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Pedone investito e ucciso in autostrada, la colpa non è dell’automobilista

Lo ha stabilito la Cassazione

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Sanremo. E’ imprevedibile, per l’automobilista che guida in autostrada, immaginare la possibilità di trovarsi di fronte un pedone che cammina al centro della carreggiata, e anche nel caso in cui non c’è la corsia di emergenza non si può pretendere che chi rispetta i limiti di velocità tenga una guida ancora più prudente nell’attesa di un evento ‘eccezionale’.

Lo stabilisce la Cassazione, che ha confermato l’assoluzione dall’accusa di omicidio colposo nei confronti di un uomo che una notte, alla guida della propria Hyundai, aveva travolto una donna trovata sulla carreggiata della A26: la vittima era scesa dall’auto dopo una lite con il marito. L’autopsia ha anche rivelato che la donna era in stato di ebbrezza.

Una sentenza che potrebbe avere risvolti anche nell’imperiese, soprattutto a Ventimiglia dove alcuni migranti sono stati investiti e uccisi mentre transitavano a piedi sull’A10 in direzione Mentone: sono moltissimi, infatti, gli stranieri che cercano di raggiungere la Francia mettendo a repentaglio la propria vita, sia camminando in autostrada che sui binari.
E’ il caso della 17enne eritrea Milet, morta il 7 ottobre 2016 dopo essere stata investita da un tir spagnolo all’interno della galleria Cima Girata.

Per gli ‘ermellini’, «è inesigibile una attenzione del conducente spinta al punto da scandagliare ogni angolo del tratto percorso alla verifica della eventuale presenza di pedoni, sulla cui assenza egli ha invece motivo di fare pieno affidamento». Così i supremi giudici hanno respinto il ricorso della Procura di Vercelli che chiedeva di condannare l’automobilista perché «procedeva ad una velocità pure rispettosa dei limiti cinetici in vigore nel tratto autostradale, ma in concreto tale da non consentirgli di arrestare l’auto entro il campo di visibilità delimitato dalla profondità dei fari anabbaglianti».

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