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Maresciallo Brunetti a Sanremo: “Il mio pensiero? Moro poteva essere salvato, così come è stato salvato Sossi” fotogallery

Lezione di legalità da uno dei 31 uomini del generale Dalla Chiesa e dal procuratore aggiunto Grazia Pradella

Sanremo. Gli anni di piombo, raccontati da un protagonista e da un magistrato ancora oggi impegnato a ricostruire la verità. Ospiti dei martedì letterari organizzati dal Casinò di Sanremo, in una sala del teatro particolarmente gremita, il maresciallo dei carabinieri Antonio Brunetti, scelto dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa per fare parte del famoso “gruppo dei 31 uomini del Generale”, e il procuratore aggiunto di Imperia, Grazia Pradella, che ha condotto inchieste delicate sulla strage di piazza Fontana e sui servizi deviati e che dal 1995 vive sotto scorta.

Incontro Brunetti Pradella

Un pomeriggio incentrato sul racconto di Brunetti, che ha vissuto in prima persona il momento più difficile della storia italiana, contribuendo a sconfiggere il terrorismo nel nostro Paese, essendo parte del primo nucleo antiterrorismo creato dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa nel maggio del 1974. Diventato un uomo “senza nome e senza volto”, come egli stesso si è definito, lontano dalla moglie, dai figli piccoli, dalla madre malata, per portare avanti il compito che il generale gli aveva assegnato.

Intervista al maresciallo Brunetti, medaglia d’oro per la sua attività contro l’eversione

Dal sequestro dell’ex magistrato Mario Sossi, compiuto dalle Brigate Rosse a Genova il 18 aprile del 1974, al caso, dall’epilogo ben più tragico del rapimento di Aldo Moro fino all’omicidio del professor Marco Biagi. Nei suoi anni di attività, Brunetti ha svolto un compito difficilissimo ma, come ha dichiarato il militare, “Abbiamo dato sicurezza con il nostro sacrificio al popolo italiano”. Sul caso Moro: “A parer mio Aldo Moro poteva essere salvato, così come è stato salvato Sossi”, ha detto, rispondendo ad una domanda del pubblico.

Il magistrato Pradella ha voluto invece sottolineare quello che ha definito un “concetto importantissimo che difficilmente si impara nelle aule di giustizia, un dovere di tutti noi cittadini, un dovere primario per poter parlare del principio della legalità: il dovere della memoria. Abbiamo combattuto una guerra talmente cruenta che le nostre strade sono lastricate di morti. Molto spesso, però, ci si dimentica delle vittime o si fa finta di ricordarle. Ma il dovere della memoria è fondamentale”.

Duro il commento del procuratore sulla protezione, da lei definita “ideologica” di cui godono alcuni assassini, come Cesare Battisti. Il terrorista, ha ricordato Grazia Pradella, “E’ stato condannato all’ergastolo per più di un omicidio e ora vive in Brasile con la connivenza di una parte assolutamente democratica ma che io non capirò mai, per una certa protezione che possiamo definire ‘ideologica’. Ma di quale protezione ideologica stiamo parlando? Battista è un assassino di fatto e per la legge italiana. I suoi morti, come tutti i morti, meritano giustizia”.

 

 

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