le origini del santuario non sono di facile soluzione: ad oggi, facendo riferimento al Giordano e al Grossi (i più autorevoli studiosi dello stesso santuario), bisogna arrivare al 1464 per avere notizie della fondazione di una cappellania da parte della famiglia Fabiani in onore della Vergine della Costa benché il culto della stessa vi fosse già da tanti lustri.

Completamente diverso è il discorso relativo alla cosiddetta Festa delle Catene, menzionata dal Grossi che riporta il fatto che nel marzo 1361 il popolo sanremese, dopo essersi affrancato dal dominio genovese avendo pagato quasi l’intero ammontare del riscatto, festeggiò correndo per le strade non portando rami fronzuti, indizio del dischiudersi della bella stagione, cantando il maggio, ma si mise a trascinare per le vie e per le piazze lunghe catene in segno della libertà conquistata e, dunque, festeggiò l’indipendenza e non il cambio di padrone: usanza che perdurò – sempre secondo il Grossi – fino al 1824. Esisterebbero alcune delibere del Comune ove riappare e rivive la tradizione durante i secoli, sia pure attraverso una malcelata repressione dovuta agli umori del podestà o alla necessità dei padri del Comune di contenerla entro certi limiti (delibere del 1554, 1621, 1639, 1721, eccetera).

La cultura è importante, la salvaguardia e la valorizzazione del ricco patrimonio storico-artistico cittadino e delle tradizioni locali sono altrettanto importanti e un dovere per un amministratore e, soprattutto, per chi si candida al delicato e di altissima responsabilità ruolo di sindaco, ma questi argomenti andrebbero trattati con maggior cura e rispetto, altrimenti si rischia di farli finire in discarica».

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