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Sanremo, la Grande Guerra e i bersaglieri nelle cartoline della famiglia Canessa fotogallery

A partire dalla mostra a Santa Tecla per i "100 dalla vittoria", Antonio Canessa ripercorre le avventure del nonno nel primo conflitto mondiale

Sanremo. «In verità, o signori, la posta è il più gran dono che la patria possa fare ai combattenti». Così l’accademico e padre costituente Piero Calamandrei raccontava l’importanza delle lettere e delle cartoline che portavano la voce dei soldati della Grande Guerra alle famiglie lontane. Un patrimonio morale, oltreché storico, che nei tre anni e mezzo di combattimenti ha visto viaggiare oltre quattro miliardi di missive, alcune delle quali sono oggi in mostra al Forte di Santa Tecla.

In occasione dei cento anni dalla vittoria italiana sull’esercito austro-ungarico, a Sanremo, grazie al comitato dei “100 dalla Vittoria”, è stata allestita un’esposizione per immagini con documenti e cimeli messi a disposizione da collezionisti e discendenti dei protagonisti del primo grande conflitto di massa.

Fra le memorabilia, insieme, fra gli altri, all’uniforme da ufficiale indossata dalla Brigata Lecce o alla strumentazione medica utilizzata dalle attiviste della Croce Rossa o ancora i due fucili risalenti al 1818 e attualmente di proprietà della locale Base Logistica dell’Esercito, compaiono anche le cartoline d’epoca della storica famiglia sanremasca dei Canessa. Fotogrammi in bianco e nero che raccontano la Sanremo della Prima Guerra Mondiale, con la Promenade che diventerà corso Imperatrice e la stazione per i somari a disposizione delle gite dei turisti. O piazza del Mercato, che non ha ancora cambiato titolo in Eroi Sanremesi proprio in onore ai caduti della prima guerra, o ancora quel porto, anima commerciale della città, in cui la guerra sta per arrivare. Non manca piazza Colombo, sede del vecchio Tribunale e della caserma Umberto I, nonché una veduta su via Roma e le poste centrali.

Sanremo, Grande Guerra. foto Canessa

Al centro del pannello, un ritratto fotografico di Antonio Canessa, fondatore della leggendaria ferramenta cittadina che porta il suo nome, il quale, arruolatosi giovanissimo nei bersaglieri, con lo scoppio del conflitto partì per il fronte sul Carso da cui spedì almeno due cartoline. Come ci racconta il nipote Antonio, «il 6 aprile 1916 inviò una foto della trincea avendo cura di evidenziarsi con un asterisco. Come usavano fare tutti i soldati per rassicurare i parenti, il tono è canzonatorio: “In vigile attesa su una trincea ove non giunge nemmeno il rombo del cannone aspettiamo intrepidi e presenti …… che suoni ½ giorno e che Boeri ci chiami per il risotto”. Segue sul retro: “Nei momenti di ozio mentre ci pensate stanchi ed affaticati noi ci divertiamo, affettuosi saluti Tonen”, che era il soprannome del nonno. Qualche giorno dopo spedì un’altra foto, datata 9 aprile, dove però la verve spiritosa cede il passo alla tristezza e davanti a un aereo italiano precipitato o forse abbattuto dagli austriaci commenta laconico: “Italiano, Tonen”».

Tonen, classe 1893, fu anche un testimone della disfatta di Caporetto e  «a casa – prosegue Antonio Canessa junior – si tramandano aneddoti legati a quel tragico avvenimento. Io non ebbi la fortuna di conoscerlo, morì quando avevo solo un anno, ma mio padre mi ha raccontato tutto di lui e le sue avventure di guerra». Quella guerra che il nipote, da appassionato raccoglitore di immagini del passato, ha riscoperto nella soffitta di famiglia e tra le bancarelle dei mercatini di antiquariato. «Una passione che mi ha trasmesso sempre mio padre – aggiunge –. Attualmente possiedo circa un migliaio di cartoline postali che offrono uno spaccato della Sanremo dalla fine dell’Ottocento fino alla Seconda Guerra Mondiale. Le ho di tutti i formati, piccole, grandi, lucide, colorate e hanno per me un grande valore affettivo piuttosto ché economico, per il quale si va da piccole cifre come due o tre euro fino ai cento euro per quelle inedite». Quali, ad esempio, quella del fortino di Santa Tecla dove durante il conflitto bellico del 15-18 era presente un distaccamento militare con (e lo si vede molto bene in una foto dell’Archivio Moreschi, in mostra ai “100 dalla Vittoria”) gli aviatori della 266° squadriglia idrovolanti della Regia Marina; oppure i gruppi di giovani in maschera per il Carnevale che, fuggendo all’orrore della guerra, si divertono sulla Promenade.

Sanremo, Grande Guerra. foto Canessa

«Di interesse soprattutto tecnico – aggiunge –, sono invece le cartoline che raffigurano luoghi che non esistono più. Come quelle in cui si trova il vecchio Tribunale, distrutto in un bombardamento navale nell’ottobre del ’44, in un’ala del quale aveva sede la seconda caserma militare di Sanremo, dopo quella di San Martino, presidiata dai soldati come mio nonno». I bersaglieri, appunto, la cui giornata era anche fatta di lunghe ed estenuanti marce per le vie della città, al termine delle quali, puntualmente alle cinque, ritornavano in caserma sulle allegre note della loro fanfara mentre bambini e ragazzi ne seguivano la corsa.

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