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Imperia, l’ex consigliere Indulgenza: “Con la nuova amministrazione cambio di passo rispetto al passato”

"E' giusto e onesto riconoscere le cose buone che vengono fatte, ma è francamente desolante che imperi il silenzio sull'insieme di questioni del nostro territorio che hanno carattere strategico per il futuro di Imperia"

Imperia. L’ex consigliere Pasquale Indulgenza commenta gli interventi dell’amministrazione Scajola:

Alcuni giorni or sono, la mia attenzione è stata colpita dalla notizia del “dono” fatto al Comune dalla Compagnia portuale “Maresca” delle strutture delle due grandi gru situate sulla banchina del porto commerciale e peschereccio di Oneglia.

Nell’occasione, di vistosa valenza simbolica per Imperia, il Sindaco, comparendo con tanto di tuta ed elmetto da ‘addetto ai lavori’, in presenza di funzionari comunali e di qualche consigliere “capitato lì per caso”, lo accoglieva promettendo l’impegno dell’amministrazione a farne un’“attrazione” – ricordo che già nel 2012 si era parlato di
un “ristorante per VIP” ‘in loco’ – di sicuro interesse per visitatori della città e residenti. Solo qualche settimana prima, altre due importanti questioni locali erano venute in evidenza: in consiglio, il progetto di intervento nella vicina area delle ex Ferriere e, successivamente, a mezzo stampa, la notizia dei ripresi confronti con l’attuale proprietà per il recupero dell’area ex Italcementi, al tempo delle ‘gloriose’ giornate dell’ideazione del “porto turistico più bello del Mediterraneo”, nei primi anni Duemila, al centro di vicende alquanto pesanti e imbarazzanti.

Più o meno nello stesso periodo, abbiamo anche appreso dell’incarico per il restyling dei portici del centro storico di
Oneglia, allo scopo di farne finalmente un “salotto” cittadino, di un incontro tra lo stesso Sindaco, l’imprenditore Colussi ed altri attori economici interessati per valutare propositi e disegni riguardanti l’area del dismesso stabilimento “Agnesi”.

Non vi è dubbio, alla luce di queste significative circostanze, che stiamo assistendo ad un forte protagonismo del primo cittadino e della giunta, che, unitamente ad alcune azioni amministrative di grande rilievo – penso innanzitutto all’avvio della raccolta differenziata “porta a porta” – , stanno sviluppando una intensa, costante iniziativa sul terreno cruciale dell’assetto urbanistico di Imperia, delle future destinazioni d’uso delle aree di maggior interesse e del modello di sviluppo economico del territorio.

L’importanza di tutto ciò va obiettivamente riconosciuta: siamo di fronte ad un sicuro ‘cambio di passo’, rispetto alle ultime, passate esperienze amministrative. Dissento dall’idea di fondo che ispira disegno e indirizzi perseguiti da questa amministrazione e dalla compagine politica che la sostiene, che in buona sostanza ritengo siano la riproposizione di una ‘ricetta’ vecchia (e già abbondantemente vista nei suoi discutibilissimi esiti: valorizzazione della rendita fondiaria e incentivazione della ‘vetrina’ turistica, con una terziarizzazione spinta a discapito di possibili attività produttive di rango industriale e carattere innovativo), ma non è questo il punto che qui mi preme esprimere.

Ciò che a mio parere è inquietante è il fatto che l’iniziativa del Sindaco e della amministrazione in carica ormai procedono, di fatto, in assenza di opposizione politica e sociale. E l’agenda politica locale, ormai, segue immancabilmente la tempistica del programma perseguito da chi sta governando l’ente. Certo, formalmente in consiglio comunale sono presenti rappresentanze di gruppi di minoranza impegnate ad esercitare il loro ruolo istituzionale, ma si tratta di realtà che, per qualità e provenienza del proprio personale politico, risultano chiaramente omogenee agli stessi ambienti – politici, culturali, professionali e elettorali – dai quali ha attinto in gran parte la sua rinnovata forza la coalizione vincitrice dell’ultima competizione amministrativa.

Il loro ‘orizzonte’, per così dire, è sostanzialmente quello che si ritrova tra le fila della maggioranza governante, risultando in misura significativa espressioni delle stesse ‘famiglie’ e ‘parentele’ politiche, rappresentative in ultima
istanza di interessi comuni o convergenti. Al di fuori di tali compagini, e di qualche presenza ‘nuovista’, non esiste altro, dato che le residue rappresentanze che un tempo avremmo qualificato come ‘progressiste’ sembrano completamente assorbite in una dinamica accentuatamente autoreferenziale e subalterna, e nelle poche occasioni in cui fanno per tenere qualche posizione un po’ diversa, lo fanno limitandosi ad esercitare un ruolo unicamente testimoniale.

