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Da Città delle Rose a patria dell’erba light, ad Ospedaletti è boom di cannabis legale fotogallery

Viaggio nella "Riviera Green" che aiuta i floricoltori a convertire le serre dei fiori alla gangia

Ospedaletti. Da Città delle Rose a patria dell’erba light, ad Ospedaletti è boom di piantagioni di cannabis legale.

Ospedaletti - Loanesi, i goal

La crisi della floricoltura ha favorito l’aperura delle porte al mercato della canapa e nel piccolo paese che si affaccia sul mare, dal microclima migliore della Riviera, ci sono tre amici alfieri della “Riviera Green”, azienda spiaretese nata per esportare la coltivazione della marijuana “free Thc” a Ponente e non solo.

Sono un parmigiano Emenuele Ippoliti (ironia della sorte allergico alla sostanza che coltiva), Gianmaria Nieddu, figlio dell’ex maresciallo della locale stazione dei carabinieri e Luca Silla, ristoratore che le erbe, fino a poco tempo fa, le usava solo in cucina per insaporire le pietanze.

Da quando lo Stato con la legge 242 del dicembre 2016 ha ammesso le coltivazioni di canapa, in provincia di Imperia ci si stanno buttando in molti. Con le rose e i garofani soffocati dalla concorrenza del Sud America e dell’Africa, a rendere ci sono rimasti i ranuncoli e il verde ornamentale. Ma grazie al microclima di Ospedaletti, l’erba light potrebbe farla diventare la nuova El Dorado. Per ora sono circa sei gli imprenditori che si sono convertiti, ma per l’anno prossimo Emanuele garantisce: “Ad Ospedaletti la pianteranno tutti”.

Con un investimento nell’ordine di qualche decina di migliaia di euro, le serre, comprese quelle abbandonate, stanno così riprendono vita. La cannabis legale cresce senza troppe difficoltà, anche se ci vuole molta attenzione perché acari e ragno rosso sono sempre in agguato e, vista la produzione in costante aumento, diventa fondamentale curare la crescita nei suoi particolari, cercando di ottenere, anche da un punto di vista estetico, un prodotto bello a vedersi.

L’altro fattore imprescindibile si chiama Cbd, il cannabinoide che non sballa ma rilassa e che è ricercatissimo dalle industrie farmaceutiche, le quali ne ricavano calmanti, pomate e altri derivati.

Sul mercato si vende al dettaglio a tabacchini e negozi specializzati, a più di 3 euro al grammo, mentre all’ingrosso il prezzo scende ma rimane economicamente interessante. Alla porta della Riviera, infatti, sarebbero già pronte a sbarcare le grandi aziende americane e canadesi, Paesi che hanno fatto di questo tipo di produzione un pezzo di punta delle proprie economie.

“La cannabis legale deve seguire degli stringenti parametri che limitano allo 0,2 il tasso di Thc che può essere presente nelle infiorescenze”, spiega Emanuele della Riviera Green, che ha aperto le porte delle proprie serre a Riviera24 perché per lui è importante “sdemonizzare questa pianta che ha delle proprietà benefiche e non serve per sballarsi”.

“Viviamo la nostra impresa come una missione. Vogliamo rivitalizzare le serre abbandonate aiutando i floricoltori che hanno mollato o che sono in difficoltà. Il nostro sogno è trasformare questa zona, dal clima incredibile e perfetto per queste coltivazioni, nel triangolo dello smeraldo (per il colore simile a quello della gangia), nella Riviera della cannabis”.

Per farlo Emanuele, Gianmario e Luca vogliono organizzare anche il primo festival della Liguria dedicato al settore e per questo hanno già presentato domanda in Comune. “Un festival – spiegano i promotori – al quale dovrebbero partecipare una quarantina di produttori e che vogliamo unire al mondo del biologico, perché la cannabis può essere prodotta come qualsiasi altra pianta o verdura e quindi può essere biologica o meno. Anche noi stiamo lavorando in questo senso e speriamo al terzo anno di attività di ottenere la certificazione”.

La normativa

La legge 242 del dicembre 2016 sdogana la coltivazione della canapa ma solo per uso tecnico ed ornamentale. Il provvedimento entra in vigore nel 2017, ma è solo con il 2018 che iniziano a espandersi le coltivazioni in tutta Italia. Per il direttore di Coldiretti Imperia Domenico Pautasso: “C’è bisogno di approfondire la normativa. Il Ministero della Salute non ha ancora emanato il decreto ministeriale con il quale va a sancire i limiti di Thc, mentre l’ultima circolare in materia, del maggio 2018, è del Ministero degli Interni e fissa nello 0,5 il livello massimo che può essere contenuto nell’erba, anche se una precedente circolare del Ministero della Salute stabiliva un range da 0,2 a 0,6.

In Italia – continua Pautasso - sono legali 64 varietà autorizzate dall’Unione Europea e si tratta di vecchie varietà già utilizzate in passato per la produrre fibra. Al momento questi semi non consentono di ottenere un tasso elevato di Cbd, che può arrivare al massimo intorno allo 6%. Il Cbd è l’elemento chimico più richiesto dalle case farmaceutiche e anche dalle Asl.

Come Coldiretti siamo impegnati a sperimentare varietà in grado di avere un Thc basso e un Cbd alto, ma è un processo che richiede ancora tempo.

Quando si decide di avviare la coltivazione bisogna segnalare la posizione alla locale stazione dei carabinieri. I controlli sono affidati ai carabinieri forestali e non sono ammesse deroghe. Se nella piantagione vengono trovate piantine con valori fuori norma, la sanzione è drastica: multa e piantagione da rancare”.

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