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Processo Breakfast, spunta il nome dell’ex assessore di Sanremo Giuseppe Riotto

Interrogato su Scajola: «Riotto non dice niente. E’ un uomo che piange. Da quando si è seduto piange. E’ ostile totalmente. Non dava risposte»

Reggio Calabria. Spunta il nome del dentista ed ex assessore sanremese Giuseppe Riotto nel processo “Breakfast” in corso a Reggio Calabria che ha portato sul banco degli imputati l’attuale sindaco di Imperia Claudio Scajola, accusato di avere favorito l’inosservanza della pena dell’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena, condannato definitivamente dalla Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa, latitante a Dubai, e dell’ex moglie di questi, Chiara Rizzo.

A introdurre il nome di Riotto è stato il sostituto commissario in servizio presso la Dia di Reggio Calabria Giuseppe Gandolfo, interrogato dal pubblico ministero Giuseppe Lombardo.

«Riotto Giuseppe è un cugino di primo grado dell’avvocato Giuseppe Luppino, da tantissimo tempo vive a Sanremo – spiega il teste, presentando Riotto al Tribunale-. Impegnato in politica fino al 94 con la Democrazia Cristiana, ha poi creato delle sue liste civiche, fino al 2004, quando viene eletto e appoggia un sindaco di Sanremo. Nel 2006 viene nominato assessore con delega al Casinò di Sanremo». Il nome dell’ex assessore segue quello del cugino, l’avvocato Luppino.

Tutto ruota, secondo quanto dichiarato in aula dal sostituto commissario, intorno alla figura di Carmine (o Carmelo) Cedro, «un imprenditore della piana di Gioia Tauro, abbastanza conosciuto nel mondo perché la famiglia esportava biliardi e oggi è passata a gestire le ‘macchinette’ – spiega Gandolfo -. Cosimo Virgilio (collaboratore di giustizia, ndr) fa alcune dichiarazioni e Cedro ci dà conferme al dichiarato di Virgilio». Argomento sviluppato dalla Dia di Reggio Calabria è quello delle frequentazioni tra l’ex ministro e attuale sindaco di Imperia Claudio Scajola e Carmine Cedro. Quest’ultimo, al momento di essere interrogato dagli agenti, «ha delle riserve quando comincia a vedere il registratore – dice sempre Gandolfo -. E’ un teste ostile, diciamo. Ci fa capire, con i gesti, che avrebbe parlato a registratore spento». Così gli agenti interrompono (per finta) la registrazione e Cedro parla dei rapporti di Scajola con un avvocato della piana di Gioia Tauro: Giuseppe Luppino, appunto. Dichiarazioni ‘fuori taccuino’, rilasciate da Cedro senza sapere di essere stato registrato.

Dell’avvocato Luppino e dei rapporti con Riotto, Gandolfo dice ancora: «Ci arriviamo perché all’interno del nostro ufficio avevamo dell’ampia documentazione che lo riguarda. C’era un’indagine che la Procura di Reggio Calabria aveva fatto per quanto concerne la questione del termovalorizzatore di Gioia Tauro. Nell’ambito di questa attività c’erano delle intercettazioni che abbiamo ascoltato e che ci riportano al Riotto». Questo il motivo per cui la Dia chiede all’autorità giudiziaria di poter ascoltare anche il cugino dell’avvocato, residente a Sanremo. Ma Riotto non dirà nulla. Il teste ricorda così il suo interrogatorio: «Riotto non dice niente. E’ un uomo che piange. Da quando si è seduto piange. E’ ostile totalmente. Non dava risposte».
Quando il pm chiede al commissario se avesse verificato i rapporti tra Riotto e Luppino, Gandolfo risponde: «Sì, sono cugini di primo grado, si sentono. L’argomento era Scajola». Ma su questo, la Dia di Reggio non ottiene risposte. E allora cerca rapporti in vecchie intercettazioni, quelle fatte ai tempi del termovalorizzatore di Gioia Tauro. Periodo in cui, specifica il commissario, «Riotto ricopre la carica di assessore al Comune di Sanremo». Sono cinque intercettazioni di conversazioni tra l’avvocato Luppino e il cugino. Il ‘ritratto’ di Riotto da parte della Dia non è ancora completo: manca la ricostruzione della sua carriera politica, di cui sono incaricati gli uffici che «ci stanno lavorando, ma non hanno ancora terminato».

Più chiara, invece, la figura di Giuseppe Luppino, ricostruita dalla Direzione Investigativa Antimafia: «E’ un avvocato, però sostanzialmente si è sempre occupato della questione dal termovalorizzatore della piana di Gioia Tauro. Ha avuto incarichi quando in Calabria si era creato il problema della spazzatura e quella è stata la sua vita…[…] I Ros di Roma accertano che Luppino ricopriva la carica di rappresentate legale dell’ufficio delegato per l’emergenza e lo smaltimento di rifiuti della Regione Calabria: era il 2006, quando c’era l’emergenza rifiuti». E ancora: «Praticamente è nipote acquisito di Emilio Sorridenti, classe 1927. Sono soggetti storicamente affiliati alla costa dei Molè […] E’ figlio di Luppino Tommaso e Macrì Serafina. E’ legato da vincoli di parentela con il casato dei Piromalli perché nipote acquisito di Sorridenti Emilio. Sono affiliati alla cosca Piromalli Molè. Altro nipote di Sorridenti Emilio è Luppino Concetta. Sorridenti Luigi Emilio ha sposato Molè Teresa Rita, che è figlia di Molé Domenico, esponente dell’anonima famiglia mafiosa nonché nipote materno del defunto boss patriarca Piromalli Giuseppe, del 1921».

Giuseppe Luppino è stato poi arrestato «per la questione del termovalorizzatore», spiega sempre Gandolfo. L’iter per la costruzione dell’impianto parte nell’ottobre del 2000. Anno in cui l’avvocato Giuseppe Luppino viene nominato presidente del consiglio di amministrazione della Piana Ambiente S.p.a., società che fa parte dell’ATI costituita per la realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione.

Un quadro di relazioni complesso, quello che emerge dalla testimonianza del sostituto commissario Giuseppe Gandolfo il cui esame verrà completato il prossimo 8 aprile. Quel giorno anche la difesa Scajola potrà interrogare il teste per chiarire quali siano le accuse rivolte al sindaco di Imperia in un contesto investigativo che sembra ormai destinato a sfociare in processi diversi da quello in corso.