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Bordighera, Palazzo del Parco gremito per il convegno “La conoscenza contro la violenza” fotogallery

Una rete di assistenza per le donne vittime di violenza formata da medici, forze dell'ordine, giudici, avvocati e volontarie dei centri di ascolto

Bordighera. Centosei donne uccide dai propri mariti e fidanzati dal 1 gennaio 2018 ad oggi. E’ il dato preoccupante emerso ieri durante il convegno “La conoscenza contro la violenza” organizzato dallo sportello di ascolto “Noi4You” dello Zonta Club al Palazzo del Parco di Bordighera nell’ambito della giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
Sessanta volontarie preparate per ascoltare e aiutare le donne in difficoltà: “Noi4You”, negli anni della sua attività sul territorio di Bordighera ha accolto, supportato, informato e soprattutto ascoltato gli sfoghi e le grida di aiuto di oltre cento vittime, tutte donne.

Convegno violenza donne Bordighera

“E’ importante parlare di violenza”, ha dichiarato il sindaco Vittorio Ingenito, “La conoscenza è fondamentale contro la violenza. E’ fondamentale che tutti sappiano che esistono fondi governativi contro la violenza, è fondamentale che tutti sappiano che la denuncia è lo strumento più importante”.

Ai saluti del sindaco, hanno fatto seguito gli interventi di avvocati, psicologi, forze dell’ordine, medici e giudici che collaborano per tutelare le donne vittime di violenza.
Tra questi, il dottor Stefano Ferlito, direttore del dipartimento di emergenza dell’Asl 1 imperiese, ha illustrato il “percorso rosa”: il nuovissimo protocollo regionale per la prevenzione e il contrasto nei confronti della violenza su minori e fasce deboli. “La novità di questo protocollo”, ha spiegato Ferlito, “E’ il coinvolgimento attivo dei centri antiviolenza presenti sul territorio. I centri sono importanti. Quando il paziente che arriva in pronto soccorso non necessita un ricovero in ospedale, ci dobbiamo affidare ai centri antiviolenza che ci sono nel territorio”. Tra le altre novità del “percorso rosa”, l’esenzione del ticket sanitario per le donne vittime di violenza, che avviene istituendo percorsi ad hoc in day hospital che tutelano la privacy e l’aspetto psicologico delle vittime. “Lo scopo”, ha detto Ferlito, “E’ quello di ottimizzare il percorso sanitario della vittima che subito violenza e assicurare la continuità assistenziale”. Fondamentale, inoltre, la reperibilità dello psicologo, introdotta proprio con il protocollo “percorso rosa”.
“Alle cure che forniamo alla paziente”, ha concluso il medico, “Si affianca l’azione sinergica e tempestiva delle Procure e delle forze dell’ordine per rilevare tutti gli elementi utili, avviare le indagini, monitorare e tenere sotto controllo le situazioni. Non sempre è facile. A volte le donne arrivano accompagnate dai propri aguzzini. Non possono dire nulla, ma parlano con gli occhi e in questo caso è fondamentale la capacità delle infermiere di capire gli sguardi, recepire la richiesta di aiuto”.

“E’ importante sconfiggere il pregiudizio: molte donne non chiedono aiuto perché hanno paura di essere separate dai propri figli. Non è sempre così”, ha detto Monica Bonelli, direttore sociale del distretto sociosanitario ventimigliese. L’assistente sociale ha parlato della crescita, preoccupante, della violenza di genere e di un fenomeno altrettanto preoccupante rilevato dai dati ISTAT del 2014: la trasmissione intergenerazionale della violenza. “La violenza si trasmette. C’è una relazione implicita tra la violenza subita da piccoli e il comportamento violento da adulti”, ha detto.

“La donna che decide di fare denuncia lo fa o perché ha raggiunto un livello di sopportazione massima, o perché ha paura che la violenza vada a intaccare i familiari, soprattutto i figli”, ha spiegato il tenente dei carabinieri di Ventimiglia Maria Rosaria Paduano, illustrando il protocollo operativo messo in atto dalle forze dell’ordine in caso di violenza sulle donne. “Quando la donna non è ancora decisa se fare o meno denuncia, si reca in caserma solo per richiedere informazioni e una parola sbagliata può spingerla a tornare sui suoi passi. Quindi è fondamentale che l’operatore sia preparato, l’accoglienza è molto importante: il rischio, altrimenti, è che la donna percepisca scarso interesse nei suoi confronti e torni sui suoi passi”.
Per avere un quadro più chiaro e preciso della situazione familiare della donna, i militari possono risalire ai cosiddetti “reati satellite”, controllando gli accessi in ospedale quando la donna si è recata più volte con traumi o fratture che però aveva attribuito a cadute accidentali.
“Alla donna vengono sempre forniti consigli, cautele comportamentali”, ha spiegato il tenente, “Oltre il tener presente che deve annotare eventuali contatti che l’aggressore cercherà di avere con lei: messaggi, telefonate, contatti personali, incontri sul luogo del lavoro”. Tutte prove che potranno poi essere utilizzate per provare il reato di stalking. Alla donna vengono anche fornite, per legge, informazioni sulla rete assistenziale presente sul territorio.

A parlare dell’ammonimento, strumento di natura amministrativa nei poteri del questore, è stato il commissario di polizia della questura di Imperia Daniela Grande: “Quando le donne vengono da noi possono decidere se intraprendere la via penale, con la denuncia querela, oppure chiedere che il questore utilizzi lo strumento dell’ammonimento” con il quale lo stalker viene diffidato dal continuare il proprio comportamento persecutorio nei confronti della donna. Tra i relatori anche il giudice imperiese Paolo Luppi.

Nella sala gremita del Palaparco, erano presenti diverse autorità civili e militari: oltre all’amministrazione comunale di Bordighera, anche il sindaco di Camporosso Davide Gibelli e il suo vice Maurizio Morabito, il comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, tenente colonnello Andrea Mommo, il comandante della compagnia di Ventimiglia, capitano Francesco Giangreco, il maresciallo Massimiliano Sestili, comandante della stazione carabinieri di Bordighera, il capitano Tommaso Garofalo, al comando della Guardia di Finanza di Ventimiglia e altri ancora.

Presente anche la Polizia di Stato, con il vice dirigente del commissariato di Ventimiglia Massimiliano Croese in campo con “Questo non è amore”: il progetto della polizia contro la violenza sulle donne.

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