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Da Imperia al Kenya per solidarietà: la storia di Francesca finisce alle “Iene” foto

In questo anno ha imparato lo swahili, lavorato la terra e assistito i bambini orfani e sieropositivi

Imperia. Tanta voglia di mettersi in gioco ed aiutare. Sono questi gli elementi che hanno portato Francesca Casassa, 20enne imperiese, a prendere parte ad un progetto di servizio civile in Kenya, precisamente a Nanyuki, cittadina di 50mila abitanti sulla linea dell’equatore, alle pendici del Mount Kenya.

Della sua esperienza ha parlato la trasmissione di Italia UnoLe Iene“, che ha seguito la giovane imperiese nel suo viaggio. In questi luoghi Francesca ha imparato lo swahili, lavorato la terra e assistito i bambini orfani e sieropositivi: “Questo è un progetto in cui sentivo di poter dare il meglio di me stessa, perciò ho deciso di fare domanda e mi hanno preso“, racconta l’imperiese.

Il servizio civile dura un anno anno ed è un’opportunità per i giovani dai 18 ai 28 anni di aiutare in ogni modo possibile, sia in Italia che nel resto del mondo. Ad accompagnarla in questa esperienza formativa e intensa c’erano con lei altri ragazzi, con i quali si è stretto un importante legame.

Nel servizio andato in onda il 30 ottobre, Francesca ha ricoperto il ruolo della iene e, una volta indossato il completo d’ordinanza, ha accompagnato i telespettatori, facendogli conoscere la realtà che lei vive intensamente da un anno.

In questi luoghi sono presenti situazioni difficili: le persone sopravvivono con 60 centesimi al giorno e si nutrono di ciò che trovano nell’immondizia, inoltre bambini e ragazzi giovanissimi fanno uso di droga, precisamente sniffano colla e carburante per aerei, le cosiddette droghe povere, per cercare di rendere sopportabile una vita troppo spesso difficile.

“Sarà traumatico rientrare“, racconta Francesca alla fine del servizio. “Da questa esperienza ho imparato ad apprezzare le piccole cose e a ringraziare per quello che ho. Qui le persone vivono situazioni difficili, ma sono felici e sperano in una situazione migliore. Mi sento più forte rispetto a quando sono partita. Mi mancherà molto il contatto con la gente. Io non amo le tecnologie e nella nostra società siamo individualisti“.

E’ stato l’anno più formativo della mia vita. Anche questo è uno studiare, ma in maniera diversa, perché vivi l’esperienza su se stesso. Lanciatevi in questa esperienza di servizio civile, qui c’è qualcosa che ti riempie il cuore, è un’esperienza pazzesca”, conclude Francesca.

 

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