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Generazione Z, identikit dei giovani con la fobia di restare senza connessione

Comunicano attraverso i social network, le chat di messaggistica istantanea e vivono con lo smartphone in mano, per essere reperibili in ogni momento e luogo

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Con il termine generazione Z si intendono tutti gli adolescenti nati dopo il 1997, ovvero coloro che comunicano attraverso i social network e le chat di messaggistica istantanea, vivono con lo smartphone sempre in mano, quasi come fosse una protesi per riuscire ad essere reperibili in ogni momento e in ogni luogo.

Il rapporto con le nuove tecnologie è senz’altro uno dei principali elementi di questa generazione. Sono nativi tecnologici, nati tra smartphone, tablet e schermi al plasma ma a differenza dei millenials che vi hanno aderito in seguito, i membri della generazione Z hanno scoperto le istruzioni del prodotto senza che nessuno gliele insegnasse. Il loro livello di attenzione è molto breve, la media è circa 8 secondi, difatti il loro modo di comunicare più efficace è costituito da Instagram, Snapchat o messaggi istantanei. Sono multitasking, riescono a guardare un film, consultare uno schermo, scrivere su WhatsApp tutto nello stesso momento.

La pervasività di questi apparecchi tecnologici, ovvero gli smartphone e il concetto di essere sempre connessi ha quindi favorito alcuni comportamenti che rendono la generazione Z unica ed inimitabile. Le immagini hanno perso valore dato che è possibile scattarle in ogni situazione. Tra i giovani è nata l’idea di puntare verso se stessi uno smartphone, un tablet, o una webcam per creare il famoso selfie da condividere sui social. Giovani alla ricerca di catturare il momento perfetto per postare la foto su Facebook, magari allo stesso tempo anche su Instagram e chi più ne ha, più ne metta. Tutto questo per ricevere complimenti, like, follower o per attirare l’attenzione di qualcuno. Cercano di costruire la propria identità in rete per creare una rappresentazione di sé. Ognuno di noi rappresenta sé stesso tramite blog, account social o semplicemente attraverso l’utilizzo di uno pseudonimo.

Online possono emergere lati che con le persone di tutti i giorni non si mostrano mai per paura di essere giudicati, non c’è il contatto diretto con l’altra persona, per cui è facile assumere vari atteggiamenti forti, diretti, di critica il cosiddetto comportamento da leone da tastiera dove ragazzi si celano dietro uno schermo anche per commettere alcune cattiverie, così che nasce il cosiddetto, cyberbullismo.

Non c’è più attesa, nasce il concetto dell’ “ora e subito, il fatto di “essere sempre connessi’’ ormai ha generato un’alta aspettativa nella risposta dei messaggi, se non si riceve risposta al messaggio nel giro di qualche minuto allora si che parte l’allarme. Guai se i giovani rimangono qualche giorno senza telefono, rimanere sconnessi dal contatto con la rete di telefonia mobile è un pericolo. “Nomofobia’” assale soprattutto i ragazzi abituati ad avere tutto alla portata di un ‘’click’’ , dal nulla rimanere senza telefono è un dramma, e ora ‘’come faccio a comunicare con i miei amici?’’, ‘’Come li contatto?’’.L’altro problema sorge quando il telefono non prende, aiuto!

Una generazione, sempre connessa che comunica attraverso messaggi istantanei. La generazione che si allarma se non riceve una risposta nel giro di pochi minuti, foto, messaggi vocali all’ordine del giorno. La generazione dei social network.  Tutta questa attenzione verso uno schermo non verrà mai capita dalle generazioni passate. Noi siamo nati così, abituati ad avere tutto e subito, tutto alla portata di un click.

 

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