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Il “dirottatore” Baglioni sulla prima di #Sanremo2019: «Un buon battesimo» foto

Il direttore artistico e conduttore commenta il primo atto della 69esima edizione della kermesse canora

Sanremo. «Siamo soddisfatti, c’è più da o a 1 che da 1 a 100 e come qualsiasi avvio c’è bisogno di qualche rodaggio». Così il “dirottatore artistico” Claudio Baglioni il giorno dopo il primo atto del 69° Festival della canzone italiana.

«Siamo contenti di aver potuto far ascoltare le 24 canzoni con la maggior qualità possibile, con il nostro stare un passo indietro, questo perché sempre di Festival e di canzoni si parla – ha sottolineato il cantautore romano alla sua seconda prova sul palco dell’Ariston –. L’obiettivo del popolar nazionale mi sembra che sia stato mantenuto e raggiunto, al di là dei numeri che sono interessanti, c’è la sensazione che nell’insieme il progetto abbia ricevuto un buon battesimo. Non ho altre considerazioni se non che quella di migliore laddove il tessuto della rappresentazione è migliorabile».

«Questa sera – ha aggiunto Baglioni, affiancato dal duo comico Bisio-Raffaele – ascolteremo 12 canzoni. Si lascerà quindi più spazio alla parte dell’intrattenimento e su quello che abbiamo da dire sulla canzone italiana. Quanto agli ospiti, passeranno sul palco Fiorella Mannoia, Michelle Hunziker, Marco Mengoni, Laura Chiatti, Michele Riondino, Pippo Baudo, Pio Amedeo e Riccardo Cocciante. Renderemo poi omaggio a Pino Daniele e alla sua carriera. Penso che anche questa sera continueremo il discorso del popolar nazionale, già provato ieri con le esibizioni di alcuni nostri grandi interpreti che, del resto, sono state le “cose” che hanno avuto più attenzione, Andrea Bocelli e il figlio Matteo e Giorgia. Nel corso della settimana avremo tanti altri ospiti italiani, come Eros Ramazzotti e altri che avranno la capacità di portare quell’internazionalità che vogliamo mantenere al Festival pur non aprendoci a soli ospiti stranieri – anche se qualcuno ci sarà –. Vogliamo proseguire nella direzione intrapresa lo scorso anno, mantenendo quella che è la nostra tradizione: una manifestazione che possa raccontare l’arte povera e tascabile delle canzoni che sono come delle stelle fisse, delle pietre dure che restano nella memoria».

«Possiamo avere un orgoglio personale – ha evidenziato il direttore artistico e conduttore – per poter parlare di festival, di canzoni, di musica, di testi, di qualità e non qualità dello spettacolo e un po’ meno delle altre cose. Mi metto a disposizione di tutto e di tutti e faccio anche da parafulmine su possibili polemiche. Ho, del resto, pure delle buone intenzione: sarò un servitore, saremo i servitori, i sacrestani, i templari della povera canzonetta italiana che ancora raccoglie tanto entusiasmo, tanta buona coscienza e buona intelligenza. Questo è il mio compito che porterò avanti fino alla fine pensando a chi verrà».

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