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Litecoin, l’investimento di un membro del congresso degli Stati Uniti d’America

Ha dichiarato di aver investito 15 mila dollari in litecoin e altrettanti in ethereum

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Le criptovalute piacciono anche ai membri del congresso degli Stati Uniti d’America. Si è infatti venuto a sapere durante la settimana di ferragosto che, Tulsi Gabbard, eletta alla Camera dei Rappresentanti degli USA nel 2013, ha dichiarato di aver investito 15 mila dollari in litecoin e altrettanti in ethereum. Il membro del congresso rappresenta il secondo distretto delle Hawaii ed è la più giovane deputata (37 anni) mai eletta nello stato delle Hawaii.

Come testimonia la sua dichiarazione dei redditi pubblicata il 14 agosto 2018, con riferimento all’anno 2017, a dicembre 2017, mentre nei mercati il valore del litecoin saliva ai massimi storici (lo stesso anche ETH), lei investiva 30 mila dollari del suo patrimonio personale. Certamente non ha scelto il periodo migliore per farlo, da questo punto di vista deve essere stata mal consigliata o si è lasciata trascinare dall’euforia collettiva ed ha assecondato le emozioni del momento.

In osservanza delle leggi degli Stati Uniti D’America

In precedenza anche Bob Goodlatte, anch’egli membro del congresso americano, aveva dichiarato di aver investito in Bitcoin ed Ethereum. Goodlatte, inoltre, è anche presidente del Comitato giudiziario della Camera degli Stati Uniti d’America.

La dichiarazione del possesso di risorse finanziarie nella forma delle criptovalute, è stato imposto ai deputati e rappresentanti da un protocollo obbligatorio emanato proprio dal governo degli USA. Una misura che si è resa necessaria per evitare conflitti di interessi e per mantenere trasparente il rapporto di fiducia tra gli elettori e il proprio rappresentante.

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Foto: AMB Crypto.com

Non tutti i membri del congresso investono in criptovalute

Potremmo considerare i deputati Gabbard e Goodlatte dei difensori o almeno dei simpatizzanti delle criptovalute, pronti a sostenere il bitcoin nel caso negli USA si volesse far passare una legge che bandisca le monete digitali. Non si tratta di una remota possibilità, perché il membro del congresso Brad Sherman, collega della Gabbard e di Goodlatte, ha affermato che l’estrazione (conosciuto come mining) delle criptovalute e il trading delle stesse dovrebbe essere bandito a tutti i cittadini statunitensi. Sherman ha espresso il suo punto di vista a luglio, durante l’audizione della Sottocommissione per la Politica Monetaria dal titolo: “Il futuro del denaro: la moneta digitale”.

Se mai dovesse passare questa linea politica, anche i membri del congresso si vedrebbero costretti a vendere i crypto asset personali. Una bella sfortuna per la deputata Tulsi Gabbard, che ha comprato durante i massimi di prezzo di LTC ed ETH, probabilmente si ritroverebbe con un pugno di dollari tra le mani.

Le Hawaii amano le criptomonete

Secondo i dati di ricerca forniti dallo strumento di Google, neanche a farlo apposta, le Hawaii sono lo stato dove il bitcoin è più cercato in assoluto dai cittadini degli stati USA. In generale, comunque, l’interesse generale per le criptovalute cresce col passare dei mesi.

Tra gli altri stati americani dove l’interesse è in aumento troviamo il Massachussets, il Colorado, il New Jersey, il Nevada, Washington, la California, l’Illinois, lo Utah e per finire lo stato di New York.

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