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Aldo Alberto (Cia Liguria): “A Roma per tenere alta l’attenzione sui problemi della nostra regione”

"Si parlerà dell'abbandono dell'entroterra, del dissesto idrogeologico e dei danni da ungulati"

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Imperia. «Il paese che vogliamo non è solo il titolo dell’assemblea nazionale Cia di quest’anno, ma vuole essere anche il primo segnale di un percorso nuovo e diverso, un cambiamento rispetto al passato». Sono queste le prime riflessioni di Aldo Alberto, presidente di Cia Liguria e membro del coordinamento nazionale della Confederazione a pochi giorni dall’assemblea che si terrà il 29 novembre a Roma.

«Con questo titolo – prosegue Alberto - siamo pronti a proporre la nostra visione di sviluppo del paese. È tutto il gruppo dirigente della Confederazione che, supportato dai membri dell’assemblea e dai soci, vuole rendere più incisivo il messaggio nei confronti della politica, perché diventi un volano per una più efficace azione di governo su tematiche da sempre discusse e quasi mai efficacemente affrontate».

Tra gli argomenti in agenda il 29 novembre, la valorizzazione del territorio e delle sue enormi potenzialità agricole ed ambientali. «Il rumore di fondo dei proclami della politica sta inesorabilmente oscurando i veri nodi cruciali della crisi dell’imprenditoria agricola – aggiunge il presidente di Cia Liguria – come la mala burocrazia, che sta penalizzando le nostre aziende impedendone sviluppo e crescita».

Non mancherà nemmeno una particolare attenzione per la Liguria: «Rifletteremo su come creare le condizioni per permettere agli agricoltori di riuscire a vivere il territorio. Il problema degli animali selvatici, per esempio, oggi non rende più fattibile coltivare in alcune zone. Mentre l’abbandono di estese aree dell’entroterra ligure è una delle prime cause di dissesto idreogeologico. Tutti argomenti già trattati in sede regionale e che porteremo anche all’assemblea nazionale. Non vogliamo esporre lamentele ma esperienze, progetti e proposte concrete. Siamo determinati a fare la nostra parte perché crediamo, fortemente, che l’Italia meriti di poter guardare al proprio futuro con fiducia e non con rassegnazione».

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