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Mafia a “intermittenza” a Bordighera: dopo cinque anni di silenzio, perché solo ora si parla di ‘ndrangheta?

Uno “scatenato” Abbondanza prende di mira assessori, consiglieri e pure una giornalista

Bordighera. In cinque anni di amministrazione comunale con sindaco Giacomo Pallanca (dal 2013 al 2018), a Bordighera il “capitolo” mafia non è stato toccato. Rimasto in disparte, nascosto, e non volutamente aperto da nessuno. Poi è arrivato Vittorio Ingenito, divenuto sindaco con il suo gruppo “Bordighera Vince”, nella tornata elettorale dello scorso 10 giugno. E subito si è tornati a parlare di mafia. Un caso?

A portare la questione ‘ndrangheta di nuovo alla ribalta della cronaca, è stato Christian Abbondanza, blogger e “paladino” della legalità, che ha iniziato una sorta di indagine personale per smascherare presunte vicinanze tra consiglieri e mafiosi. Tutti, caso strano, facenti parte dell’amministrazione Ingenito.
Ha iniziato con il consigliere e agente della polizia locale di Ventimiglia Walter Sorriento, rendendo pubbliche foto che lo ritraggono al funerale del boss della ‘ndrangheta Giuseppe Marcianò, celebrato il 28 gennaio del 2017.
Mentre quello di Sorriento è un volto nuovo nello scenario politico-amministrativo di Bordighera, così non è quello di Giovanni Ramoino, seconda “vittima” di Abbondanza nonché consigliere prima di maggioranza e poi di opposizione dell’amministrazione Pallanca. Nel caso di Ramoino, accusato di aver accettato un invito a cena a casa dei suoi vicini a Montenero, la famiglia Pellegrino, tutto sembrava andar bene finché quest’ultimo non ha deciso di candidarsi con Ingenito: insomma, finché per anni è stato consigliere dell’ex sindaco Giacomo Pallanca, della cena nessun cenno. Perché?
Stessa cosa per Marco Laganà, assessore ai Lavori Pubblici della giunta Ingenito accusato di aver celebrato matrimoni tra famiglie in odore di mafia. Nessuna parola su di lui quando sedeva tra le file della minoranza con Pallanca sindaco e nemmeno un passaggio sul fatto che Laganà, ex Forza Italia, avrebbe dovuto correre con la lista Progetto Bordighera essendo stato indicato Giacomo Pallanca quale candidato sindaco del centro-destra. Se Marco Laganà non avesse deciso di stracciare la tessera del partito – decisione dovuta proprio alla scelta del candidato sindaco – ora sarebbe un consigliere di opposizione nello stesso gruppo di Pallanca.
Prima di entrare al Palazzo del Parco, sede del consiglio comunale, lo stesso Christian Abbondanza è stato visto, e fotografato, mentre parlava con Giacomo Pallanca. C’è dunque una regia dietro a tutto questo parlare, improvviso, di mafia dopo cinque anni di silenzio?

Probabilmente infastidito dalla pubblicazione della foto su Riviera24, e insoddisfatto per la mancanza di pubblicazione di alcuni suoi video in cui attacca alcuni componenti della giunta Ingenito, ora Christian Abbondanza ha deciso di trovare nuove “vittime”. Ad essere presa di mira sono io: Alice Spagnolo, giornalista. “Se un/a iscritto/a all’Ordine dei Giornalisti che svolge attività professionale per una testata online del ponente ligure, si dimostra reticente davanti a fatti e soggetti del contesto ‘ndranghetista (conclamato) ed in parallelo dimostra amicizia, vicinanza e sostegno pubblicamente ad esponenti politici in rapporti di amicizia con quello stesso contesto ‘ndranghetista, e quindi procede sviolinando – negli articoli – in difesa e favore di quei politici/amministratori locali amici degli amici, omettendo anche fatti ben precisi, cosa dovrebbe fare l’Ordine dei Giornalisti?”, scrive Abbondanza sulla propria pagina Facebook. E ancora, in un commento: “Il Ponente in talune circostanze si dimostra la terra di Alice nel paese delle “meraviglie”… e chissà che poi con tale comportamento “professionale”, ed il silenzio dell’Ordine, tale giornalista possa ricevere anche un incarico di addetto stampa dal Comune amministrato dai suoi amici che sono gli “amici degli amici” (che invece fanno minacciare i giornalisti indipendenti)…”.

Insomma, Abbondanza, che ha alle spalle condanne per diffamazione a mezzo stampa (l’ultima quella nei confronti di Libera, l’associazione nota per la sua battaglia contro le mafie) e per bancarotta fraudolenta (nel 2007), senza alcuna prova scrive che la giornalista “dimostra amicizia, vicinanza e sostegno pubblicamente ad esponenti politici in rapporti di amicizia con quello stesso contesto ‘ndranghetista”. Su quali basi lo scrive? Forse perché sono l’autrice dell’articolo che ha “smascherato” Giacomo Pallanca quale debitore nei confronti dello stesso Comune che amministrava e dunque in odore di incompatibilità con la carica di sindaco? Forse perché non ho pubblicato, così come molti colleghi, i video in cui Abbondanza parla dei presunti legami tra vari consiglieri e assessori attuali e la mafia citando, tra l’altro, un altro giornale?

Le domande senza risposta sono tante. La principale, però, resta questa: perché si parla di mafia soltanto ora dopo cinque anni di silenzio?

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