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Rivieracqua, il “colosso dai piedi d’argilla” chiude il 2017 con 6 milioni di indebitamento netto foto

Operazione trasparenza del Cda: "Abbiamo messo al sicuro la società. Solo l'ingresso di Amaie però può salvarla dal fallimento"

Sanremo. A che punto è la complicata vicenda di Rivieracqua? Lo hanno voluto spiegare direttamente questa mattina Gian Alberto Mangiante e Sara Rodi, presidente e consigliera di amministrazione del consorzio pubblico che gestisce una buona parte del servizio idrico integrato della provincia di Imperia.

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“Un aspetto fondamentale è stata l’approvazione del bilancio al 30 dicembre 2017, per la quale si è resa necessaria la ricostruzione integrale di tutti i rapporti con i Comuni soci a partire dal 2012″, ha spiegato Mangiante durante la conferenza stampa che si è tenuta questa mattina nella sede sanremese.

“Un lavoro di rivisitazione di tutti i rapporti contrattuali e finanziari, al fine di andare ad individuare i relativi saldi alla data del 31 dicembre 2017″.

“Con la collega Sara Rodi ci siamo letti tutti i verbali dell’assemblea dei soci e dei precedenti Cda, tutte le convenzioni e i contratti, per verificare quale ricaduta contabile questi avrebbero avuto sui bilanci”.

Il documento che sarà illustrato ai Sindaci e portato in votazione nell’Assemblea (ex Ato idrico) convocata il 25 luglio, registra un indebitamento netto della società pubblica in house di circa 6 milioni di euro.

“Il bilancio chiarisce definitivamente il percorso storico che si è verificato – continua il presidente del consiglio di amministrazine – e costituisce la base per andare ad innestare lo sviluppo futuro della società”.

Sviluppo futuro che sostanzialmente si basa sull’approvazione del concordato preventivo in continuità proposto con un’istanza depositata la settimana scorsa al tribunale di Imperia e che attende di essere affidata ad un giudice.

“Da questo momento sono in essere le cosiddette misure protettive che consentono a Rivieracqua di non essere oggetto di continue e costanti pignoramenti da parte dei creditori, che non solo limitano ma impediscono lo svolgimento dell’azione ordinaria, ovvero delle manutenzioni”.

“Tutte le azioni giudiziarie – prosegue sempre Mangiante – ci hanno impedito di impiegare la dovuta cura nelle manutenzioni in previsione dell’avvio della stagione balneare”.

“Con la presentazione del concordato siamo però finalmente nella condizione di poter programmare, istantaneamente, gli affidamenti diretti o gli appalti per i lavori urgenti”.

Il concordato in bianco proposto dall’azienda pubblica mette tutti i creditori sullo stesso piano, evitando la corsa al pignoramento dei conti correnti. Ora il Cda ha 120 giorni, prorogabili di altri 60, per depositare un completo piano di salvataggio.

Il consorzio idrico che riunisce una quarantina di Comuni della provincia di Imperia potrà pagare le aziende che vantano un credito solo se facendo diversamente Rivieracqua ne avrebbe un ‘grave pregiudizio’.

Ergo, gli stimati 4/5 milioni che il gestore unico deve riconoscere, per lavori già fatti (tre solo per il “tubone” che collega la depurazione tra Diano e Andora), alle ditte incaricate, verranno pagati di volta in volta su indicazione del giudice, in modo tale da non soddisfare uno a scapito degli altri. L’anticipo del dovuto è tuttavia possibile solo se saldare una fattura si rende necessario per evitare ulteriori danni a Rivieracqua.

Per i nuovi appaltatori, invece, tutto rientra nella norma.

Milioni e intricati problemi giudiziari e legali ai quali il nuovo Cda – subentrato sulle macerie di quelli precedenti, investiti delle inchieste della Procura – sta cercando di far fronte guidando una struttura “colossale con i piedi di argilla”, come la definisce il presidente Mangiante.

Basti pensare che il valore della produzione di Rivieraqua si aggira intorno ai 12 milioni e il numero dei dipendenti propri (esclusi quelli in distacco dalle altre partecipate pubbliche) è nell’ordine della decina. La bollettazione è ancora frammentata tra Comuni e società, e per arrivare alla gestione unitaria devono essere trovati una ventina di milioni per liquidare i soci privati di Amat (Imperia), Aiga (Ventimiglia) e 2i Rete e Gas (Val Verbone).

Cacciato definitivamente lo spettro del fallimento quindi? “Se il concordato va in porto e si concretizza l’ingresso di Amaie e Secom nella compagine sociale, allora potremmo sperare che sia così”.

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