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Canonizzazione di Papa Paolo VI, il ricordo del parroco di Diano Marina

Don Gianfranco Minasso è stato ordinato presbitero da Paolo VI il 29 giugno del '75

Imperia. Domani è il giorno della canonizzazione di Paolo VI: un Papa che ha lasciato il segno; e, a questo proposito, una risonanza del tutto particolare dal territorio ingauno-imperiese è quella di Gianfranco Minasso, parroco di Diano Marina, che, il 29 giugno del ’75, proprio da Paolo VI è stato ordinato presbitero: «era l’Anno Santo - racconta don Gianfranco - e c’è stata questa ordinazione “globale”: eravamo trecentocinquantanove, sedici italiani, due liguri; è stata un’emozione grande, il Papa ha voluto mettere le mani sulla testa a tutti e a tutti ha voluto dare l’abbraccio di pace». Ecco la testimonianza raccolta da Marco Rovere, collaboratore della pagina diocesana dell’Avvenire.

«Alla fine della celebrazione - prosegue nel racconto don Gianfranco – ci ha omaggiato di un Vangelo con la sua dedica, e, nel congedarsi, mentre prendeva l’ascensore, ha detto “sono molto stanco, ma ne valeva la pena”: essendo molti, infatti, la celebrazione era iniziata al mattino verso le sei ed era finita dopo le dieci». «Ho ben impressa nella mente e nel cuore la sua omelia – dice ancora Minasso a proposito della sua ordinazione – quello che ci ha detto sulla vocazione, sulla vita sacerdotale».

Quell’omelia in cui Paolo VI disse agli ordinandi preti, tra cui don Gianfranco: «il mondo ha bisogno di voi! il mondo vi attende! anche nel grido ostile ch’esso lancia talora verso di voi, il mondo denuncia una sua fame di verità, di giustizia, di rinnovamento, che solo il vostro ministero potrà soddisfare (…) Sappiate ascoltare il gemito del Povero, la voce candida del bambino, il grido pensoso della gioventù, il lamento del lavoratore affaticato, il sospiro del sofferente e la critica del pensatore!»

«Ricordo Paolo VI come un uomo di una tenerezza unica – prosegue Minasso - di delicatezza verso l’altro, che non era uno sconosciuto, ma un fratello da incontrare ed abbracciare». «Porto nel cuore quest’uomo, mi commuove pensare che il mio essere prete, la mia vita è passata dalle mani di un santo, lo prego tutti i giorni, è stato un grande papa, penso a come ha vissuto e guidato il Concilio, un profeta» – conclude.

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