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Porto turistico di Imperia, le preoccupazioni di Sinistra in Comune-Sinistra italiana

"Il rischio che il porto possa tornare a essere merce di scambio per fallimentari progetti amministrativi non è ancora scongiurato"

Imperia. “La lunga conferenza stampa con cui Claudio Scajola ha annunciato le linee di indirizzo sul porto turistico di Imperia sembra estrapolata dalla sceneggiatura di un film grottesco.

Claudio Scajola pareva il narratore poco consapevole di una storia di cui conosceva solo le date e gli eventi più rilevanti, come se li avesse studiati da un Bignami di scarsa qualità. Con lo sguardo apparentemente perso o smarrito, raccontava la vicenda come fosse a lui estranea. 

Nel racconto in pillole omeopatiche del sindaco, si passa così con “nonchalance” dalla data del rilascio della concessione per la costruzione del porto a quella del fallimento della società, senza alcun accenno o giudizio su quanto accaduto nel mezzo, di cui ovviamente lo smarrito Scajola si sente alieno.

Poi, però, la vena grottesca e tragicomica del racconto irrompe quando lo spaesato Scajola, inconsciamente, fa riemergere qualche evento rimosso e finisce a dichiarare che nella vicenda del porto c’è stata una “rapina legalizzata” ed un “omicidio”. Ora, siccome c’è stata una rapina, sarebbe bello sapere da Scajola chi è stato il rapinatore, chi il rapinato e, nel caso, avere anche notizie sui complici e sul “palo” usato per il colpo, ma forse pretendiamo troppo. Di sicuro non intendeva malignamente che l’autore della rapina sia stato Caltagirone (imprenditore, a suo dire arrivato a Imperia per amore di Beatrice Parodi) e che la rapina sia stata “legalizzata” dalle sentenze del tribunale di Torino che lo hanno mandato assolto.

Per Claudio, nel porto delle nebbie, rapine e omicidi non hanno né rapinatori né assassini e per sapere la verità sul porto bisognerà attendere la lettura dei libri che la racconteranno, come se non bastasse la lettura della cronaca e la constatazione del presente.

Tornando alla realtà, l’annuncio di Scajola del mantenimento in mano pubblica della gestione del porto da un lato non sorprende, ma dall’altro sconcerta per le carenze amministrative che si porta dietro. Non sorprende perché l’affidamento diretto della concessione demaniale ad una società interamente pubblica è infatti l’unica ipotesi ragionevolmente percorribile.

Diversamente si arriverebbe a regalare ad un gestore privato, scelto obbligatoriamente per gara pubblica (strano non fosse stato così con Caltagirone), i proventi della gestione dello scalo, privando così il bilancio del comune di una delle poche risorse possibili.

Sconcerta perché questa scelta manca completamente della vera decisione politica e amministrativa che dovrebbe accompagnarla, ovvero un nuovo progetto di completamento del porto che riveda quello faraonico precedente. Progetto senza il quale non si può ottenere, affiancandolo ad un piano finanziario di sostenibilità, il rilascio di una concessione demaniale di più lunga durata alla società pubblica che dovrà realizzarlo.

Tali carenze e approssimazioni fanno temere che un domani, magari per l’arrivo a Imperia di un qualche imprenditore “innamorato”, si possa dichiarare non percorribile una gestione pubblica del porto, come ha comunque lasciato intendere Scajola nel suo intervento.

Che il porto turistico di Imperia non possa rappresentare, come raccontavano le amministrazioni scajolane in passato, una straordinaria occasione di sviluppo occupazionale ed economico della città, sembra ormai averlo capito anche lo spaesato Claudio. Tuttavia il rischio che il porto possa tornare a essere merce di scambio per fallimentari progetti amministrativi non è ancora scongiurato”.

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