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Sanremo, “Requiem” di Mozart alla chiesa di Santo Stefano

Concerto nell’ambito delle celebrazioni per i 100 anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale

Sanremo. E’ uno dei classici del repertorio mozartiano, ancorché contornato dal mistero della sua composizione, in parte chiarito solo in tempi recenti: è il “Requiem” di Wolfgang Amadeus Mozart.

W. A. Mozart con spartito autografo

La Sinfonica lo affronta e lo propone – con la direzione del maestro Giancarlo De Lorenzo – in una delle chiese più care ai sanremesi, quella di Santo Stefano, in Piazza Cassini, alle porte della città vecchia, sabato 3 novembre alle 16.30.

Luogo più che mai consono a quella che è, in sostanza, la colonna sonora della celebrazione funeraria del compositore austriaco. Ad affiancare i professori d’orchestra una serie di solisti eccellenti: la soprano Antonella Romanazzi, la contralto Cristina Sogmaister, il tenore Gianluca Pasolini, il basso Dante Roberto Muro ed il Coro Filarmonico Musica Nova diretto dal maestro Paolo Caravati.

Il concerto rientra nelle celebrazioni cittadine volute per ricordare i 100 anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale.

Programma:

“Requiem” in Re minore K626 per Soli, Coro ed Orchestra

– Requiem

– Kyrie

– Dies irae

– Tuba mirum

– Rex tremendae

– Ricordare

– Confutatis

– Lacrimosa

– Domine Jesu

– Hostias

– Sanctus

– Benedictus

– Agnus Dei

– Lux aeterna

– Cum sanctis tuis

Lunedì 5 dicembre 1791, poco dopo la mezzanotte, Wolfgang Amadeus Mozart morì a Vienna per “febbre miliare acuta”. Da tempo era malato e probabilmente le cause furono un’infezione ed un’insufficienza renale: inoltre, negli ultimi giorni, contrasse anche una broncopolmonite. Una lettera di Sophia – sorella minore della moglie Costanza – descrive quanto accadde la domenica precedente: “Al suo capezzale vi era Süssmayr. Il noto “Requiem” giaceva sulla coperta ed egli gli spiegava come, a suo parere, dovesse completarlo dopo la sua morte. Si cercò a lungo il Dottor Closset, che venne infine trovato a teatro, ma dovette attendere la fine della rappresentazione. Quindi venne e prescrisse impacchi freddi da applicare sul capo ardente di Mozart, i quali ebbero un effetto tale da privarlo della conoscenza fino al trapasso. Negli ultimi istanti tentò di riprodurre con la bocca i timpani del suo Requiem”.

Le parole della donna chiariscono che la composizione non era conclusa, eppure fino al 1825 la Messa da Requiem fu attribuita interamente a lui. È risaputo che fu poi la moglie a chiedere ai suoi collaboratori di completare l’opera e di mantenere il segreto, in modo da non dover restituire i Ducati ricevuti dal conte Stuppach: un nobile che spacciava per sue le composizioni che si faceva scrivere da altri, dietro compenso.

L’ingresso è gratuito.

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