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Camporosso, una folla commossa per l’addio a Giuseppe De Leo. “La sua morte è ingiusta” foto

Il feretro portato a spalla dagli amici

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Camporosso. Un corteo silenzioso di oltre mille persone ha scortato il feretro di Giuseppe De Leo, portato in spalla dagli amici, dall’oratorio dei Neri fino alla chiesa di San Marco Evangelista in piazza Padre Santo dove il vescovo diocesano Antonio Suetta ha celebrato i funerali del giovane, morto a 24 anni in un incidente stradale mentre si trovava in Croazia.

“E’ molto difficile oggi dire qualcosa”, ha detto il vescovo nella sua omelia, “Non soltanto per la commozione che ci chiude la bocca, ma soprattutto per il mistero e per la tristezza dinanzi alla quale ci troviamo. Allora credo che l’atteggiamento più giusto, più buono per il nostro cuore e più autentico, sia quello di lasciare risuonare in noi la parola del Signore che abbiamo appena ascoltato, senza la pretesa che questa sia una risposta immediata alle domande che gridano in noi. Le domande che gridano in noi sono semplicemente riassunte in un ‘perché?’. La morte è incomprensibile, è davvero ingiusta, la morte è la peggiore delle ingiustizie e così ci rivolgiamo al Signore domandandogli il perché. La morte è sempre dolorosa, in qualunque modo e tempo della vita accada. Ma la morte di Giuseppe ci appare ancora più ingiusta, perché prematura e improvvisa. Non abbiamo la pretesa che il Signore risponda a noi, ma il desiderio e la disponibilità che il Signore consoli il nostro cuore”.

In una predica di tredici minuti, monsignor Suetta ha ricordato Giuseppe, il suo impegno nello studio e nel volontariato, la sua passione per lo sport. Il giovane si sarebbe dovuto laureare in medicina, che studiava all’università di Genova, la prossima estate. Gli mancavano due esami e sarebbe diventato medico, con un anno di anticipo rispetto alla normale tabella di marcia. Era uno studente brillante, così come tutti, ex professori e amici, lo hanno descritto.

“A noi verrebbe da dire ‘perché tutto questo è finito?’, ma il Signore ci può aiutare dicendo ‘Prova a cambiare la parola… Non è finito, ma compiuto’. Perché per tutti noi, per quanto possa essere lungo il nostro cammino, a un certo punto si interrompe”, ha detto ancora Suetta, “Il Signore ci assicura, però, che al di là di questo pellegrinaggio terreno, c’è il compimento del disegno nella sua casa”. Quella di Giuseppe è “una vita stroncata nei suoi progetti, nei suoi affetti, in quella che avrebbe dovuto essere la sua professione ed è stata interrotta anche nel conoscere il Signore, perché il cammino della conoscenza di Dio è lento. Giuseppe rimarrà presente nella nostra vita, non soltanto nei tanti bellissimi ricordi, non solo nell’affetto, ma in qualcosa di più vivo: nella comunione dei santi”.

Al termine della funzione, ha preso la parola anche don Luca Salomone, che ha terminato il suo discorso salutando Giuseppe, “Ti vogliamo bene”, ha detto, tra l’applauso dei presenti.

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