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Imperia, acquisto dell’ex Apt polemico Guido Abbo: «I dipendenti non hanno bisogno di tutto quello spazio»

L'immobile destinato a ospitare gli uffici di Cultura, Manifestazioni e Turismo

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Imperia. Approda nella prossima seduta di Consiglio comunale in programma martedì 30 aprile (ore 15.30) la  pratica relativa all’acquisto da Arte da parte del Comune dell’ex sede dell’Apt di viale Matteotti destinata a sede degli uffici dei settori Cultura e Sport, attualmente ospitati nel Ridotto del teatro Cavour in corso di ristrutturazione.

Guido Abbo, capogruppo di “Imperia al centro” fa le pulci all’operazione: «L’immobile verrebbe acquistato al prezzo di 560mila euro da pagare con uno strano meccanismo, il 18 per cento subito e poi con rate mensili di 2000 euro per 5 anni e al saldo di ben 372mila euro al quinto anno, e quindi, sulle spalle della prossima amministrazione a tutto ciò dovranno essere aggiunti costi non quantificati di ristrutturazione e allestimento. Quanto alle motivazioni di tale decisione, la bozza di delibera non esprime valutazioni politiche, ma fa semplicemente riferimento ad una sconcertante relazione tecnica interna che accerterebbe l’indispensabilità e addirittura l’indilazionabilità di tale acquisizione, in quanto il ridotto del Cavour dovrà essere liberato per procedere ai lavori di restauro in programma, e si rende necessario reperire una sede alternativa per il personale. Ciò è sicuramente vero, ma non si capisce come si possa affermare che l’unica soluzione obbligata consiste nell’acquisto dei locali ex Iat».

«Per comprendere l’assurdità della scelta che si sta compiendo -insiste Abbo –  si tenga conto del fatto che i dipendenti da spostare sono 7, e pertanto la nuova sede offrirà loro circa 70 metri di uffici a testa,  con un costo complessivo che, fra acquisto e ristrutturazione, sarà superiore a 100mila euro per ognuno di loro. Pare difficile credere che ai dipendenti del Settore Cultura sia davvero necessario tutto questo spazio, e che non sia ottenibile a costi minori.   Falso sostenere che non sia possibile reperire altro spazio idoneo per collocare questi 7 dipendenti: è sufficiente fare un giro per il Comune per constatare che il Palazzo, con il blocco del turnover, si sta svuotando e in molti uffici, rimuovendo le scrivanie libere, si potrebbe tranquillamente giocare a calcetto. Si tenga presente che i dipendenti in forza all’ente erano 369 nel 2012 e soltanto 330 a maggio 2018 (e probabilmente saranno ancora meno oggi, con ulteriori esuberi e pensionamenti con quota 100); non pare che ci vogliano grandi sforzi per trovare spazio per sette dipendenti, considerando che gli stessi spazi ospitavano sino a sei anni fa ben trentanove persone in più di oggi».

«L’Amministrazione -conclude il capogruppo di “Imperia al centro –  si nasconde dietro lo stato di necessità descritto nella relazione tecnica ma si tratta in realtà di una scelta meramente politica, di cui la delibera peraltro non indica i motivi.  Se il sindaco vuole acquisire questo immobile perché è bello, o perché il prezzo è favorevole, o per qualche altro motivo, deve avere il coraggio di dirlo chiaramente ai suoi cittadini, e soprattutto deve spiegare perché tale spesa è per lui prioritaria rispetto, ad esempio, a interventi negli edifici scolastici, ovvero a un piano di asfaltature, oppure alla ristrutturazione di altri immobili, già di proprietà del Comune, che ben potrebbero essere adibiti con spese molto inferiori a uffici per il Servizio Cultura, come ad esempio il Polivalente o parte dell’edificio scolastico di piazza Ulisse Calvi o l’Asilo Nido di Castelvecchio o altri».

 

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