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Ventimigliese e calabrese. Per la prima volta due dialetti alla “Stréna de Deinà fotogallery

Il vescovo Suetta ha smentito le voci sulla vendita del palazzo vescovile: "Diventerà un museo della Chiesa"

Ventimiglia. La trentaquattresima edizione della “Stréna de Deinà” ha visto, per la prima volta, il calabrese affiancarsi al ventimigliese in un scherzoso scambio tra la lingua della signora Pierina Giauna, che come ogni anno ha letto una sua composizione in ligure, e quella, in parte, del sindaco Enrico Ioculano, di origini calabresi, che ha chiesto all’anziana di leggere una poesia nel suo dialetto per ricambiare la “cortesia” di dover affrontare un discorso in ventimiuso.
Il tradizionale incontro tra le associazioni cittadine, l’amministrazione e le autorità civili e militari per lo scambio degli auguri di Natale, si è svolto, nella sala del consiglio comunale di Ventimiglia, alla presenza del vescovo diocesano monsignor Antonino Suetta e di esponenti delle istituzioni.

Strena de deinà

Il vescovo ha colto l’occasione per fare chiarezza sulle dicerie relative alla vendita del palazzo vescovile del centro storico. Dopo aver smentito la notizia della vendita dell’edificio, Suetta ha annunciato l’intenzione di voler creare un museo che racconti la storia della Chiesa a Ventimiglia.

Sono ormai 34 anni che, alla vigilia delle festività di fine anno, le associazioni operanti a Ventimiglia si riuniscono per il tradizionale scambio degli auguri con le autorità cittadine. Si tratta della tradizionale “Stréna de Deinà”, che prevede la consegna d’un dono rituale al primo cittadino, con l’augurio per un miglior anno futuro, a cui è invitata tutta la cittadinanza. In concreto la Strena è una piccola giara istoriata, contenente mandorle, noci, nocciole, con castagne e fichi secchi, guarniti da una fronda d’alloro. L’originalità della giaretta, pezzo unico di anno in anno, risiede nell’applicazione di un tassello ceramico che raffigura una diversa attività umana tra i lavori della tradizione.

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