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Alla scoperta della Pinacoteca Rambaldi, un tesoro nascosto sulle alture di Sanremo fotogallery

Viaggio tra i rarissimi incunaboli e le preziose opere pittoriche di Villa Luca a Coldirodi

Sanremo. Per la festa patronale di San Sebastiano, oggi la Pinacoteca Rambaldi di Coldirodi sarà straordinariamente aperta dalle 10 alle 17. Un’occasione per scoprire l’immenso patrimonio culturale di una delle più antiche collezioni pubbliche della Liguria.

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Parliamo infatti di uno scrigno di tesori segreti che meritano di essere ammirati e conosciuti da un pubblico molto più vasto di quello che capita dalle parti della piccola frazione di Sanremo. Custodito dalla tardo ottocentesca Villa Luca, il museo si compone di centinaia di opere pittoriche, incunaboli, cinquecentine, rari manoscritti oltreché il prezioso epistolario del padre Paolo Stefano Rambaldi con scrittori e figure significative del risorgimento italiano, come Silvio Pellico, Vincenzo Gioberti e Alessandro Manzoni.

Ad accogliere gli avventori, una piccola signora bionda che a Coldirodi è nata e cresciuta, Lucetta. «Sono 12 anni che accompagno i visitatori nei locali di Villa Luca, ogni anno sempre più rari – ci racconta con l’entusiasmo di chi è abituato a trascorrere le sue giornate tra ricchezze dimenticate –. Il museo è aperto soltanto tre giorni alla settimana, dal giovedì al sabato, e soltanto nell’ultimo periodo si sta facendo qualcosa per la sua valorizzazione. Qui abbiamo un patrimonio davvero immenso, comprendente una biblioteca e una quadreria che trovano la loro origine nel lascito della raccolta libraria e di stampe che padre Rambaldi destinò alla sua morte al Comune natio della Colla, come era chiamata in passato Coldirodi».

A lungo rettore del Seminario di Firenze e profondo cultore d’arte, il sacerdote collantino raccolse un centinaio di dipinti di varia scuola e importanza e una biblioteca con un fondo antico, ricco di 600 volumi. Quando morì, nel 1865, libri e manoscritti furono trasferiti a Coldirodi e, per sua stessa volontà, destinati allo «studio dei giovani, specialmente ecclesiastici», mentre i dipinti della quadreria, che erano stati destinati alla vendita per il pagamento di alcuni debiti, furono riscattati dall’Amministrazione che li destinò successivamente al bene pubblico.

«Tra i 26 incunaboli – spiega Lucetta –, compare una splendida Bibbia del 1470 che si pensa sia stata stampata a Venezia da Aldo Manuzio. Si tratta di uno degli incunaboli più importanti del Museo, rilegata in cuoio, legno e argento e recante il sigillo dell’agnello di Dio e la conchiglia di San Giacomo di Compostela. Le sue pagine sono invece in pergamena e l’inchiostro altro non è che ossido di ferro. Particolarmente apprezzabili, sono le miniature dedicate a Sant’Ambrogio e rifinite in oro zecchino, lapislazzulo e malachite».

La varietà e rarità delle edizioni della Biblioteca Rambaldi, l’ampiezza degli argomenti trattati, la particolarità di certe legature, la preziosità delle incisioni e xilografie consentono al visitatore un viaggio suggestivo nell’arte tipografica dal ‘400 all’800 e per lo studioso del libro antico una fonte inaspettata di studio. Oltre alla Bibbia di Manuzio, dal fondo spicca La Prima decade di Tito Livio, il pezzo più antico della collezione, e un rarissimo Storie naturali di Plinio, entrambi stampati a Venezia nella seconda metà del XIV secolo.

Ma come scrisse il critico Fulvio Cervini nel 2006, la raccolta è anche «un episodio singolarissimo di storia del gusto e di storia della tutela nell’Italia del Risorgimento. Un museo importante per l’identità civica e la coscienza critica di una comunità». Del resto, padre Rambaldi fu una personaggio di spicco della Firenze preunitaria, fu patriota e amico di alcuni tra i suoi grandi protagonisti, con cui intrattenne una fitta corrispondenza. «Conserviamo lettere autografe del sacerdote inviate o ricevute da Silvio Pellico, Vincenzo Giordano o Alessandro Manzoni – sottolinea l’esperta guida –. Particolarmente interessante è il contenuto del carteggio con quest’ultimo, dove scopriamo che padre Rambaldi era un recensore del Manzoni, il quale gli aveva inviato le copie di un suo manoscritto, che poteva essere Gli sposi promessi o Il Fermo e Lucia».

Annessa alla biblioteca e all’epistolario, i visitatori possono scoprire un’inedita quadreria che permette di abbandonarsi a un percorso significativo sulla pittura italiana dal ‘400 all’800, integrata da alcuni esempi di pittura europea. «Attualmente la Pinacoteca si compone di un centinaio di opere pittoriche – aggiunge Loredana, arrivata al Museo di Villa Luca lo scorso settembre grazie al bando regionale riservato agli “over 60” –. Tra le altre, occorre ricordare la Madonna con il Bambino attribuita a Lorenzo di Credi, formatosi presso la bottega del Verrocchio, la Sacra Famiglia di Frà Bartolomeo della Porta, la Vergine con il Bambino e San Giovannino di Andrea Del Sarto, più pregevoli dipinti di Aurelio Lomi, Michele Rocca, Jacopo Ligozzi, e numerosi altri esempi delle maggiori scuole pittoriche italiane. Senza dubbio, il dipinto più notevole e richiesto è rappresentato da Le tentazioni di Sant’Antonio di Salvator Rosa, che ispirò Salvador Dalì. Rosa ne ha dipinto due copie, quella che è meglio conservata si trova qui, l’altra a Palazzo Pitti. Il valore dell’opera è stato messo in evidenza anche da Vittorio Sgarbi nel corso della sua visita di qualche anno fa, durante la quale, non solo l’ha pubblicamente apprezzata, ma l’ha anche richiesta per un’esposizione  a Stupinigi».

Apprezzamenti per Le tentazioni di Sant’Antonio sono inoltre arrivati dai followers della Pinacoteca Rambaldi su Facebook. Dopo l’arrivo insieme a Loredana di Massimo, il museo è infatti sbarcato sui social network. «Abbiamo aperto profilo e pagina fan da forse una sola settimana e abbiamo già superato i 700 like – dice particolarmente soddisfatto Massimo, di professione architetto –. Un modo per avvicinarci agli utenti del nuovo millennio, aumentare le potenzialità turistiche della Pinacoteca e la sua visibilità».

Al riguardo, circa le strategie  messe in campo dall’Amministrazione di Sanremo per salvaguardare e valorizzare l’immenso patrimonio storico-artistico conservato a Villa Luca, l’assessore alla Cultura, Eugenio Nocita, evidenzia: «Sono circa 12 anni che la Pinacoteca Rambaldi è ospitata in questa pregevole sede, la quale, con i suoi spazi e la sua posizione, ha avuto il pregio di valorizzarla nel migliore dei modi. L’Amministrazione ha molto a cuore il museo di Villa Luca e recentemente è anche riuscita ad aprirlo all’assunzione di nuovo personale. Nei prossimi mesi, sarà inoltre visitabile gratuitamente il primo sabato di ogni mese, così come succede nei siti culturali di tutta Italia la domenica».

Ha collaborato alla redazione dell’articolo Maya Stringaro

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