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L’imperiese Giulia Quaranta Provenzano partecipa al “Carnevale dell’Arte” a Venezia foto

Saranno presenti il celebre fotografo di fama internazionale Roberto Villa, il direttore d’orchestra del Teatro La Fenice di Venezia Silvia Casarin Rizzolo, lo scrittore Jacopo Fo e il presidente di Spoleto Arte Salvo Nugnes

Da giovedì 21 a domenica 24 febbraio 2019, presso la Scuola Grande di San Teodoro (a pochi passi dal Ponte di Rialto) avrà luogo il “Carnevale dell’Arte a Venezia”. La mostra con inaugurazione a San Marco 4810, Campo San Salvador è siglata Spoleto Arte.

All’evento parteciperà la fotografa d’arte Giulia Quaranta Provenzano con una personale e presenti al vernissage saranno il celebre fotografo di fama internazionale Roberto Villa, il direttore d’orchestra del Teatro La Fenice di Venezia Silvia Casarin Rizzolo, lo scrittore Jacopo Fo e il Presidente di Spoleto Arte Salvo Nugnes. È proprio l’eccelso Villa a scrivere a proposito delle tele della ventinovenne imperiese “La Signora”, “Nel gioco della vita”, “Origini”, “Pharmakon”, “Scorpio”, “Tributo 1-2” e “Tributo 2-2”.

«C’è una fotografia che può godere a tutti gli effetti della definizione di “opera d’arte” ed è quella che Giulia Quaranta Provenzano da tempo realizza avendone affinato e definito la poetica. I suoi lavori sono costruiti in differenti modalità: quella più apparente è lo still life di oggetti che non appaiono nella loro semplice fisicità “fotografica”, bensì immersi in un contesto di forti colori non naturalistici, che ne fanno “un’altra storia”. Gli interventi manipolatori vogliono dimostrare che non
è la fotocamera che ha realizzato la “bella foto”, ma la creatività – supportata da un intento di comunicazione “altra”».

Giulia, quale effetto le ha fatto leggere queste parole a lei dedicate da parte di un grande della fotografia internazionale? «Roberto Villa è un eccezionale Maestro, oltre che un vero signore. È un uomo di cultura, estremamente elegante, straordinariamente raffinato, con modi gentili e al contempo è altresì molto diretto e chiaro, esaustivo nel suo spiegare esemplificando con generosità. Le sue parole sono per me un tesoro inestimabile e le porterò sempre nel cuore come balsamo. Quanto da lui scritto nei miei confronti è lenitivo, ricompensa a tanti sacrifici che ho sempre fatto per cercare di poter continuare a portare avanti, con riscontro, ciò che amo… Sì, perché chi può stabile che una persona sia veramente un/un’artista, meritevole di nota se non proprio un grande?!».

La Quaranta Provenzano ha poi proseguito, citando il fotografo stimato in tutto il mondo: «Il Maestro Villa in occasione del Carnevale presenterà inoltre immagini uniche, che ha personalmente realizzato con il grande attore e letterato Dario Fo, lavorando insieme a lui sul palco – costruendo bellissime immagini per far capire come il giullare Nobel, Mister buffo lavorava anche in scatti semplici. Esporre sette mie tele affianco agli scatti di due tali pietre miliari è un evento memorabile, che segna senz’altro una tappa fondamentale nel mio percorso artistico».

A ricordare Fo, anche Michele Placido «Dario aveva una grande capacità e cuore non solo sul palcoscenico… Quando andavamo a fare qualche cena era talmente altruista nel dare, con cultura e con profondità rara negli artisti europei di teatro che intratteneva tutti fino alle ore 4-5 del mattino. E quando ha preso il premio Nobel io non mi sono meravigliato più di tanto: quale artista di teatro completo, regista, adattatore, scrittore italiano del dopoguerra ha dato tanto con il proprio sapere a tutto il mondo – specie tra gli anni Sessanta ed Ottanta? Perciò il suo Nobel è ben meritato, ed ancora oggi Dario manca tantissimo, soprattutto per i giovani».

Lei Giulia, giovane artista, cosa ne pensa? «Io credo che di personalità interessanti si abbia sempre un immenso bisogno, io penso che di cultura non si debba mai esser sazi, che il sapere sia un processo costantemente in fieri e ci sia un’enorme necessità di uomini e donne terremoto, che sappiano scuotere la polvere su falsi saperi, su saperi sorpassati per dare nuova linfa alla tradizione da rispettare, revisionandola cioè con onestà intellettuale perché essa non sia vecchio edificio decadente bensì monumento alla verità (e il vero non da età, non conosce epoca)».

E cosa rappresenta per la Quaranta Provenzano il Carnevale? «Per esempio, un osservatorio prezioso per verificare se ho ragione su alcuni tipi umani. Carnevale, a dispetto di che se ne dica, è atteso per la liberatoria possibilità – in questo intervallo lecita e non demonizzata – di interrompere un ordine prestabilito ed ingabbiante. Ebbene, io penso che per la maggior parte della gente sia un’occasione rilassante, un aerare le ime stanze della propria vera natura in quanto con la scusa del mascheramento si dà invece spesso sfogo a tutto ciò che gli stretti abiti di una quotidianità da palcoscenico soffocano, e distorcono nel migliore dei casi. Spesso solamente durante il Carnevale le persone si mostrano per quelle che sono realmente, togliendosi di dosso (senza pensieri) quella maschera di ipocrita perbenismo che le incatena».

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