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Elezioni comunali, come votano i sanremesi e chi sarà il futuro sindaco?

L'analisi di Riviera24.it in collaborazione con OpiMedia Consulting

Sanremo. Elezioni comunali 2019, nella Città dei fiori tira già aria di campagna elettorale.

C’è molto fermento nei partiti e movimenti che si sfideranno a maggio dell’anno prossimo nella conquista del governo di Palazzo Bellevue.

L’ingresso in scena del Gruppo dei 100, al quale va riconosciuto il merito di essere riuscito ad aggregare il centrodestra cittadino intorno al progetto del suo candidato sindaco Sergio Tommasini, è stato preceduto dall’annuncio della ricandidatura del primo cittadino in carica Alberto Biancheri.

Nell’ombra delle consultazioni che si stanno svolgendo da alcune settimane tra gli esponenti degli attuali gruppi di maggioranza e opposizione, emergono almeno altri quattro possibili candidati sindaco. Dato per scontato è quello dal Movimento 5 Stelle, partito di lotta e, ormai, di governo (al fianco della Lega di Salvini), che in consiglio comunale ha due rappresentanti.

Altro gruppo politico, rimasto fedele alla propria vocazione civica e indipendente, Sanremo Attiva, rappresentata in Consiglio da Robert Von Hackwitz, ha iniziato nelle scorse settimane il percorso di consultazione della propria base, processo che dovrebbe confermare una riproposizione alle prossime amministrative della lista civica. Da vedere se nuovamente come indipendenti o in alleanza ad altre anime della Sanremo progressista e ambientalista, come quella degli ex assessori Daniela Cassini e Leandro Faraldi o l’attuale consigliere di Sanremo Insieme Fabio Ormea.

Un’incognita invece pende sul Partito Democratico locale. Asse della compagine Biancheri, secondo voci intere ai Dem, l’alleanza con l’attuale sindaco viene data per scontata, anche se sembrerebbe ancora lontana dall’essere definita pienamente. Quasi certamente invece la lista non porterà il simbolo del partito.

E’ noto che Biancheri abbia, attraverso un doloroso rimpasto di Giunta, spinto la sua Amministrazione a liberarsi di figure collegate alla vecchia politica militante, spingendo ‘Sanremo al Centro’ nel civicismo più assoluto.

Da registrare ancora, allo stato dei fatti, la candidatura dell’avvocato Alberto Pezzini (Futura Sanremo) e di Alessandro Condò (Forza Nuova). In preparazione ci sarebbe anche lo sbarco di CasaPound.

A trattative in corso, in questa “vigilia” di campagna elettorale, Riviera24.it in collaborazione con OpiMedia Consulting, ha preparato uno studio sul cosiddetto “patrimonio politico” delle varie correnti, per capire come voterebbero i sanremesi se si andasse alle elezioni comunali in questo istante.

Lo studio che andiamo a presentare non è un sondaggio, ma un’analisi statistica delle opinioni di voto fatta a prescindere da quale candidato sindaco si presenti. Raffigura quel patrimonio di voti con il quale ogni candidato deve fare i conti.

Paolo Ghibaudo

L’analisi è stata condotta dall’esperto Paolo Ghibaudo, titolare di OpiMedia, unica azienda ligure attiva nel settore, con sede a Varazze, che si occupa dal 1998 di sondaggi e consulenze.

Nel corso della sua lunga carriera, Ghibaudo ha fornito la propria assistenza in più di 100 campagne elettorali, affiancando candidati alla carica di consigliere o sindaco, presidente della Provincia, deputati nei collegi uninominali.

Ghibaudo, su quali dati è basato lo studio?

“Si tratta di un’analisi statistica basata sui dati delle politiche 2018, quindi molto recenti, le regionali del 2016  – a mio avviso parametro fondamentale – e quelli delle ultime comunali a Sanremo, comparati con dei sondaggi di carattere nazionale, gli unici a disposizione in questo momento.

 

Da queste informazioni si ricava un “super indice di tendenza” che, messo a paragone con i dati storici, porta a dedurre qual è l’andamento ipotetico dello stato attuale del voto politico nella Città dei fiori”.

Opimedia

Cosa succede a Sanremo? Chi perde e chi guadagna…

“Vediamo un chiaro consolidamento dell’andamento nazionale. Il centrodestra è in forte recupero, mentre il Movimento 5 Stelle paga un prezzo quando si tratta di elezioni amministrative perché non riesce mai a capitalizzare l’intero ammontare del voto politico. Infatti la stima si attesta intorno al 22%: alta ma non in linea con il dato nazionale.

 

Secondo me la spiegazione è legata alla percezione degli elettori della qualità dei candidati a sindaco dei pentastellati. Di norma il M5S non riesce a presentare candidati che siano avvertiti dall’elettorato non schierato come particolarmente autorevoli.

