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Ricercatrice bordigotta porta in California le scoperte italiane contro la leucemia

Negli Stati Uniti Alice Bertaina vuole ottimizzare i risultati ottenuti, preparando in laboratorio cellule "killer" da infondere post trapianto per prevenire la ricaduta

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Bordighera. Dopo la laurea in Medicina a Pavia e quasi dieci anni di esperienza clinica al Bambin Gesù di Roma, la bordigotta Alice Bertaina è partita per Stanford, dove al lavoro clinico ha potuto affiancare la ricerca.

Un caso particolare, quello di Alice, che ha esportato una scoperta italiana negli Stati Uniti e non viceversa: «L’Italia mi ha dato tantissimo, sia in termini di ricerca traslazionale che di soddisfazione professionale», racconta.

Alice, con un paper su questa particolare tecnica, si è guadagnata la finale agli ISSNAF Awards 2018: i premi annuali che verranno consegnati all’Ambasciata italiana a Washington il 22 e 23 ottobre e promossi da ISSNAF, la fondazione che riunisce oltre 4 mila scienziati italiani che lavorano e studiano in Nord America. Bertaina in particolare è una dei tre finalisti del Paola Campese Award for research in Leukemias.

«Sono specializzata nel trapianto di cellule staminali nei bambini con leucemia acuta e rare malattie genetiche – spiega la ricercatrice –. Normalmente il donatore di midollo deve essere compatibile al cento per cento. Al Bambin Gesù siamo riusciti ad attivare una strategia di manipolazione del trapianto usando il midollo di madre o padre che sono compatibili solo al 50 per cento».

Negli Stati Uniti Alice vuole ottimizzare i risultati ottenuti: «C’è ancora una percentuale di bambini che ricade post trapianto, voglio preparare in laboratorio cellule ‘killer’ da infondere post trapianto per prevenire la ricaduta». Per poi rientrare in Italia e lavorare con i risultati ottenuti: «Il sistema sanitario italiano garantisce la cura a chiunque, e questo è senza dubbio un vantaggio rispetto agli Stati Uniti, ma qui fare ricerca è più semplice, ci sono più risorse economiche e tecnologiche».

E le donne sono avvantaggiate: «In Italia per fare carriera spesso bisogna rinunciare a famiglia e figli, qui tutte le colleghe hanno più di un figlio, il sistema incentiva la conciliazione tra lavoro e vita privata». Non solo: «Qui l’accademia è accessibile e la maggior parte dei docenti ha meno di 40 anni, in Italia avere una cattedra alla mia età è quasi impossibile».

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