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Trent’anni e Console del mare: con Vittorio Depaulis le antiche tradizioni di Sanremo si proiettano nella modernità foto

Tenente di vascello medico della Marina Militare, è tra i cittadini più giovani ad essere stati insigniti dell'antica onorificenza sanremasca

Sanremo. «È un grandissimo onore che cercherò di meritarmi nel futuro con il mio operato. Credo proprio che tale onorificenza rappresenti un punto di partenza, piuttosto che di arrivo. Vorrei contribuire, per quanto mi sarà possibile, a valorizzare la nostra costa e il nostro mare». Così il tenente di vascello medico della Marina Militare Vittorio Depaulis in merito al conferimento della nomina di Console del mare, ricevuta lo scorso 14 agosto durante le tradizionali celebrazioni dell’Assunta, insieme a Gina Zaoli e Giuseppe Bonelli.

Depaulis, 33 anni il prossimo novembre, è tra i sanremesi più giovani ad essere stati insigniti di quella che è una delle onorificenze più prestigiose e allo stesso tempo più antiche di Sanremo. Affidata dalle autorità comunali ai cittadini competenti di commercio marittimo e di tecnica navale-portuale, fino ad oltre la metà del XIX secolo rappresentava l’antica magistratura. I Consoli del mare intervenivano nelle non rare dispute tra marinai e patroni delle navi, deliberavano circa le controversie sorte in caso di naufragi, atti di pirateria, nella perdita dei carichi, governavano, sorvegliandolo a vista, il porto: il centro di tutte le attività e la principale fonte di ricchezza della Sanremo di ieri. «La salvaguardia delle tradizioni è importantissima – sottolinea il tenente di vascello –. Sono le tradizioni a conferire un’identità a Sanremo e alla sua cittadinanza. Da parte mia posso dire che in queste usanze ci sono cresciuto grazie alla mia famiglia che da sempre è legata a tali ricorrenze: per noi andare alla Madonna della Costa il 15 di agosto è sempre stata un’immancabile abitudine, così come ascoltare la “Pregheira du Marinà” di Guglielmi letta da mio nonno, Ninetto Silvano».

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Ed è stato proprio quest’ “immancabile abitudine” dall’antico sapore di salsedine ad avvicinare Depaulis al mondo della marina. «Essendo di Sanremo sono nato sul mare e ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto svolgere un lavoro ad esso collegato – racconta a Riviera24.it –. Il Mediterraneo è sempre stato un veicolo di idee tra le diverse popolazioni che vi si affacciavano e mi piace pensare che anche le competenze da me acquisite lontano da qui possano tornare utili ai sanremaschi. Nel 2005 sono così entrato in Marina partecipando al concorso per allievo ufficiale del Corpo sanitario dell’Accademia navale di Livorno. Durante il percorso di formazione accademica ho studiato Medicina e chirurgia in cui mi sono laureato all’Università di Pisa, convenzionata con l’Accademia. Durante i periodi estivi pre-laurea ho partecipato, insieme ai miei compagni di corso, alle campagne di istruzione compiute su nave “Vespucci” e altre unità della Marina, attività che hanno lo scopo di farti familiarizzare con la vita di bordo. Terminata l’Accademia Navale, come primo imbarco, sono stato destinato su nave “Virginio Fasan” con l’incarico di medico di bordo».

Su Nave “Fasan”, quindi, le prime esperienze professionali che lo hanno portato a ricoprire il ruolo di capo della sezione sanitaria all’interno di operazioni quali “Mare Nostrum” nel luglio-settembre 2014. «Esperienze professionali impegnative ma anche molto formative, sia come medico che come persona – evidenzia Depaulis – . Quello che ho sempre notato e che mi ha positivamente impressionato, al di là degli aspetti sanitari delle varie emergenze in mare che abbiamo affrontato, è stato il comportamento e l’affiatamento di tutti i membri dell’equipaggio. Sono fiero di aver navigato e lavorato con loro, anche nei momenti di stanchezza e difficoltà hanno sempre reagito da vero equipaggio. Quando sono sbarcato ero veramente dispiaciuto di lasciarlo. D’altro canto, lasciata una famiglia ne ho trovata un’altra, quella del Comando subacquei ed incursori (Comsubin), impiego che ricopro tuttora e che è molto stimolante: da una parte, la medicina da combattimento, e dall’altra la medicina subacquea e iperbarica che in Marina vanta una consolidata tradizione, essendo praticamente nata col Raggruppamento subacquei e incursori. Quando si va in missione con questi due reparti c’è sempre da imparare e ho avuto la fortuna di creare dei bei legami di cameratismo e amicizia, a terra così come su nave “Anteo”, che è la nave  appoggio dei palombari».

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Progetti per il futuro? «Attualmente mi occupo di Medicina subacquea e iperbarica che è una branca altamente specialistica. Mi piacerebbe contribuire fattivamente al progresso della ricerca in questo settore in particolare nell’ambito dell’elettroencefalografia (cioè i segnali elettrici dell’encefalo) studiata in iperbarismo a secco, ovvero in camera iperbarica, e direttamente in immersione; a mio parere si tratta di un settore scientifico con enormi potenzialità, che potrebbe avere ricadute future anche in ambiti non strettamente connessi alla subacquea. Mi auguro di poter dare il mio modesto contributo anche in questo».

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