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Sanremo, lo storico Gandolfo spiega com’è nato il Casinò

Si tratta di una storia particolarmente affascinante e complessa, in cui avrebbero giocato molteplici fattori di natura politica, economica e sociale

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Sanremo. Lo storico Andrea Gandolfo fa un resoconto dettagliato delle vicende che hanno portato alla costruzione del Casinò Municipale della città dei fiori, ufficialmente inaugurato il 14 gennaio 1905. Si tratta di una storia particolarmente affascinante e complessa, in cui avrebbero giocato molteplici fattori di natura politica, economica e sociale.

“Durante il secondo mandato del sindaco socialista Augusto Mombello, che si protrasse dal 1902 e al 1906, fu stipulato il contratto per la costruzione di un casinò a Sanremo. Dell’opportunità di dotare la città dei fiori di una casa da gioco si era peraltro già iniziato a parlare nel 1875, quando una società inglese aveva proposto al Comune di erigere un palazzo di cristallo per le grandi esposizioni, rappresentazioni e manifestazioni, che avrebbe dovuto comprendere sale da gioco e di lettura, sale per concerti ed esercizi commerciali.

Il Consiglio comunale non approvò però la costruzione del palazzo di cristallo e, sei anni dopo, nell’autunno del 1881, disse anche di no al progetto presentato dalla società viennese Meyer, che si era offerta di costruire un casinò nell’area del giardino Maria Vittoria impegnando un capitale di un milione di lire. La motivazione principale del rifiuto dell’Amministrazione comunale sanremese a costruire una casa da gioco era costituita dalla ferma opposizione di molti consiglieri alla creazione di un salone per i «giochi d’azzardo»; secondo le autorità e gli organi di stampa sanremesi, il Casinò non avrebbe dovuto inoltre nascere come bisca, ma esclusivamente come luogo di ritrovo destinato ad ospitare le iniziative rivolte all’intrattenimento della colonia straniera.

Nei primi anni Novanta dell’Ottocento, anche per rispondere alle continue richieste avanzate dall’opinione pubblica, il Consiglio comunale deliberò alla fine la costruzione del Casinò, che avrebbe dovuto sorgere nell’area occupata dai giardini Maria Vittoria. Gli amministratori speravano così con questa decisione di troncare tutte le discussioni sorte nel frattempo tra gli esponenti politici locali in merito all’ubicazione della nuova casa da gioco, che alcuni avrebbero voluto nell’area sovrastante il giardino pubblico, altri in via Vittorio Emanuele, e altri ancora sotto il corso Imperatrice sul modello di quello nizzardo, mentre c’era anche chi lo avrebbe voluto in forma dimessa, considerandolo una spesa voluttuaria, e chi non lo voleva affatto, preferendogli la costruzione della fognatura generale, che sarebbe venuta a costare la stessa cifra. Dopo che era sfumato l’accordo Villiers a causa della morte dell’imprenditore, l’Amministrazione Mombello si accordò con l’impresario francese Foisnon, che iniziò i lavori di costruzione del nuovo casinò nei giardini Maria Vittoria impegnandovi più di un milione di lire, ma in seguito rinunciò all’impresa perdendo tra l’altro l’ingente somma di centomila franchi per essere venuto meno ai patti contrattuali stipulati con il Comune.

Dopo la rinuncia dell’impresario Foisnon, Mombello si accordò con l’architetto francese Eugène Ferret, che avviò subito il progetto per la costruzione della casa da gioco sanremese. Nel 1902, però, anche Ferret stava per fallire per mancanza di finanziamenti quando intervenne provvidenzialmente l’ex sindaco Bartolomeo Asquasciati, titolare della Asquasciati Frères English Bank, che elargì all’imprenditore francese un finanziamento di 1.200.000 lire per la prosecuzione dei lavori.

Il 5 novembre 1903 venne quindi firmato ufficialmente il contratto per la costruzione e l’esercizio del Casinò tra il sindaco Mombello e lo stesso Ferret, che si impegnava ad erigere a suo rischio e pericolo sul terreno comunale del giardino Maria Vittoria un casinò, che avrebbe dovuto comprendere una sala per spettacoli con circa seicentoventicinque posti a sedere, un giardino d’inverno, una sala delle feste, un salone da conversazione, un salone di lettura e corrispondenza, un circolo con annessa sala da gioco, un ristorante e un caffè con tutti i relativi servizi. L’impresario francese si impegnava inoltre per contratto a terminare tutti i suddetti lavori entro il termine massimo di sedici mesi dalla data di accettazione dell’atto da parte dell’Amministrazione comunale.

Per quanto concerneva invece il periodo di esercizio del Casinò, venne stabilito che esso sarebbe durato dal 15 dicembre al 15 aprile di ogni anno, nel corso del quale si sarebbero tenuti dei concerti nel pomeriggio o alla sera e delle rappresentazioni teatrali in numero non minore di tre per settimana. Il contratto fissò inoltre in trent’anni la durata della concessione a partire dall’apertura della nuova casa da gioco. L’atto, redatto dal notaio di Perinaldo Mario Raimondo, venne ratificato dal prefetto di Porto Maurizio De Rossi il 16 aprile 1904. Il contratto del 1903 venne infine perfezionato da una successiva Convenzione addizionale, siglata il 17 giugno 1904 tra il Comune di Sanremo e Ferret, intesa a chiarire alcune questioni sorte nel frattempo tra l’Amministrazione comunale e l’impresario francese in merito alla gestione finanziaria del nuovo Casinò.

Portati a termine i lavori di costruzione, la casa da gioco sanremese venne quindi ufficialmente inaugurata il 14 gennaio 1905 con una festa posta sotto l’alto patronato del prefetto di Porto Maurizio e del sottoprefetto di Sanremo a profitto degli istituti di beneficenza della città, seguita da un concerto di musica classica diretto dal maestro Giannini. All’architetto Ferret, che gestì il Casinò per due anni e tredici giorni, subentrò nel gennaio 1907 Augusto Lurati, che avrebbe retto la casa da gioco sanremese fino al settembre 1919″.

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