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Il mistero dell’«Istoria» di Giacomo Bosio conservata alla Pinacoteca di Coldirodi

Dopo la lettura di una formula di maledizione stampata al suo interno, eventi sinistri hanno coinvolto una coppia di ricercatrici

Sanremo. Tra i 600 volumi che compongono la biblioteca della Pinacoteca Rambaldi di Coldirodi si nasconde un libro misterioso che alcuni dicono essere maledetto. Si tratta del secondo volume dell’Istoria della sacra religione et illustrissima militia di San Giovanni Gierosilimitano di Giacomo Bosio, data alle stampe nel 1594 dalla tipografia Apostolica Vaticana e oggi custodita in una teca al primo piano della residenza che ospita la raccolta, Villa Luca.

Seicentoventuno pagine che ripercorrono le vicende di un secolo e mezzo di storia dei Cavalieri Gerosolimitani, quindi del leggendario ordine religioso cavalleresco degli Ospitalieri poi diventati Cavalieri di Rodi e, in seguito, Cavalieri di Malta. Proprio per il suo contenuto, circa un anno fa divenne oggetto di studio di due ricercatrici. Tra le sue pagine, scritte in un latino dalla traduzione complessa, la coppia di donne sperava di trovare commende che potessero sciogliere il dubbio storico circa il legame dell’ordine fondato nel XI secolo a Gerusalemme con la frazione sanremese. Una sera d’inverno, chiuso il museo al pubblico, iniziarono così la loro opera di studio.

«Il libro si è aperto con la storia di tutti i cavalieri e dei lori nomi – raccontano –. Incominciammo a leggerli uno a uno, traducendoli dal latino. Alcune fonti legano la nascita e il nome di Coldirodi al naufragio dei cavalieri di Rodi sulle coste di Ospedaletti. Ancora oggi, però, non si è certi della veridicità di questa ricostruzione e volevamo andare a fondo della questione». Le studiose, tuttavia, non riescono ad andare oltre le venti pagine.

«Abbiamo trovato stampata una formula di maledizione che augurava la malasorte a chiunque avesse proseguito la lettura. Ci siamo spaventate moltissimo, fuori pioveva a dirotto, c’era un clima da tempesta, da vera tregenda. Di fretta e furia abbiamo lasciato la sala, siamo corse giù per le scale per dirigerci dal parroco dove abbiamo fatto benedire il volume e una benedizione ce la siamo fatta fare anche noi».

Da quel giorno, sull’Istoria di Bosio, donata da Padre Stefano Rambaldi alla comunità collantina, aleggia il mistero. Perché se è vero che la tipografia Vaticana era solita inserire nei volumi che dava alle stampe diciture che scongiuravano la lettura per impedire la divulgazione di informazione che dovevano restare segrete, è altrettanto vero che sulle due studiose in seguito si sono verificati una lunga striscia di avvenimenti sinistri, tanto che ancora oggi custodi e studiosi hanno timore a reggere il libro tra le mani.

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