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«Completare arginatura del Roja per ridare terreni alla città». Il sogno del candidato Scullino per rilanciare Ventimiglia

'Tano' si 'riprende' il porto: «Averlo costruito è il desiderio che ho già realizzato»

Ventimiglia. «Un sogno? Il primo l’ho già realizzato: ho costruito il porto che tra un anno sarà inaugurato. Ora vorrei poter completare il lavoro che mi è stato impedito di terminare: creare una viabilità alternativa a monte, realizzare parcheggi, migliorare qualità della vita dei ventimigliesi e, soprattutto, creare posti di lavoro. Come? Completando l’arginatura del Roja si possono recuperare decine di ettari per creare aziende artigianali e industriali. Centinaia di migliaia di metri quadrati del territorio che potranno essere usufruiti per lo sviluppo di Ventimiglia».

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A dichiararlo, in una lunga intervista, è il candidato sindaco Gaetano Scullino, sostenuto da cinque liste, di cui tre partitiche (Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega) e due civiche.

Con l’entusiasmo che lo caratterizza e la passione che chi lo conosce sa far parte della sua natura, Scullino ha esposto alcuni punti del suo programma elettorale, che si basa sull’idea di continuità con quanto l’ex sindaco aveva iniziato a programmare per la propria città, ponendo le basi, ad esempio, per l’istituzione della Zona Franca Urbana.

«La vera richiesta dei ventimigliesi è che si muova, di nuovo, l’economia cittadina, che ci sia più lavoro – spiega il candidato -. Abbiamo le frazioni di Bevera, Trucco, Calvo e Torri, dove ci sono 150 ettari di terreni abbandonati. Tutta un’area che si trova all’interno della ZFU. Noi dobbiamo concentrarci su questo e portare lì aziende non solo commerciali, ma soprattutto industriali e artigianali per creare posti di lavoro. Oltre a questo, è necessario completare l’arginatura del fiume Roja per recuperare decine di ettari di terreno da destinare sempre alle aziende».

Qualità della vita. Attenzione ai particolari: potrebbe concentrarsi in queste parole la ‘ricetta Scullino’ per Ventimiglia. «Bisogna agire molto sull’immagine della città – dice -, garantendo pulizia, ordine, manutenzione del verde pubblico, delle aiuole. Dobbiamo curare la città». Proprio su questo, se venisse eletto sindaco il 26 maggio prossimo, Scullino concentrerebbe il lavoro dei primi mesi del suo mandato: «Faccio politica amministrativa da circa 25 anni e gli ultimi 7 anni, per motivi diversi che ormai tutti conoscono, ho avuto un’interruzione che ha bloccato, ingiustamente, il mio programma amministrativo: per questo chiedo di poter amministrare di nuovo Ventimiglia, in modo da portare a compimento quelle che erano le promesse che avevo fatto ai miei concittadini. I primi sei mesi, se fossi eletto sindaco, li dedicherei per riportare la città ai fasti del passato. Ci vogliono ordine, pulizia, sicurezza, la manutenzione. In questi ultimi anni, c’è stata un po’ di trascuratezza».

Viabilità e parcheggi. Altro tema fondamentale è, secondo Scullino, quello di «eliminare almeno il 50 per cento del traffico, spostando a monte, come già avevamo progettato insieme alle Ferrovie, tutto quel traffico diretto in Francia e in Piemonte che a Ventimiglia non porta nulla se non inquinamento e rumore. Bisogna poi creare parcheggi, perché è impensabile che chi viene a trovarci debba girare per delle ore in auto prima di trovare un posto magari lontano chilometri. Dobbiamo rendere la nostra città vivibile per i cittadini e accogliente per i turisti».

Mercato e commercio. «A Ventimiglia viviamo di commercio, turismo e frontalierato – dichiara Scullino -. I problemi ora sono molteplici». Per quanto riguarda il mercato settimanale, che a Ventimiglia si tiene ogni venerdì e che, in passato, rappresentava una vera e propria attrazione, il candidato del centrodestra unito vorrebbe una riqualificazione importante: «Il nostro mercato, con i suoi 460 banchi, è il secondo per importanza a livello italiano. Una volta era un veicolo di introiti anche molto importante, adesso purtroppo si è un pochettino squalificato. Pensate che per i commercianti ventimigliesi prima era economicamente molto interessante e adesso non lo è più. Perché? A mio parere perché l’offerta merceologica è cambiata. Ci sono troppi banchi, almeno 250, che offrono la stessa merce. C’è troppa contraffazione. Troppi prodotti scadenti. Bisogna creare zone del ‘made in Italy’, facendo accordi con sindacati e Regione. Solo così il mercato tornerà a essere un richiamo e un traino economico per tutta la città».

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