La preoccupazione che voglio manifestare è che una simile inerzia, perdurando, possa condurre ad una completa e irrimediabile passività, con una grave conseguenza per la stessa democrazia locale, che avrebbe bisogno, per alimentarsi, di tutt’altra dialettica, nelle sedi istituzionali come nel vivo di quelle sociali e popolari. Di pluralismo vero e di alternative poste in campo. Mi chiedo, allora: che cosa si propongono le forze del lavoro? Che cosa pensano e come intendono muoversi i sindacati dei lavoratori, riguardo alle questioni territoriali che ineriscono alla qualità dello sviluppo del nostro disastrato contesto? Hanno una piattaforma per il territorio? E le formazioni politiche della Sinistra? E le realtà dell’associazionismo democratico?

Passi che sia l’attuale amministrazione a realizzare una avanzata riforma nel campo dell’igiene urbana e ambientale quale è l’introduzione, finalmente, della differenziata domiciliare, storica battaglia ‘di civiltà’ di cui la Sinistra radicale e autenticamente ambientalista aveva perorato per prima la causa già una quindicina di anni fa (con decine di iniziative pubbliche di sensibilizzazione a favore della strategia “rifiuti zero” e contro il sistema discaricocentrico imposto nel nostro territorio per storica responsabilità della classe politica localmente dominante), causa smentita o rallentata da sistematiche e trasversali riserve e inerzie degli schieramenti maggiori.

Lo ribadisco: è giusto e onesto riconoscere le cose buone che vengono fatte. Ma è francamente desolante che imperi il
silenzio sull’insieme di questioni del nostro territorio che hanno carattere strategico per il futuro di Imperia (si pensi ad esempio al destino del nostro Ospedale, nuovamente fatto oggetto di una campagna che ne mette in discussione la permanenza a vantaggio di quel “nuovo ospedale unico” che le nostre comunità a hanno a lungo contestato negli anni scorsi), che si diano per scontati indirizzi politici che andranno a disegnare il futuro assetto economico-produttivo del territorio, le sue vocazioni principali e le prospettive di sviluppo occupazionale.

E’ mai possibile che non si abbiano argomenti e istanze forti, da nessuna parte, per confrontarsi criticamente con chi oggi amministra il Comune e con le scelte che si stanno facendo per la nostra Collettività? Che solo chi sta governando mostri di avere una visione e la determinazione necessaria per concretarla? È del tutto evidente che la compagine chiamata ad amministrare sia l’espressione politico-elettorale, principalmente, di un blocco storico che ha saputo abilmente riprendersi il potere di gestire l’Ente Locale proponendosi, in un momento di acuta crisi per la Città (aggravata anche dalle sempre più vistose incapacità e ambiguità da cui era attraversata l’amministrazione precedente), come l’opzione più affidabile, una sorta di ‘usato sicuro’ intelligentemente riverniciato dal marketing politico, gravitante intorno alla figura di un candidato la cui elezione è stata gratificata da un consenso chiaramente trasversale e dalla identificazione – finora riuscita – tra persona e missione per la ‘rinascita’ di Imperia.

Sono tuttavia certo che i concittadini più avveduti, a qualsiasi orientamento politico-culturale facciano riferimento, sono in grado di riconoscere, dietro pretenziose rappresentazioni di immagine che giungono a rievocare persino i fasti della polis ateniese di Pericle e sembrano ispirate dalle illuminate e ardite condotte dei signori rinascimentali, una logica antica, tesa anzitutto alla restaurazione di ben conosciuti equilibri di potere nel governo del territorio e alla riaffermazione e al rilancio degli interessi forti ad essi congeniali.

Allora, è su questo punto che baso, da cittadino che per due mandati ha avuto la responsabilità di essere consigliere comunale, la mia domanda e il mio appello: è scontato e indiscutibile, tutto ciò? Davvero non esistono, nella nostra Città, altre forme e forze disposte a prendere la parola in ordine alle sempre più urgenti questioni riguardanti la mancanza di lavoro e di occupazione stabile, la precarietà crescente di buona parte dei servizi locali, la pochezza dell’offerta culturale, la socialità sempre più schiacciata sul consumo effimero, la qualità di vita carente in più ambiti e la scarsa attenzione all’ambiente e ai beni comuni?”

A discutere nello spazio pubblico delle crescenti disuguaglianze tra cittadini e delle sempre più gravi aree di sofferenza socio-economica che anche da noi vanno aumentando progressivamente, mettendo in chiaro gli interessi materiali in gioco e i bisogni collettivi che bisognerebbe soddisfare e confrontandosi apertamente con il modello di Città che oggi si va affermando come espressione pressoché unilaterale di volontà politica? Dobbiamo rassegnarci, comunque vada, per mancanza di alternative e per conformismo prevalente, ad una gestione dell’esistente che sempre più sembra reggersi su un consenso da ‘pensiero unico’?”.

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