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La ripresa del mercato marittimo e le “rotte” di un ambasciatore della nautica ligure nel mondo

Intervista ad Andrea Razeto, managing director della F.lli Razeto e Casareto e neo-presidente dell'International Council of Marine Industry Associations

Liguria. Dopo la “grande crisi” e il crollo di fatturati del periodo 2008-2012, l’industria nautica italiana è tornata a crescere. Nel 2017 il settore ha visto salire ricavi (+12%) e valore della produzione (+8,7%), allo stesso modo della domanda interna che, pur restando dietro il peso dell’export, ha mostrato segnali di ripresa (+36%). In generale, il mercato nazionale si è risollevato toccando soglie che nel 2018 sono destinate ad aumentare ancora.

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A rischiarare l’orizzonte, diversi fattori, tra cui il consolidamento della leadership mondiale dell’Italia in tre segmenti trainanti della cantieristica (tecnologia elettronica e accessori, produzione di gommoni e barche oltre i 24 metri) e l’introduzione lo scorso febbraio del nuovo codice della nautica che ha reso più attraente il tricolore determinando un ritorno significativo delle imbarcazioni, soprattutto nei porti della Liguria che stanno godendo anche delle recenti e poco illuminate politiche adottate dalla Francia.

 Si sta inoltre lavorando per aprire nuovi mercati esteri, molte aziende sono diventate più dinamiche e altre hanno raggiunto traguardi storici.

Come la F.lli Razeto e Casareto che fondata nel 1919 a Sori, nel genovese, si appresta a festeggiare il centenario dalla nascita. Un’eccellenza della nautica “made in Liguria” (il suo campo sono le maniglie per imbarcazioni, ieri prodotti immancabili su tutti i grandi transatlantici del dopoguerra, oggi sulle più importanti barche da diporto) e della nautica “made in Liguria” il suo managing director è ambasciatore nel mondo.

Imprenditore del mare per tradizione familiare e già vice presidente di Ucina Confindustria Nautica, a giugno di quest’anno Andrea Razeto, un sanremese d’adozione, è stato eletto per il biennio 2018-2020 presidente di Icomia: l’associazione che dal 1965 riunisce le 40 maggiori federazioni nautiche del mondo con la missione di costituire una voce unica dell’industria marittima internazionale. Una nomina che, come racconta nella video-intervista in apertura di articolo, considera un «motivo di orgoglio ma anche una grandissima sfida e responsabilità».

Perché essere alla guida dell’International Council of Marine Industry Associations significa «riconoscere il ruolo strategico dell’industria nautica italiana nel mercato globale: Icomia agisce a livello internazionale per stimolare la crescita della nautica e diffondere la cultura del mare, renderla più fruibile così da apportare benefici all’intero sistema produttivo. I suoi strumenti sono il dialogo costante con le autorità e gli organismi internazionali, l’organizzazione di fiere e saloni per avvicinare il grande pubblico, l’impegno nel stimolare la costituzione di nuove associazioni».

«Oggi – sottolinea Razeto - l’industria nautica italiana sta godendo di un buon stato di salute, si registra un’inversione di tendenza rispetto a qualche anno fa con una crescita a due cifre. Al riguardo, una delle mie missioni, sia imprenditoriali che associative, è contribuire a questo benessere ritrovato puntando a nuovi approdi stranieri. Sono appena tornato da un viaggio in Cina che insieme al Brasile è uno dei paesi in cui la nautica si sta sviluppando. In particolare, in Oriente le strutture ci sono e il Governo sta mostrando un’apertura in questa direzione. Purtroppo ci sono ancora delle difficoltà, il settore del diporto è a livello embrionale e il sistema normativo è complesso, non c’è armonia fra le regole e, addirittura, difficile è ottenere una licenza di navigazione. I rapporti con la Cina si stanno però intensificando e anche se la rotta sarà molto lunga, l’espansione in questo e altri mercati internazionali sarà il nostro nuovo porto per continuare a crescere». Insieme, del resto, alla corretta applicazione del nuovo codice della nautica.

«Infatti – prosegue l’imprenditore del mare -, tornando a guardare verso il mercato nazionale, questo strumento rappresenta un grandissimo risultato che semplifica l’ingarbugliato sistema normativo che governa il settore. La sua introduzione renderà più conveniente avere la bandiera italiana, stimolerà le imbarcazioni straniere a stare di più nei nostri porti. Applicandolo nel modo migliore, il comparto godrà complessivamente di importanti risultati. La nautica è il primo moltiplicatore dell’economia del mare. Basti solo pensare che un impiegato di barca ne porta sette sul territorio e l’indotto generale è in rapporto di 1 euro a 5. Adottando bene il codice, tutto il mercato nautico italiano avrà grandi benefici, anche la Liguria che diventerà ancora più attrattiva. Ovviamente istituzioni, imprese e ogni realtà della filiera, quali quelle turistico-ricettive, devono dialogare fra di loro, e sforzarsi di essere più accoglienti».

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