 

E’ partito che tende a schiacciare le individualità. Automaticamente a livello locale non possono o non riescono ad esprimere caratteristiche spiccate del candidato sindaco e questo fa si che la loro visibilità diminuisca. Quello al M5S è un voto di appartenenza e non di scelta del candidato”.

Alle politiche di marzo il Movimento ha trovato una candidatura forte nel primario Massimo Conio, quanto vale un nome mediaticamente più spendibile?

“Un nome conosciuto limita il calo di consensi. Alle amministrative i pentastellati, con un candidato poco conosciuto, potrebbero perdere almeno un 10% dei voti rispetto al consenso raggiunto a livello nazionale.

 

Un trend interessante vede una parte dell’elettorato del M5S “in uscita”. Quel 10% almeno può non votare o scegliere un altro candidato. Una metà può scegliere altri schieramenti se a guidarli ci sono persone che fanno propri parametri di trasparenza e legalità”.

Proviamo a pensare allo scenario attuale, Biancheri si ricandida, il centrodestra trova la quadra intorno a Sergio Tommasini del Gruppo dei 100 e altri candidati a destra e a sinistra erodono punti percentuali alle due coalizioni favorite…

“Per ciò che concerne le minoranze, le quali possono diventare importanti in fase di ballottaggio, bisogna segnalare che Sanremo è un caso molto particolare. Non capita spesso, ad esempio, di notare come vi sia una base di elettorato extra PD che di norma è intorno al 4%, capace di capitalizzare un elettorato più ampio anche fino all’8%. Un elettorato laico, fondamentalmente di sinistra che altrove si registra sempre più raramente.

 

Sanremo è un caso sempre interessante da studiare perché ha interessi e valori economici e sociali da grande città. Questo fa si che i meccanismi politici siano più complessi del normale”.

Quanto conta il nome del sindaco e quanto quello dei candidati?

“Dipende dalla grandezza del partito e dello schieramento. Se è un partito piccolo, i candidati pesano molto di più. In una coalizione che ambisce a prendere più del 35% iniziano a pesare meno. La stima è che un buon sindaco può spostare di norma un +-3 %.

 

Di recente è “entrato nei manuali” il caso di Raffaella Paita che alle regionali del 2016 ha fatto perdere parecchi punti percentuali al PD. Questo perché le donne stimolano maggiori reazioni sia in positivo che in negativo.

 

Sanremo è uno dei casi più eccezionali. Di norma il candidato sindaco sposta al massimo un +-3%. Quanto vale oggi Biancheri in termini percentuali è tutta un’altra storia. Posso dire che vale sicuramente più del 3%”.

La sfida tra i candidati sindaco può essere determinante?

“Senza dubbio contano molto i contendenti. Un candidato di centrodestra con forti capacità di aggregazione sull’elettorato di area, riduce gli spazi politici di azione dei concorrenti. A  concorrere c’è però un sindaco uscente che ha dimostrato di essere trasversale nel consenso.

 

Chi si colloca nel centrodestra ha al momento un patrimonio politico che fa ben sperare sulla carta, ma molto dipende quanto il nome dell’aspirante sindaco piaccia alla base del proprio elettorato”.

E’ un buon momento per ricandidarsi?

“Nelle precedenti tornate di elezioni comunali (al 2018 ndr), abbiamo avuto un tasso del 74% di riconfermati: 3 su 4 venivano rieletti. In quest’ultima, siamo precipitati sotto il 50%.

 

Indice di una maggiore mobilità dell’elettorato e degli elettori che appartengono ad uno schieramento ben preciso, ma che in determinate situazioni possono fare delle scelte, non dico contraddittorie, ma più “centriste”.

 

Per esempio, un candidato anche se appoggiato dal centrosinistra, può essere preso in considerazione anche da chi vota moderato, se la personalità di quest’ultimo non contrasta totalmente con le proprie idee”.

Ha osservato la discesa in campo del Gruppo dei 100? Cosa ne pensa?

“La premessa è che allo stato dei fatti chi si colloca nel centrodestra parte con una base che è poco sopra il 53%. Si potrebbe usare l’espressione: “vince a mani basse”. Tuttavia il candidato del Gruppo dei 100 va a misurarsi con la popolarità del sindaco in carica, la quale dopo 5 anni di mandato si attesta statisticamente intorno al 98%. Esiste poi il tasso di gradimento e di fiducia.

 

Da un punto di vista tecnico le tempistiche del Gruppo dei 100 sono state perfette, perché un nuovo esponente della società civile deve fare tutto il possibile per farsi conoscere dai cittadini”.

Se la sente di sbilanciarsi in una previsione?

“Stando ai dati, il risultato pare scritto. C’è un blocco politico che ai numeri è chiaramente in vantaggio. Ma visto che Biancheri non è percepito come un candidato schierato nel centrosinistra, fattore che altrimenti gli renderebbe la vita più difficile, in realtà la partita torna ad essere abbastanza aperta.

 

Tutto dipende dalle capacità di quest’ultimo di attrarre dalla sua parte gli elettori di quella fetta della torta di colore blu”.

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