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Si è aperto il processo all’Arancia Meccanica di Sanremo, alla sbarra quattro uomini

Accusati, tra l'altro, di aver ammazzato a fucilate un cane "per crudeltà e senza necessità"

Imperia. Si è aperta ieri al Tribunale di Imperia davanti al giudice collegiale l’istruttoria dibattimentale del processo che vede alla sbarra quattro uomini, tutti italiani, accusati in concorso di aver minacciato di morte un romeno e la sua compagna, di aver ucciso a fucilate il loro cane “per crudeltà e senza necessità”, di aver rubato, durante una rapina perpetrata a Ceriana ai danni della coppia un set di canne da pesca del valore di circa 700 euro, una balestra e utensili vari. I quattro complici, tra cui padre e figlio sanremesi, avrebbero continuato, per circa tre mesi, tra aprile e giugno del 2015, a molestare la vittima designata, la sua compagna e un terzo uomo (tutti romeni) arrivando a minacce di morte. “Ti taglio una mano e la testa con un’accetta”: queste le parole proferite dagli imputati. Uno dei quattro, inoltre, avrebbe sollevato con forza la compagna della vittima e, dopo averla sbattuta sul letto, avrebbe iniziato a baciarla e a toccarla, tentando di violentarla e rivolgendole parole di scherno: “Ti faccio un favore”. Solo la reazione della donna, che si è difesa con tutte le sue forze, ha impedito che si consumasse la violenza.

Ieri in aula è stata ascoltata la testimonianza di un maresciallo dei carabinieri, che aveva effettuato indagini sul caso insieme ai colleghi. Il teste ha ricostruito quanto accaduto il 18 aprile 2015 quando, le due presunte vittime si sono recate in caserma dai carabinieri denunciando di essere stati rapinati da due uomini, S.P. e D.D.F., che armati di una pistola e di una accetta, erano entrati nella loro proprietà rubando materiale edile, canne da pesca e una balestra, come pegno per rifarsi di un debito mai pagato. La denuncia fece scattare immediatamente perquisizioni in tre abitazioni a Ceriana, Sanremo e Ospedaletti. I militari non trovarono nessuna pistola ma, nell’abitazione di D.D.F. sequestrarono la balestra rubata alle due vittime.
Le indagini proseguirono e portarono alla scoperta di altri complici. A quel punto, venne effettuata una nuova perquisizione che coinvolse anche l’abitazione in cui vivevano, con la loro famiglia, due fratelli minorenni che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si potevano ricondurre ai fatti del 18 aprile. Nella loro casa, i carabinieri trovarono un fucile ad aria compressa, una pistola arrugginita, ormai inutilizzabile, e numerosi proiettili oltre ad alcune piante di marijuana.

Al termine dell’escussione del maresciallo, il collegio giudicante ha rinviato il processo al prossimo 28 febbraio, giorno in cui verranno ascoltati gli altri testimoni.

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