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L’attacco di un toro causa della morte di Silvia Crosetto? Da tempo vicino a Cesio imperversano mandrie inselvatichite foto

Una è nella zona di Evigno l'altra dalle parti di Rezzo

Imperia. Potrebbe essere l’attacco di un toro inselvatichito la causa della morte di Silvia Crosetto. L’insegnante di 44 anni di Moncalieri (in provincia di Torino) trovata morta il 14 luglio scorso sul ciglio della statale 28 del col di Nava, nel territorio comunale di Cesio, all’altezza del passo del Ginestro, nell’entroterra imperiese, secondo quanto appurato con l’autopsia, presenterebbe sul suo cadavere ferite compatibili con “l’aggressione” di un bovino di grosse dimensioni.

Inizialmente si pensava ad un investimento da parte di un veicolo, ma così sembra non essere. Nel registro degli indagati in Procura, per omicidio colposo, c’è ora il nome di un uomo, italiano e non è un automobilista. Data la probabile causa della morte, il soggetto potrebbe essere un allevatore o il proprietario dell’animale “killer”. Animale che, ragionando per ipotesi, potrebbe appartenere a una delle mandrie di bovini inselvatichite che negli ultimi anni scorrazzano indisturbate in quel tratto di Alpi Marittime.

Una, la più famigerata, si aggira indisturbata nella zona di Evigno, frazione di Diano Arentino, nell’entroterra del Golfo Dianese: luogo che dista circa 8 km in linea d’aria da Cesio. Lì, gli animali tornati allo stato brado imperversano nel borgo minacciando l’incolumità di automobilisti e motociclisti, nonché danneggiando orti e colture. Il responsabile dei capi in questione è un allevatore di Diano San Pietro, proprietario, insieme a nipote ed ex moglie di più di un centinaio di capi di bestiame, tra i quali quelli che stravolgono la vita del piccolo borgo montano del golfo dianese. Contro di lui ci sono già due ordinanze del sindaco di Diano Arentino Giacomo Musso, che gli intimano di provvedere agli armenti. Inoltre, datato 4 settembre 2017, c’è un esposto presentato da più di 30 residenti della frazione alla Stazione Carabinieri Forestale di Imperia.

C’è un’altra mandria inselvatichita che si muove nella zona di Cesio, forse ancora più vicina dell’altra al luogo dove la Crosetto è stata rinvenuta cadavere. Si parla del comune di Rezzo e le problematiche causate dai bovini sono le stesse di Evigno. In questo caso l’amministrazione comunale del piccolo borgo dell’alta Valle Arroscia ha puntato il dito contro due allevatori locali emanando, anche in questo caso, delle ordinanze specifiche per, come si legge nei documenti: “La tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica”. Sicurezza pubblica della quale forse non ha goduto la povera Crosetto.

Il suo cadavere era stato rinvenuto da una coppia di anziani, era sul ciglio della strada poco distante dall’auto della donna, rimasta con la portiera aperta. Erano le 9 di sabato mattina e l’insegnate era partita da circa 40 minuti da Andora, dove aveva trascorso una breve vacanza insieme alla madre. Ad un tratto poi, nelle vicinanze di Cesio sulla statale 28 del col di Nava, era uscita di corsa dalla macchina, senza che la vettura però lasciasse sull’asfalto segni di frenata. La prima ipotesi dell’incidente stradale era stata scartata sin dalle prime fase dell’inchiesta: non trovava fondamento negli elementi raccolti dagli inquirenti.

Non è mai emersa, infatti, la presenza di un’altra auto. I carabinieri di Imperia, che hanno svolto le indagini coordinati dal procuratore capo Alberto Larie dal sostituto procuratore Enrico Cinella Della Porta, non hanno trovato traccia di ammaccature in nessuna delle numerose auto controllate, alle quali sono risalti visionando i filmati delle telecamere di videosorveglianza nei pressi del luogo dell’incidente. Anche l’ipotesi che si sia trattato di un omicidio sembra essere esclusa: la donna non aveva nemici, nessuno che le volesse del male, inoltre non aveva appuntamenti in agenda ed era sola al momento della morte.

Non convince nemmeno l’ipotesi di una caduta accidentale: in un primo momento si era infatti pensato che la 44enne avesse percorso parte di un sentiero in salita, che inizia proprio nel punto in cui è stato trovato il corpo della donna. Ma se fosse rotolata da quella stradina sterrata, gli inquirenti avrebbero trovato tracce di terra e sterpaglie sui suoi abiti e tra unghie e capelli. Invece non è così. Allora cosa è successo a Silvia Crosetto? Forse la donna era stata spaventata proprio da uno o più bovini liberi in mezzo alla strada ed era uscita dall’auto per poi finire travolta da uno di questi. «Spero che la verità venga fuori. Se qualcuno è responsabile della morte di mia figlia deve pagare», ha dichiarato al Corriere Antonio, il padre della vittima. E con l’iscrizione di un uomo nel registro degli indagati forse quel qualcuno è stato trovato.

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