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Buco Irpef per un milione, la Sinfonica di Sanremo alla ricerca di nuova liquidità

L'Agenzia delle Entrate batte cassa per arretrati. Il Comune chiamato ad un nuovo impegno finanziario per mettere in sicurezza la Fondazione

Sanremo. Sembravano passati i brutti momenti dell’Orchestra Sinfonica, storica istituzione culturale matuziana che vive una parabola discendente per via dei suoi atavici problemi di finanziamento, ai quali aveva messo un’ultima pezza l’amministrazione Biancheri nel dicembre 2017, quando decise, in consiglio comunale, di varare un aumento del contributo pubblico a fronte di tagli sugli stipendi degli orchestrali e nella speranza di vedere un piano di rilancio predisposto e messo in atto dal consiglio d’amministrazione della Fondazione.

E invece ci risiamo. Palazzo Bellevue si trova a fare i conti con un buco da quasi un milione di euro che la Sinfonica ha accumulato non versando l’Irpef all’Erario. Una “strategia” obbligatoria – a fronte di un contributo del Comune che non è mai stato sufficiente a mantenere la Fondazione in equilibrio – messa in campo dai vertici aziendali alternatisi nelle ultime gestioni, i quali non hanno trovato alternative, per garantire dipendenti e fornitori, che rimandare nel tempo il saldo dell’imposta sul reddito del proprio personale.

E’ così che giovedì scorso la questione è tornata sul tavolo del sindaco Alberto Biancheri. I vertici della Sinfonica hanno incontrato i tecnici dell’ufficio ragioneria del municipio per fare un punto sulla situazione. Secondo quanto trapelato, nella vertenza contro il Fisco ci sarebbero i margini per trovare un accordo su una cifra più bassa ma considerevole non immediatamente a disposizione dell’amministrazione comunale ma che potrebbe essere recuperata chiedendo uno sforzo maggiore alla Casinò Spa, la quale ogni anno sostiene l’orchestra (ospitata nel proprio teatro) con un contributo di circa 50 mila euro.

Il primo cittadino starebbe studiando la possibilità di sfruttare l’Artbonus, una norma che permette agli imprenditori di ottenere un credito d’imposta del 65% a fronte di contributi elargiti a enti culturali dello Stato. Se la normativa potesse essere applicata anche alla casa da gioco, quest’ultima potrebbe aumentare il proprio contributo, in modo tale che queste risorse possano essere impiegate per saldare il debito.

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