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Dal Festival ad Area Sanremo, Lighea ai microfoni di R24: “Non bisogna aver paura di essere sé stessi” foto

In questi giorni sta seguendo giovani talenti per aiutarli a trovare la propria personalità artistica e imparare a tirarla fuori

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Sanremo. “Sanremo è una città molto importante per me perché è quella che ha fatto sì che il mio sogno, la mia passione diventasse il mio mestiere. Per cui ci sono tanto legata. E’ stato un amore e anche un grande sconvolgimento della mia vita perché qualche anno fa ho partecipato al Festival di Sanremo nelle “Nuove Proposte”, l’anno dopo nei “Big” a metà degli anni novanta. Improvvisamente da una piccola città di provincia mi sono trovata ad affrontare una cosa enorme come quella del Festival di Sanremo: meraviglioso ma anche troppo grande per una giovane ragazza“- ha dichiarato Lighea, pseudonimo di Tania Montelpare, ai microfoni di R24 Radio.

Da Fermo, città delle Marche, la cantautrice giunse nella Città dei Fiori per partecipare a Sanremo Giovani nel 1993 che gli diede il diritto di accedere al Festival di Sanremo 1994, nella sezione “Nuove proposte”, aggiudicandosi il 6º posto con Possiamo realizzare i nostri sogni. Nello stesso anno viene pubblicato il suo primo album Non siamo eroi (il titolo è un verso di Siamo noi quelli sbagliati).

“Nel 1995 quando ho cantato “Rivoglio la mia vita” pensavo di cantare la storia di tante persone che l’hanno persa, io mi sentivo di averla in mano e non mi rendevo che in realtà la stavo perdendo – svela alla conduttrice Giusy Di Martino – Le canzoni sono profetiche di solito arrivano sempre un po’ prima della vita, perché quando si viaggia, si scrive con la creatività e si può pescare anche il futuro. Infatti poi grazie e a causa di questo lavoro ho perso la mia vita. Ho perso un po’ il controllo e mi sono sentita un po’ in balia degli eventi fino a quel punto di quando ti trovi a fare cose che tutto sommato ti appartengono poco. Non mi trovavo a vivere questo mestiere in quel modo lì, così dietro al business. Io sono una che ama l’arte e la comunicazione quindi mi piace cantare perché è il modo per passare quello che senti e per poterlo condividere con le altre persone. E’ un po’ uno scambio. Farlo diventare un numero in classifica o una canzone che passa in radio, mi sembra così riduttivo per l’arte. Per un po’ ho subito molto questa cosa fino a che non ho capito che non la volevo. Da lì mi sono ripresa la mia vita e o fatto scelte diverse”.

Nel 1995 ritorna al Festival con Rivoglio la mia vita, brano con il quale guadagna l’ammissione alla sezione “Campioni”, classificandosi al 7º posto nella finale del sabato sera. Esce il suo secondo disco, Lighea, che comprende anche Le cose che non riusciamo a terminare mai, brano presentato al Festivalbar 1995 e con il quale raggiungerà la top 40 degli album più venduti in Italia. Nel 1996, dopo l’uscita del terzo album Impara a dire no, duetta con Fausto Leali nella sigla del telefilm Dio vede e provvede.

Oggi è tornata a Sanremo, ma questa volta nel ruolo di docente per gli stages di Area Sanremo. “Sono molto vicina ai ragazzi che oggi fanno lo stesso percorso che ho fatto io, mi sento davvero di poter portare un contributo visto che la mia storia arriva da lì – dice la cantautrice parlando della sua esperienza con Area Sanremo - Ho seguito tutto il tour quindi ho conosciuto tutti i ragazzi in giro per l’Italia, li ho incontrati e con loro ho tenuto una conferenza in cui raccontavo la mia storia, perché è un po’ particolare nel mondo della musica, quindi ho notato che per i ragazzi è stata una cosa molto importante. Ascoltare da chi l’ha vissuta dall’interno è una dinamica un po’ diversa dal solito”.

“Quest’anno Franco Mussida con Cpm Music di Milano hanno organizzato questi stages formativi ad Area Sanremo e mi hanno inclusa in questo percorso perché faccio un lavoro un po’ particolare con i ragazzi perché lavoro sull’aspetto emozionale per aiutarli a trovare la propria personalità artistica e impararla a tirarla fuori con semplicità e soprattutto ad avere una loro personalità. Non bisogna aver paura di essere ciò che si è - spiega Lighea - E’ molto difficile perché questo è un lavoro che ti mette sotto i riflettori e quindi ti espone al giudizio degli altri perciò si ha sempre paura di non piacere e a causa di questo a volte si mettono delle maschere perché pensiamo che così possiamo fare bella figura. Quindi andare lì nudi e crudi è veramente tanto difficile. E’ un lavoro molto impegnativo da parte dell’artista. In realtà dovrebbe essere la cosa più semplice del mondo invece per ottenerla ci vuole un grande lavoro. Io ne ho ascoltati più o meno la metà di questi ragazzi e ce ne sono tanti bravi. Sono sempre più preparati”.

Dal 28 settembre in radio si può sentire “La casa capovolta”. “E’ nata per caso. Non ho più intenzione di fare un percorso discografico perché ho fatto una scelta che va in un’altra direzione, però visto che scrivo anche per giovani artisti, avevo una melodia in testa e quindi mi sono seduta al pianoforte mi sono detta: “la devo fermare sennò poi me la dimentico e finisce lì” – racconta – Mi piaceva, mi sono seduta e in un’ora e mezza è nata questa canzone. Quando ho finito di scrivere ho pianto per un’ora. E’ stata una liberazione da tutto il dolore che avevo vissuto in relazione a questa storia perché mi aveva molto toccata in profondità e poi l’ho messa lì. Un giovane ragazzo non poteva affrontare una canzone di questo tipo”.

A quindici giorni di distanza ho parlato con un mio amico psicologo che stava andando ad Amatrice a fare un lavoro con le persone che hanno subito un trauma, parlando di questo gli ho raccontato di aver scritto una canzone su questa storia e così mi ha detto “me la devi imprestare perché devo far vedere un video e voglio metterci una canzone adatta sotto”. A distanza di tempo con questa canzone ho “vomitato” tutto quello che avevo dentro dopo il tragico terremoto di Amatrice. E’ stata molto catartica”.

Tra i suoi obiettivi futuri vi sono i giovani e il sociale. “Nell’ultimo anno mi si è chiarito il modo in cui voglio fare musica perché per tanto tempo ho cercato di capire come mettere a frutto il mio talento. Adesso ho messo a fuoco che voglio dedicare la mia voce e la mia musica ai giovani, a chi deve cominciare un percorso e ha bisogno di canzoni e di trovarsi, e a progetti sociali che possono essere di informazione o di raccolta fondi. Non voglio passare come quella che non è servita a niente o solo a se stessa, non mi gratifica più. Voglio darmi da fare”.

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