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Il Partito Democratico di Imperia celebra la giornata dell’8 marzo

"Credevamo di aver sottolineato a sufficienza che le donne non sono le loro “misure”, non sono il colore dei loro capelli, non sono un aggettivo, e non sono neppure una mansione"

Imperia. Il Partito Democratico si esprime sulla giornata dell’8 marzo, in cui si celebra la giornata della donna:

“Credevamo di aver detto tutto. Credevamo di aver sottolineato a sufficienza che le donne non sono le loro “misure”, non sono il colore dei loro capelli, non sono un aggettivo, e non sono neppure una mansione.

Invece si scopre, con stupore, con disappunto, non certo con paura, che qualcuno non ha capito; o finge di non aver capito; o forse teme che altri abbiano capito e vede scivolare in una pericolosa china quella superiorità in cui ha sempre voluto credere senza mai pensare che si trattasse di una fata morgana.

Tocca allora rispondere; e tocca rispondere con frasi brevi, come si fa con i bambini e con un linguaggio semplice, come si fa con i semplici, e tocca pure ricordare, a chi lo avesse dimenticato, che non sempre la semplicità è una virtù.
A chi scrive per elenchi puntati e crede di racchiudere la propria saggezza in un gioco di domande e risposte univoche, vorremmo ricordare che il ruolo della donna non si racchiude in una paginetta di risposte medievali (e preconfezionate).

Vorremmo ricordare che ogni donna si vedrà tutelata nella sua dignità quando potrà scegliere di essere madre ( non fattrice!) senza rinunciare al proprio lavoro e alle proprie personali aspirazioni, quando un’eventuale scelta tra famiglia e lavoro nascerà da una sua personale e autonoma riflessione e non le verrà imposta come un mortificante aut-aut, quando non sarà necessario scomodare la Crusca sull’introduzione del femminile di avvocato, ma la busta-paga di un uomo e di una donna che svolgono le stesse mansioni riporterà in calce la medesima cifra, quando in un colloquio di lavoro una donna non sarà costretta ad illustrare la propria pianificazione familiare fino al raggiungimento del climaterio, quando sulla sua strada non correrà il rischio di incontrare portatori sani di idiozia che vedono in lei il terreno su cui sfogare i loro più bassi e biechi bisogni ferini, quando due semplici parole, “sì” e “no” avranno lo stesso valore se pronunciate da un uomo o da una donna.

Quando una donna non dovrà difendersi da un uomo, ma potrà trovare il lui un compagno di lavoro, un compagno di vita, un consorte, quando non avrà importanza essere bianchi o neri, essere maschi femmine o gay, essere sposati, divorziati o single, atei o credenti, cristiani, musulmani taoisti o mormoni, quando si sarà finalmente cancellata l’assurda e meschina convinzione di essere nati sulla sponda giusta, allora chi oggi scrive mal-destri comunicati sarà costretto a volgere altrove le sue attenzioni.

E, chissà, potrà dedicarsi pure allo studio della grammatica: l’unico campo in cui la distinzione di genere avrà sempre un suo perché e vedremo finalmente tutelata la dignità della nostra lingua”.

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