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Pieve di Teco, il gruppo consiliare ‘Pieve Bene Comune': “Le incompetenze dell’amministrazione bloccano l’Unione da 4 anni”

"Con perdita di finanziamenti e con costi per i cittadini, perchè tasse tributi e servizi non vengono gestiti come dovrebbe essere"

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Pieve di Teco. Renzo Brunengo, Franco Roggero, Camilla Molinari del Gruppo consiliare “Pieve Bene Comune” hanno inviato una lettera aperta ai consiglieri comunali Massimo Aicardi, Gabriele Burlini, Nicola Dell’Erba, Walter Ferrari, Danilo Gerino, al vicesindaco Rosanna Zunino, all’assessore Luca Patrone nonché al sindaco Alessandro Alessandri.

“Abbiamo deciso di scrivere questa lettera aperta a tutti i consiglieri comunali per chiarire il ruolo della minoranza verso cui abbiamo dovuto registrare, con rammarico, nel consiglio comunale del 6 novembre scorso, un atto oltre che scortese, antidemocratico ed inaccettabile: l’abbandono della seduta senza dire nulla, senza esprimere alcun giudizio e senza dare alcuna motivazione. Il consiglio, ricordiamo, era stato convocato per eleggere i rappresentanti del comune di Pieve nel consiglio dell’Unione, come prescrive la legge e lo statuto e per discutere delle problematiche dell’Unione stessa.

In una democrazia la minoranza ha un ruolo di controllo che deve espletare al meglio delle sue possibilità. Noi chiariamo che il gruppo di minoranza non ha velleità di scardinare la maggioranza, ma non può nemmeno ignorare il suo ruolo, dimenticando le gravi incompetenze dell’amministrazione. La legge privilegia i comuni che effettivamente si uniscono per gestire i servizi e per ottenere i finanziamenti. I cittadini ne trarranno molti vantaggi con la diminuzione dei costi dei servizi. Invitiamo a questo proposito i consiglieri a consultare la mole di atti amministrativi fatti dall’Unione dei comuni a partire dal 2014 per verificare l’inerzia fattuale e una prolificità burocratica di cui l’unico effetto è stato sovraccaricare le incombenze degli uffici del comune di Pieve.

Noi auspichiamo che si arrivi ad una definizione operativa e non di facciata dell’Unione, perché come ebbe a dire il prefetto, in una sua lettera del 2015 inviata al presidente dell’Unione stessa: ‘Si confida nella più tempestiva soluzione delle criticità evidenziate, non potendosi peraltro, quantomeno escludere, in caso negativo, significative ricadute sia in termini di responsabilità per danno erariale, sia in conseguenza dell’avvio delle procedure di legge previste nella circostanza’.

Chiederemo pertanto nuovamente la convocazione del Consiglio in quanto il 6 novembre non è stato possibile in alcun modo trattare l’argomento per la sopravvenuta mancanza, in corso di seduta, del numero legale”.

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