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Ventimiglia, l’appello dell’architetto Castello e del Comitato Salviamo i giardini “Tommaso Reggio”

Fanno un ultimo tentativo di sensibilizzazione per evitare che lunedì procedano al taglio di 57 pini anziché metterli in sicurezza

Ventimiglia. L’architetto Graziano Castello e il Comitato Salviamo i giardini “Tommaso Reggio”, con questo scritto, fanno un ultimo tentativo di sensibilizzazione per evitare che lunedì procedano al taglio di 57 pini anziché metterli in sicurezza.

“Il concetto di “giardini” che pervade questa Amministrazione è del tutto inadeguato e fuori dalla realtà. Il giardino deve essere concepito come uno spazio all’aperto dove l’individuo ha la possibilità di venire a contatto con: alberi, fiori e (se è possibile) anche animali liberi. Il giardino è un’oasi della calma destinato a: pensionati, bimbi, persone in cerca di meditazione, voglia di relax, pausa o epoché. Un’oasi di pace lontani dal rumore ridondante provocato dall’uomo. Per quest’Amministrazione il giardino è uno spazio espositivo, un luogo dove confinare chi cerca legittimamente spazi di democrazia. Disinteresse per il degrado, spazzatura, disperati coricati in ogni angolo. Uno spazio concepito come fosse un ricettacolo. E questa concezione assolutamente “urbana” del giardino irrispettosa del suo vero senso storico si evidenzia in tutti gli interventi che quest’amministrazione ha fatto nei Giardini Pubblici di Ventimiglia.

Patacche di cemento, tagli indiscriminati e, persino, l’affidamento del restyling a soggetti improvvisati, privi di ogni competenza in botanica e/o di arte dei giardini. Soggetti che hanno persino eretto e coperto lo spazio verde dei giardini per edificare una “orangerie” (forse sono stati suggestionati da un viaggio a Parigi. Ma non basta copiare qualcosa da una grande città per diventarlo). Una orangerie eretta da questa Amministrazione per destinarla a “spazi espositivi”. Cara Amministrazione gli spazi espositivi fateli in luoghi adeguati, non nel verde. La cura del verde pubblico è una delle direttrici fondamentali dell’amministrazione di una città.

Una orangerie (fissatevi bene il concetto) è semplicemente un giardino d’inverno destinato ad
aranceto. Il giardino d’inverno non è una serra da destinare alla posa di pannelli, ma da utilizzare per la coltivazione del verde che, altrimenti, durante la stagione rigida non potrebbe crescere e impedirebbe il contatto con fiori e piante di un certo tipo. Voi, invece, avete devastato una parte dei giardini per erigere una serra vuota, da adibire a pannelli non a piante.

Questa è la Vostra concezione di giardino: uno spazio verde “vuoto”. Verde solo sulla carta o
costellato da alberi semanticamente insignificanti e – al massimo – complementari. Uno spazio “vuoto” – solo urbano – dove utilizzare le aree per attività antropiche di relazione. Ora volete tagliare 57 pini sostituendoli con essenze complementari. Giusto per creare spazio urbano, per creare aree da destinare a manifestazioni. A Voi non interessa verificare davvero quali siano i pini pericolosi per la cittadinanza e intervenire per metterli in sicurezza. A Voi interessa solo abbattere 57 pini per sollevarvi da ogni responsabilità amministrativa circa la manutenzione del verde e creare degli spazi dove esibire. Il Giardino è tutt’altro; perché per prima cosa è uno spazio di rispetto. Rispetto di piante e di fiori e di chi li vuole fruire. Nel giardino non può trovare spazio l’invasione dell’arroganza”.

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