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Occupazione e imprese, Toti: «La Liguria cresce nonostante le difficoltà»

«Non è chiaro perché i dati diffusi ieri dalla Cgil si riferiscano ormai a due anni or sono. Forse faceva comodo così»

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Genova. «Non è chiaro perché i dati diffusi ieri dalla Cgil si riferiscano ormai a due anni or sono. Forse faceva comodo così, ma nella realtà suonano come una inappellabile condanna dell’immobilismo di certa politica di sinistra negli anni che vanno dal 2005 al 2015, appoggiata da un certo sindacalismo non più in grado evidentemente di cogliere i cambiamenti che il mondo richiede per essere competitivi» – così il presidente di Regione Liguria risponde alla Cgil sui dati economici della Liguria.

«La difesa, durante gli anni della crisi, di uno status quo vecchio, soprattutto per interesse di parte, ha impedito alla Liguria, e in gran parte anche all’Italia tutta, di utilizzare quegli stessi anni per ristrutturare il proprio sistema economico e produttivo» – aggiunge il governatore.

«Dieci anni di totale immobilismo – prosegue – nel vano tentativo di salvaguardare rendite di posizione legate a vecchi schemi sociali hanno condannato la nostra regione ad una lenta ripresa. Le politiche che Regione Liguria ha messo in atto fin dal 2016, anno in cui è stato firmato il primo documento economico di questa Giunta, stanno riuscendo, piano piano, a trasformare la Liguria, cambiando il suo modello di sviluppo. Gli investimenti sulle imprese innovative, sul turismo e sulle crociere, le politiche ambientali, la ripresa della nautica, gli aiuti all’edilizia, l’abolizione dell’Irap per chi investe, la creazione del fondo strategico regionale, solo per citare alcune misure, stanno dando fiato a molti settori che fino a pochi anni fa venivano considerati dalla politica di sinistra e da certo sindacalismo, minori, residuali, talvolta addirittura svilenti».

I dati invece parlano di una Liguria che cresce nonostante le difficoltà e gli ultimi, difficili mesi dopo il crollo di ponte Morandi e la mareggiata di fine ottobre scorso, due eventi che hanno colpito l’immagine della nostra regione e un settore strategico come quello turistico. Secondo i dati diffusi dall’Istat a marzo, il 2018 fa registrare un +1% nel numero degli occupati, che passano da 603mila a 609mila unità, numeri che certificano come la Liguria stia attraversando una fase sovracongiunturale non solo rispetto alla media nazionale, ma anche in rapporto al Nord Ovest, la parte del Paese che contribuisce maggiormente alla creazione del PIL. Anche il tasso di occupazione ligure sale, passando dal 62,4% del 2017 al 63% del 2018.

Segno più anche per le imprese, secondo i dati della Camera di Commercio: a febbraio 2019, a Genova e provincia, il numero delle attività produttive supera di 348 unità quello delle attive a febbraio 2018. Dopo anni in cui il tasso delle imprese si aggirava intorno allo zero, ritorna positivo e sale dello 0,5%. Anche sul medio periodo i dati certificano come la regione sia in crescita: in Liguria negli ultimi due anni, secondo i dati di Unioncamere, il saldo tra aziende chiuse e nuove aziende aperte è positivo. In particolare nel 2017 le imprese attive nel territorio sono aumentate di 169 unità e nel 2018, nonostante l’anno difficile, di 92.

«Si tratta di numeri che ovviamente non possono soddisfare a pieno – conclude il presidente – Serve ancora molto impegno e molto coraggio per cambiare e tornare a crescere come potrebbe e dovrebbe la nostra splendida regione e il Paese tutto. Ma di certo non aiutano le visioni pessimistiche, specie se corroborate da dati paragonati ad arte per sostenere tesi politiche preconfezionate. Serve il coraggio di continuare nella via del cambiamento e della modernizzazione. Anche se qualche politico e qualche sindacalista continua a sperare in un ritorno al passato, descritto come d’oro».

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