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L’immagine di Sanremo tra ‘800 e ‘900 nelle disquisizioni di studiosi locali

Disponibile il catalogo della mostra che racconta il passaggio della Città dei fiori da paese di ancien régime a elegante ville de saison

Sanremo. «Il primo soffio dell’estate passa tra lunghe dorature e ombre nette per le vie di Sanremo.  All’angolo tra via Matteotti e corso Mombello, là dove la città è più città, io sono fermo davanti alle  vetrine di un negozio che espone grandi riproduzioni di fotografie d’epoca dell’Archivio Moreschi». Si apre sull’incipit del saggio Il primo soffio dell’estate a Sanremo del poeta Giuseppe Conte il pregevole catalogo dedicato alla mostra visitabile fino al 9 settembre nei locali del Forte di Santa Tecla, “Sanremo e l’Europa: l’immagine della città tra Otto e Novecento”.

Pubblicato da Scalpendi editore e presentato lo scorso martedì dal presidente dell’associazione Amici di Francesco Biamonti, Corrado Ramella, il volume racchiude gli scritti di una rosa di studiosi locali che con le loro parole e riflessioni accompagnano come fossero didascalie lo snocciolarsi sulle pagine di alcune delle immagini scelte per raccontare i mutamenti sociali, economici e urbani che hanno traghettato la città dei fiori verso la modernità. Un attento lavoro di ricerca portato avanti da una figlia di Sanremo e che risponde a una volontà di conservazione e valorizzare di un patrimonio fotografico di immenso valore per la memoria locale.

«Il catalogo e la mostra nascono dall’intento di preservare l’Archivio di Alfredo Moreschi, non solo a livello locale ma Ligure e nazionale – spiega la curatrice Letizia Lodi,  storica dell’arte Mibact, dal 2001 direttrice e conservatrice presso la Pinacoteca di Brera a Milano –. “Sanremo e l’Europa” va oltre il mero obbiettivo di dar vita a un’esposizione fotografica, ma si lega all’occasione contingente di tutelare un patrimonio importante ma dal futuro incerto. Amo Sanremo e seppure da tanti anni vivo e lavoro a Milano, forte era il mio desiderio di fare qualcosa per la città, di far rivivere quel fondo perduto di immagini storiche per tramandarle ai posteri».

Percorso evocativo di atmosfere, costumi e ambienti di un passato nel cui terreno affonda le sue radici il nostro presente, «il volume – entra nel dettaglio la storica dell’arte di fama internazionale – si compone degli interventi di Loretta Marchi, Marco Innocenti, Irma Beniamino, Alfredo Moreschi, Freddy Colt, Alessandro Giacobbe, Alberto Guglielmi Manzoni, Renato Venturelli e Barbara Borsotto che hanno indagato i vari temi proposti dalla mostra». Dunque, una narrazione nella narrazione che si pone come nuova e approfondita testimonianza delle trasformazioni che hanno accompagnato Sanremo nel passaggio da paese di ancien régime a elegante ville de saison e che ad oggi hanno richiamato nelle sale dell’ex carcere che si staglia su Porto Vecchio la curiosità di circa 300 visitatori al giorno.

«Tanti turisti ma anche molti residenti – sottolinea soddisfatta Lodi – che non solo ripagano il duro lavoro svolto negli ultimi mesi (la certezza della mostra è arrivata a gennaio e quella del catalogo ad aprile) ma ci hanno anche fatto ipotizzare di prorogare la chiusura dell’esposizione così da coinvolgere le scuole, magari spostandola anche in un’altra sede, come, ad esempio, l’ex chiesa anglicana di Bordighera». Un’ipotesi di prolungamento se non necessario quanto mai meritevole, in relazione al valore non solo della mostra ma anche dello stesso volume che la racconta.

Per studiosi e appassionati di storia locale e non, il catalogo “Sanremo e l’Europa” si presenta infatti come un utile strumento di ricerca. Duecentotrentadue pagine in cui troviamo Marco Innocenti che discute del rapporto (o forse della coincidenza) della nascita del turismo e della fotografia (Viaggiare, fotografare); la stessa Letizia Lodi che nostalgica osserva la Sanremo che fu attraverso gli occhi de fotografi Pietro Guidi, Jean Scotto, Domenico Mansuino, solo per citarne alcuni  (L’immagine di Sanremo nelle vedute dei fotografi fin de siècle e in alcuni disegni e acquerelli); e poi Loretta Marchi che dipinge un’interessante galleria di ritratti delle famiglie, le personalità, gli uomini e le donne «che con il loro apporto hanno contribuito, tra Otto e Novecento, ad accompagnare Sanremo nella sua trasformazione da paese di ancien régime a elegante ville de saison (Famiglie, personalità, uomini e donne d’ingegno fra continuità e nuovi orizzonti europei. Percorsi biografici nella Sanremo di Otto e Novecento).

Non mancano i volti di quegli stranieri che «hanno inciso sul piano socio-economico ma anche su quello culturale, religioso e solidaristico della vita e della popolazione delle località» di cui discerne Alberto Guglielmi Manzoni in La colonia tedesca a Sanremo e in Riviera, o excursus che raccontano la Sanremo prima di “Perché Sanremo è Sanremo nati «dall’osservazione» di Alessandro Giacobbe «di quanto avvenuto a Sanremo e dintorni con la fine dell’Antico Regime, la fase di appartenenza all’Impero francese e la successiva Restaurazione, che non è stata genovese, ma sabauda»,

Come nell’esposizione, seguendo le note di Alfrendo Moreschi, dal cui ricchissimo e prezioso Archivio provengono gran parte delle fotografie d’epoca esposte, il volume indaga anche la dimensione botanica e la fotografia scientifica, ovvero l’amicizia tra il botanico Francesco Panizzi e Pietro Guidi, protofotografo ligure, forse uno fra i più preparati e attivi operatori della neonata arte (La Flora Sanremese. Erbario fotografico realizzato da Francesco Panizzi e Pietro Guidi).

Spazio poi alla floricoltura, ai giardini di agrumi, alla Sanremo degli aranci e dei limoni con Irma Beniamino (Francesco Panizzi e la flora di Sanremo, da giardini di agrumi a giardini di acclimatazione), quindi agli albori dell’attività musicale, al mandolino, alla nascita, ancora prima di un’orchestra sinfonica stabile, di “società filarmoniche” con Freddy Colt (Il mandolino a Sanremo tra Otto e Novecento).

Da non dimenticare, in chiusura, il saggio di Renato Venturelli sui cinema di inizio Novecento e le proiezioni nelle “prime sale” matuziane (Il cinema a Sanremo nel primo Novecento) e quello di Barbara Borsotto sugli abiti sfoggiati con «orgoglioso» dalle signore, «completi da giorno, da pomeriggio, da sera, per lo sport, per le passeggiate, per i concerti, le cerimonie e i balli», perché non si poteva «arrivare a Sanremo senza un guardaroba adatto per ogni occasione» (La moda in Riviera 1860-1920).

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