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Continua la battaglia di Coldiretti per il riconoscimento della Dop alla Taggiasca

Baldizzone: «Solo così il consumatore finale avrà la certezza che olive e olio provengono dal nostro territorio»

Sanremo. Continua la battaglia di Coldiretti per il riconoscimento della Dop all’oliva taggiasca. Martedì prossimo, nel corso dell’incontro di sezione, gli associati si riuniranno al Mercato dei Fiori di Sanremo (ore 21) per discutere su quanto è stato fatto e ancora resta da fare per tutelare la pregiata oliva in salamoia, da tempo al centro del dibattito internazionale.

Già lo scorso maggio Coldiretti ha fatto ricorso al Tar affinché a questa eccellenza dell’entroterra imperiese venisse attribuito il marchio europeo che garantirebbe la massima trasparenza e tracciabilità del prodotto, mettendo un freno ai quei tentativi di estenderne le coltivazioni in altri territori italiani, addirittura in altri paesi, come la Francia. Una questione apparentemente banale se non fosse che il nome della “Dop” e quello della “cultivar” non possono essere identici come ha stabilito la Ue.  Se la dop dovesse perciò chiamarsi “taggiasca”, la cultivar dovrebbe per forza cambiare dicitura, ad esempio in “giuggiolina”, “tagliasca” o “gentile”.

«Il riconoscimento della Dop – spiega Andrea Baldizzone, presidente della sezione Sanremo-Ospedaletti dell’associazione – è l’unico strumento perseguibile per tutelare il nome Taggiasca. Abbiamo già fatto ricorso al Tar per annullare l’iscrizione della taggiasca nel registro delle cultivar. In questo modo il nome potrà essere utilizzato per la Dop. Il nome taggiasca, pur essendo chiaramente riferita all’oliva del nostro territorio, è anche il nome della varietà della pianta, e secondo il Mipaaf, per questa coincidenza terminologica, non può fregiarsi del riconoscimento della Dop. Anzi, essendo il nome varietale di una pianta d’olivo, chiunque nel mondo, può produrre e confezionare con il nome Taggiasca sia olive che olio extra vergine. Solamente con il riconoscimento della Dop il consumatore finale avrà la certezza che le olive e l’olio acquistato provengano esclusivamente dal territorio ligure».

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