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Consumi, crescita lenta in Liguria: gli stipendi tutti per affitto e bollette ma non si rinuncia al ristorante

Nel 2017 la spesa media mensile familiare in valori correnti è stimata a 2.449,72 euro. Dati Istat

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Liguria. Ancora bassa propensione alla spesa per le famiglie liguri. Nonostante qualche accenno di ripresa dalla crisi economica che ha colpito il Paese negli ultimi anni, in Liguria i consumi crescono a rilento.

Secondo la fotografia scattata dall’Istat, nel 2017 la spesa media mensile familiare in valori correnti è rimasta al di sotto dei 2.640 euro del 2011 (anno in cui hanno fatto seguito due forti contrazioni), registrando un valore di 2.449,72 euro.

Poco al di sotto della media nazionale, 2.563,94 euro, dal dato emerge che la Liguria è la regione del Nord Italia con i consumi più bassi. Stando a quanto rilevato dagli esperti dell’Istituto nazionale di statistica, si trova davanti soltanto a regioni del Centro Sud e delle isole: Umbria (2.333,22 euro); Marche (2.312,05 euro); Abruzzo (2.151,28 euro); Sardegna (2.095,91 euro); Basilicata (2.025,40 euro); Campania (2.104,45 euro); Molise (2.110,06 euro); Puglia (2.134,91 euro); Sicilia (1.943 euro); e Calabria (1.807 euro). Al contrario, come già emerso negli anni precedenti, Lombardia, Trentino-Alto Adige (entrambe con 3.051 euro) ed Emilia-Romagna (2.958 euro) sono le regioni con la spesa media mensile più elevata. Seguono Toscana (2.862,69 euro); Valle d’Aosta (2.849,87 euro); Friuli-Venezia Giulia (2.603,51 euro); Piemonte (2.648,99 euro).

Entrando nel dettaglio del report, in Liguria la voce di spesa più elevata, dunque quella che assorbe la maggior parte delle entrate, è quella per i beni e i servizi di prima necessità. Quindi: abitazione, acqua, elettricità e altri combustibili, pari al 38,2% del totale. In particolare, al netto del costo stimato degli affitti figurativi, cioè la spesa che le famiglie dovrebbero sostenere per prendere in affitto un’abitazione con caratteristiche identiche a quella in cui vivono e di cui sono proprietarie, usufruttuarie o che hanno in uso gratuito, la spesa media familiare è pari al 24,7% del totale. 

A sua volta, il livello medio della spesa alimentare e delle bevande alcoliche ricopre il 18,2%, 1,8% quella per bevande alcoliche e tabacchi. Considerando i dati generali, quella per carni resta la componente alimentare più importante, attestandosi a 94 euro mensili. Le spese per vegetali aumentano del 4,2%, quelle per frutta del 3,8%, salendo rispettivamente a 63 euro e a 43 euro mensili.

L’8,9% delle entrate dei liguri vengono invece riservate ai trasporti, 5,8% ai servizi ricettivi e delle ristorazioni. Questi ultimi sono più alti della media nazionale che si assesta al 5,1% facendo emergere che le famiglie non rinunciano alla bella tavola. Lievemente maggiore rispetto a quella dei connazionali è anche la spesa per le comunicazioni (2,6% contro il 2,5%). Di poco più bassa resta invece la spesa media per abbigliamento e calzature (3,4% – m.n. 4,7%); i servizi sanitari e spese per la salute (4,7% – m.n. 4,8%); i servizi di ricreazione, spettacoli e culture (4,9% – m.n. 5,1% m) e l’istruzione (0,5% – m.n. 0,6%).

Nel quadro complessivo, per l’Istat «permangono ampie le differenze sul territorio, legate ai livelli di reddito, ai prezzi e ai comportamenti di spesa. Il divario tra il valore più elevato del Nord-ovest (2.875 euro) e quello più basso delle Isole (1.983 euro) è sostanzialmente stabile e pari a poco meno di 900 euro, il 45,0% in più in termini relativi. Nei comuni centro di area metropolitana si spendono mediamente 2.829 euro, 206 euro in più rispetto ai comuni periferici delle aree metropolitane e a quelli con almeno 50mila abitanti, e 375 euro in più rispetto agli altri comuni fino a 50mila abitanti. Sono tuttavia i secondi a registrare la maggiore crescita (+4,0%). La spesa media mensile delle famiglie con persona di riferimento almeno laureata aumenta del 3,6% e arriva a 3.679 euro, il 29,3% in più di quelle con persona di riferimento diplomata (2.846 euro) e oltre il doppio di quelle la cui persona di riferimento ha al massimo la licenza elementare (1.699 euro). Tra le famiglie di occupati indipendenti, la spesa media mensile è di 4.030 euro per imprenditori e liberi professionisti (+12,4% sul 2016) e di 2.792 euro per gli altri lavoratori indipendenti. Tra quelle dei lavoratori dipendenti è 3.278 euro se dirigenti, quadri o impiegati (+3,6%), e 2.347 euro se operai e assimilati (+5,2%). Le famiglie di soli stranieri spendono in media 945 euro in meno (nel 2016 la differenza era di circa 1.000 euro) rispetto alle famiglie di soli italiani (1.679 contro 2.624). Il 50% della spesa delle famiglie di soli stranieri è destinata a prodotti alimentari e bevande analcoliche e ad abitazione, acqua, elettricità, gas e combustibili (al netto degli affitti figurativi), rispetto al 29% stimato per le famiglie di soli italiani. Rispetto al 2016, nel 2017 si stima un aumento della diseguaglianza nella distribuzione delle spese. La spesa media mensile del decimo di famiglie che spende meno è diminuita del 5,0% (-2,0% rispetto al 2013) mentre quella del decimo che spende di più è aumentata del 4,3% (+13,0% rispetto al 2013). Il rapporto tra la spesa complessiva del 20% di famiglie che spende di più e quella del 20% di famiglie che spende meno è salito a 5,2 da 5,0 nel 2016 (era 4,8 nel 2013)».

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