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Sergio Tommasini: “Mi candido per riportare in alto Sanremo”

Sicurezza, pulizia, piccole opere e grandi progetti gli obiettivi del manager candidato Sindaco

Sanremo. Finis coronat opus, “il fine corona l’opera” avrebbero detto i latini. E di fini, cioè obiettivi Sergio Tommasini ne ha tanti. Nell’epoca della post-verità, dove si è più influenzati dalle emozioni che dalla realtà oggettiva, obiettivi, fatti e risultati sono le prime cose che contano per il candidato Sindaco del Gruppo dei 100. «Sono un manager, non un politico», ha più volte sottolineato da quando è stato ufficialmente investito del compito di sfidare alle prossime amministrative Alberto Biancheri. Lo ha ripetuto anche a me, sul molo lungo di Porto Vecchio, dove ci siamo incontrati per parlare della sua candidatura, dei suoi progetti per Sanremo.

«Perché sono sceso in campo? Perché questa città non sta andando nella direzione giusta, è immobile e io voglio fare la mia parte per riportarla in alto – esordisce risoluto alla mia prima domanda –. Vede, io sono cresciuto a Sanremo ma ho girato il mondo, ho studiato all’estero, ho ottenuto riconoscimenti accademici e professionali. Da tempo ho deciso di “riportare tutto a casa”, di mettere al servizio della mia terra tutta la mia passione, tutte le mie forze, tutte le mie competenze ed esperienze». Lo ha fatto a lungo come manager, nel settore finanziario negli Stati Uniti e in quello della direzione aziendale a Roma e a Milano, poi come amministratore delegato di una delle più importanti aziende del Ponente Ligure attive nel settore della gestione dei rifiuti e bioenergie, «e ora – sottolinea Tommasini –, lo vorrei fare come Sindaco. Lei ha detto bene, sono un manager, non un politico, non ho mai vissuto di politica. Mi candido per Sanremo, solo per Sanremo, perché amo questa città e penso si meriti di più».

E per l’ad di Idroedil, questo “di più” può essere raggiunto soltanto con la professionalità e la fermezza, senza, tuttavia, dimenticare l’aspetto umano. «Sono infatti tante le caratteristiche che deve avere un buon sindaco per amministrare una città come Sanremo, ma quattro sono a mio parere le più importanti: deve essere competente, deve essere in grado di decidere, risolvere i problemi, lavorare in squadra e, infine, deve avere la capacità di parlare con le persone, senza chiudersi nelle stanze del Municipio».

Dottore in Giurisprudenza e appassionato di kayak, sci e nuoto, Tommasini, 45 anni il prossimo 3 settembre, è stato proprio scelto come candidato Sindaco del Gruppo dei 100 per il suo marcato profilo civico, laddove la parola “civico” si ricollega all’antico concetto di città (civitas) intesa come esistenza obbiettiva e partecipata di una comunità.

Al riguardo, sul rapporto tra la lista che rappresenta e il “modello Toti”, risponde: «Siamo nati per unire! Sanremo non si può permettere altri cinque anni di immobilismo, questo è chiaro a tutti noi. Per il resto, con il governatore Toti c’è grande rispetto, ci ha sempre sostenuto con forza e gliene siamo grati. Però mi piacerebbe che nella nostra città si parlasse di “progetto città di Sanremo”: un modello nuovo, incentrato sulle persone, fatto su misura per una città moderata che ha bisogno di soluzioni concrete, non dell’immobilismo che ha dominato gli ultimi 5 anni».

Uomo pragmatico Tommasini, realista, ma non per questo parsimonioso di ideali. Tanto che, se mi promette «non farò promesse irrealizzabili. Sono un manager, per me contano i risultati. Dico quello che penso e faccio quello che dico», gli ambiti su cui si concentrerebbe una volta diventato Primo cittadino sarebbero: «sicurezza, pulizia, piccole opere e grandi progetti strutturati sotto un profilo manageriale, quindi misurabili, realistici, finanziabili». Perché fra dieci anni «vorrei vedere una città profondamente diversa da quella di oggi. Vorrei vedere una Sanremo ambiziosa, vivace, internazionale, sicura in tutti i suoi quartieri. Vorrei una città bella e facile da vivere, attrattiva. Io mi sono candidato per questo: la Sanremo degli ultimi cinque anni non sta andando nella giusta direzione e c’è bisogno di tutte le nostre forze, di tutte le nostre competenze per volare in alto».

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