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Sanremo, l’omicidio di Giovanni Palumbo divide i social: commenti di condanna e comprensione fotogallery

Messaggi di cordoglio alla famiglia. Nella città di confine in molti ricordano il calvario del presunto assassino

Sanremo. Social scatenati fin dai primi lanci della notizia relativa all’efferato omicidio di via Fratti nel primo pomeriggio di giovedì. Il professor Giovanni Palumbo, infatti, era un professionista molto noto in città e in tutta la provincia per la sua attività, in particolare nel campo delle perizie assicurative. Molti i messaggi di cordoglio per la famiglia, di condanna del gesto, ma c’è anche chi si chiede per quale motivo Vincenzo Mercurio, la persona arrestata per l’omicidio di Palumbo, nonostante avesse dei precedenti, non fosse stata in qualche modo messa sotto una più attenta sorveglianza da parte della magistratura e delle forze dell’ordine. C’è anche chi la pensa diversamente e sostiene che Mercurio fosse stato lasciato solo dalle istituzioni.

“Purtroppo la disperazione a volte ti porta a questo”, scrive Elisa D.; “Aveva perso tutto!!!! Non lo giustifico, ma lo avevano mandato fuori di testa!!”, commenta Fabiana A. 
E ancora Eve L.:“Non lo giustifico. ..ma posso capire la sua disperazione” e Rosanna L. “E’ vero nessuno può giustificare un gesto del genere ma io conosco Enzo da una vita e non è una cattiva persona… Quando chiedeva aiuto e giustizia avrebbero dovuto ascoltarlo… Mi dispiace un sacco… Davvero…”. E Lilli D. :“Mi fanno pena tutti e due… Sia il medico che ha perso la vita… Sia lui… Disperato..e quasi cieco… Non è giusto..”. I commenti sono di questo tenore, soprattutto sui gruppi Facebook di Ventimiglia, dove vive il presunto killler, ex commerciante ambulante.

Nella città di confine la storia di Vincenzo Mercurio, così come la sua disperazione, la conoscevano tutti: l’uomo era convinto di esser rimasto quasi cieco dopo una visita oculistica nello studio del medico Domenico Contursi a Ventimiglia. Mercurio aveva già aggredito, in due occasioni, l’oculista e per questo era stato condannato in primo grado.

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