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Dimmi come tratti il tuo cane e ti dirò chi sei

La paura e la violenza non servono, né per gli umani né per gli animali

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“La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali” (Gandhi)
“Puoi conoscere il cuore di un uomo già dal modo in cui egli tratta gli animali”(Kant)

Concentro la mia attenzione solo sui cani, esseri ai quali ho dedicato anni di studio e grazie ai quali ho imparato molto su me stessa e sul significato della vita.

Il nostro rapporto con loro spesso si riduce a termini di relazione, posizioni di ruolo, aggettivi ed etichette, di conseguenza da questo dipende poi il modo in cui li trattiamo. Da un punto di vista legale ne siamo i proprietari. Molti si identificano nel ruolo di genitore ma facciamo attenzione alle identificazioni: certo i cani che vivono con noi dipendono da noi come i figli dipendono dai genitori, ma è solo una questione di responsabilità.
C’è ancora il termine padrone molto in voga ma qui si cade in un altro gioco di ruoli in cui si esige e si ordina, si comanda. E se lui non obbedisce? Allora vuol dire che non ci rispetta.

La questione è molto più semplice, i cani che condividono la vita con noi sono appunto compagni di vita, di viaggio, su questa terra e condividono con noi gioie e dolori. Noi possiamo essere delle guide, dei leader che sanno gestire le risorse e che sanno muoversi in tutti gli ambienti tutelandolo da ogni pericolo e fornendo lui appoggio in caso di necessità. Ricordiamoci che sono esseri senzienti, provano piacere e dolore come noi, sono animali intelligenti capaci di ragionamento e sentono emozioni semplici come gioia o rabbia che possono anche far perdere loro lucidità.

In questo non ci sono molte differenze, certo siamo due specie diverse e abbiamo comportamenti diversi, noi abbiamo sviluppato l’uso della parola e abbiamo la capacità di costruire oggetti e molte altre cose, belle e meno belle. Loro anche senza parola comunicano benissimo, attraverso versi, sguardi, posture, sta a noi osservarli per capirli. Ci definiamo i più intelligenti e spesso finiamo per usare violenza e coercizione perché pensiamo che se no non ci rispettano, se no non capiscono chi comanda. Siamo capaci di sfruttarli per creare allevamenti di razza senza tener conto delle linee di sangue, siamo capaci di alterare uno standard di razza modificando i tratti portandoli all’estremo per “bellezza”.

La cosa più spiacevole è che molti, pur non essendo allevatori professionisti, che almeno in teoria dovrebbero essere seri, fanno accoppiare i loro cani perché sperano di tirar su qualche soldino oppure perché “scappa” la cucciolata per disattenzione. Spesso l’unica cosa che si creano sono futuri cani abbandonati, randagi o ospiti di canile. Non ho messo in conto chi li obbliga a competizioni sportive o di bellezza senza che il cane mostri piacere nel parteciparvi o gli sfruttamenti fuorilegge delle lotte fra cani ecc.

Ci vuole consapevolezza, conoscenza e coscienza. Ci vuole un cuore ed empatia per riconoscere chi abbiamo di fronte e di fianco. La paura e la violenza non servono, né per gli umani né per gli animali. Abbiamo una testa e allora usiamola.

Dottoressa Marzia Massocco

http://evoluzionecinofila.blogspot.com

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