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Imperia, il Cimap: “Giù le mani dall’acqua pubblica”

"Pare del tutto evidente che non si vuole far procedere l’attività di Rivieracqua, l’unica società ad avere la concessione del servizio idrico in Provincia"

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Imperia. Giorgio Caniglia del Cimap, Coordinamento imperiese per l’acqua pubblica, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Pare del tutto evidente che non si vuole far procedere l’attività di Rivieracqua, l’unica società ad avere la concessione del servizio idrico in Provincia. Da una parte le società dichiarate decadute dal 2012, in testa AMAT e AIGA, che nonostante non abbiano più l’affidamento della gestione del servizio e seguitino a farlo solo per garantirne la continuità, cercano di non mollare l’osso adducendo nuovamente un ricorso al Tar.

Ricordiamo già un pronunciamento del Tar della Liguria nel maggio 2014 che ha dichiarato illegittimi gli affidamenti delle gestioni di AMAT, AIGA e Acquedotto di Savona e successivamente la sentenza del Consiglio di Stato nell’ottobre dello stesso anno.

Probabilmente lecitamente, poiché la vocazione di aziende che sottostanno alle regole del mercato è di “creare valore per gli azionisti”. Basti pensare che IREN, una delle maggiori aziende multiservizio quotate in borsa, è socio privato al 48% e 49% in entrambe le società del territorio.

Dall’altra parte, la vecchia politica ed alcuni importanti amministratori comunali remano contro e tessono, oramai neanche più celatamente, piani alternativi, con un modello gestionale illegittimo, che non prevede di fare confluire le società ormai decadute, nella società consortile dei Comuni della Provincia di Imperia, Rivieracqua.

In primis, è evidente che un assetto di gestione che prevedesse il mantenimento delle società esistenti non sarebbe assolutamente in linea con l’esito referendario del 2011, poiché non produrrebbe servizi pubblici essenziali fuori dalle logiche del profitto.

In particolare, l’acquisizione delle società esistenti da parte di Rivieracqua, faciliterebbe il processo in atto e favorirebbe un rapido raggiungimento della tariffa unica. Tariffe che, spesso oggetto di mistificazione, esose ed in palese violazione referendaria, continuano ad includere diverse voci riconducibili al profitto.

Va anche detto che se non vi fossero stati ritardi nelle cessioni delle gestioni comunali, non fossero state stipulate convenzioni con i Comuni non sempre omogenee, l’attuale situazione debitoria di Rivieracqua, che comunque comprende anche un serie d’investimenti riconducibili alla gestione del servizio, sarebbe certamente meno gravosa.

La gestione del servizio idrico che vogliamo è quella contenuta nella proposta di legge in discussione in Commissione parlamentare alla Camera, testo ulteriormente aggiornato della proposta d’iniziativa popolare presentata nel 2007 dal Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, che si pone l’obiettivo di sancire in Italia il riconoscimento del diritto all’acqua come diritto umano universale garantendo a tutti i cittadini un quantitativo minimo vitale giornaliero, definendo tariffe eque, non volte al profitto e che garantiscano gli investimenti infrastrutturali, attuando concretamente la volontà popolare espressa nei referendum del 2011.

La nuova legge, affidando la gestione del servizio ad aziende giuridicamente pubbliche (aziende speciali e aziende speciali consortili), produrrà un modello di gestione dell’acqua innovativo, efficiente, democratico e partecipato, un servizio industriale rispettoso dell’ambiente, dei diritti degli utenti e dei lavoratori, con un sistema di finanziamento basato sulla fiscalità generale, su un meccanismo tariffario equo e sul sostegno finanziario della Cassa Depositi e Prestiti, se riprendesse a finanziare gli investimenti pubblici locali con tassi agevolati, rendendo il servizio idrico pubblico ed essenziale: un diritto garantito dallo Stato, come l’istruzione e la salute”.

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