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Lo storico Andrea Gandolfo ricorda il sacerdote sanremese Giuseppe Maria Morardo

In occasione del 326° anniversario della nascita, Gandolfo racconta la vita di questo illustre concittadino a cui è dedicata un'importante via del centro storico

Sanremo. Lo storico Andrea Gandolfo ricorda il sacerdote e benefattore sanremese Giuseppe Maria Morardo, a cui è dedicata tra l’altro un’importante via del centro storico, in occasione del 326° anniversario della nascita. Ecco un profilo biografico di tale illustre nostro concittadino, che si attivò in modo particolare per ridurre il peso delle decime, che gravava ancora sugli agricoltori di Sanremo alla fine del Settecento:

Giuseppe Maria Morardo nacque a Sanremo il 22 agosto 1692 da Giovanni e Maria Francesca. Sacerdote convinto e sincero, si interessò del problema della particolare gravosità delle decime per gli agricoltori, che per sottrarsi a tale peso andavano via via trasformando i loro campi in uliveti, essendo questi esenti da oneri. Mosso dal proposito di liberare i suoi concittadini dall’obbligo della quarta decima (di quaranta uno, cioè il 2 e ½ per cento per il vino, i fichi ed il lino) e della quinta decima (cioè il 2 per cento per il grano e le biade), nel suo testamento, rogato il 25 giugno 1770 dal notaio Gerolamo Fabiano, ordinò ai suoi esecutori testamentari che la somma di lire 8760, data al Comune in mutuo al tasso del 2,50% fosse aumentata a lire 50.000, lasciando il reddito di questo capitale in perpetuo al prevosto di San Siro e ai quattro canonici decimali, alla condizione che la comunità sanremese, entro tre anni dalla sua morte, si obbligasse nella forma più valida a versare in perpetuo la somma di lire 1500 al prevosto e ai canonici, e questi ultimi accettassero per sé e per i loro successori detto importo annuo, a saldo di ogni loro diritto derivato dalle decime.

Deceduto poi Morardo il 26 febbraio 1777, i suoi esecutori testamentari aumentarono il capitale come voluto dal testatore (atto del notaio Gerolamo Ormea del 25 febbraio 1780), e con successivo rogito del notaio Martini (26 agosto 1780), i rappresentanti della Comunità sanremese, il prevosto e i quattro canonici decimali si dichiaravano disposti all’accettazione del lascito testamentario. Il 3 novembre dello stesso anno il Parlamento matuziano approvò quanto era stato precedentemente convenuto, che venne poi sanzionato dal Senato della Repubblica di Genova l’11 gennaio 1781 e dal vescovo di Albenga il 20 febbraio successivo, su delega rilasciata dalla Santa Sede in seguito a parere favorevole del cardinale Zelada emesso il 21 gennaio precedente.

Così i proprietari dei terreni sottoposti alla Parrocchia di San Siro, tranne quelli delle parrocchie di Poggio e della Colla (che avevano ottenuto la separazione da quella di San Siro rispettivamente il 9 novembre 1452 e il 9 gennaio 1494), furono liberati in perpetuo dall’obbligo del versamento delle decime. Come attestato della gratitudine dell’intera cittadinanza verso il loro benefattore, nel 1784 il Consiglio comunale deliberò di collocare un busto e una lapide in suo onore sopra la porta laterale sinistra della basilica di San Siro.

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