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Ventimiglia, scoperto sarcofago “misterioso” nell’area archelogica di Nervia. Forse oggetto di venerazione fotogallery

Manufatto trasportato da una località lontana. Custodiva i resti di una donna

Ventimiglia. Un misterioso sarcofago è stato rinvenuto in prossimità dell’area delle mura settentrionali della città romana di Albintimilium nello scavo archeologico di Nervia. Conteneva un corpo femminile, che forse era oggetto di culto e venerazione.
Il manufatto si distingue dagli altri sia per il materiale utilizzato, essendo in pietra provenzale, che per la cura con il quale è stato scolpito.

Scavi Nervia necropoli

A dirlo è Stefano Costa della Soprintendenza genovese, giunto oggi a Ventimiglia in occasione dell’apertura straordinaria del sito archeologico a cittadini e turisti. “Nell’area delle mura settentrionali, negli ultimi anni e, in particolare quest’anno, è venuta alla luce una inaspettata area di necropoli: un cimitero di epoca tardo antica che contiene, oltre a diverse sepolture in terra o in anfore, dieci sepolture dentro sarcofaghi litici”, dice l’esperto, “Si tratta di un rinvenimento eccezionale, che ci racconta che questa zona non era assolutamente marginale nella città, ma al contrario doveva essere una zona molto importante, forse anche come luogo di culto, e sicuramente come spazio funerario per la memoria dei defunti”.

Mentre nove sarcofaghi risultano più “grezzi” perché realizzati in pietra delfinale, una sepoltura è invece in pietra provenzale: “Si tratta quindi di un oggetto importato da una località più lontana”, spiega l’archeologo. 
I sepolcri in pietra non per forza sono sinonimo di defunti facoltosi: “Siccome parliamo di sepolture di epoca pienamente cristiana”, dice il dottor Costa, “Possiamo immaginare che siano sepolture di personaggi che avevano una certa importanza per la comunità. Personaggi che avevano avuto un ruolo particolare in vita e che avere anche delle funzioni particolari anche nella comunità religiosa”.
Nel corso degli scavi, condotti dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri con concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali tramite la Soprintendenza per i Beni Archeologici e del Paesaggio della Liguria e diretti da Daniela Gandolfi, è stato scoperto che alcuni sarcofaghi venivano utilizzati come una sorta di “tombe di famiglia”. Una volta richiuso, il sarcofago non veniva sigillato ma riaperto per successive tumulazioni. In uno di quelli presenti nell’area, sono stati trovati i resti di almeno tredici scheletri diversi.

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